“La ruota gira”

“Prima o poi la ruota gira”

“Vedrete quando gira la ruota”

Penso che abbiate o pensato o sentito almeno una volta nella vita una frase del genere, io nella mia vita l’ho sia pensata, che tanto spesso ascoltata. Ma andiamo con ordine, facciamo tanti passi indietro, partiamo dalla fine.

# L’origine della dipendenza

Quando una persona soffre di una dipendenza, di qualche tipo, non può più vivere a lungo senza una certa “dose” di una certa “cosa”. L’esempio tipico è la droga, una qualunque, ma dipendenze ce n’è di tutti i tipi. Tutte comunque alla fine diventano un problema chimico/biologico/psicologico, anche quelle in cui la “cosa” non è necessariamente materiale, non è necessariamente una sostanza. Questo anche per i meccanismi chimici che avvengono all’interno del nostro cervello nel momento in cui magari veniamo “premiati” da un risultato di qualche tipo.

Ma lasciando perdere il lato fisiologico della dipendenza, perché una persona va a dipendere da qualcosa? Beh perché entra in contatto con questa “cosa”, perché inizia ad avvicinarcisi e prova una volta, prova una seconda volta le sostanze si rilasciano, l’assuefazione incomincia, si diffonde. Andiamo ancora più indietro, perché però si entra in contatto con questa “cosa”?

Ci sono tanti motivi, lo sappiamo, ci sono le amicizie, c’è la curiosità, c’è la noia, ma c’è anche altro: la fuga. Ci si rifugia, ci si avvicina a qual”cosa” sperando possa o cambiare lo stato delle cose o allontanarci, anche solo fittiziamente da esso. Spesso questo qualcosa da cui fuggiamo è la vita, che per molte persone non è certamente una bella esperienza.

Vi invito a scendere nel rabbit hole sul tema, partendo da un vecchio e basilare esperimento  [https://en.m.wikipedia.org/wiki/Rat\_Park](https://en.m.wikipedia.org/wiki/Rat_Park)

# Una possibilità di riscatto

Non è solo una fuga fine a sé stessa però, spesso alcune dipendenze nascono cercando di rivalersi sulla vita stessa. Magari non le droghe fisiche, ma l’esempio più calzante in questo senso è il gioco d’azzardo e la ludopatia più in generale.

Almeno il pensiero, di svoltare la vita con un biglietto vincente, un numero fortunato, anche solo il “cosa farei se succedesse” vi sarà capitato.. l’avrete letto su reddit il repost “se domani vi svegliaste con un milione di dollari, cosa fareste?”. Quest’idea della sculata, della botta di fortuna è insita in noi, per tanti motivi. Intanto perché la vita è già di base basata sulla fortuna. Ci vuole fortuna in tutto, le proprie capacità servono ad alzare le percentuali, ma alla fine della fiera è comunque un tiro di dadi, purtroppo aggiungerei, soprattutto perché il merito, lo sforzo non è detto che sia riconosciuto o che sia accettato o apprezzato, soprattutto se non conforme ai dettami della società specifica in cui viene effettuato.

Esempio tipico 1: te fai il volontario, aiuti le persone, ti sbatti per gli altri, ma non ti torna niente (e ti dicono pure che non devi aspettarti niente, che se vuoi davvero fare del bene non devi volere nulla indietro, altrimenti sei ipocrita. Che è un ottimo meccanismo per annullare qualsiasi rimostranza).

Esempio tipico 2: te piace la musica classica, ma non va più, te la puoi ascoltare da solo, difficile andare ad un concerto con gli amici se a loro non interessa. Che ci puoi fare sei fatto/a così, ti piace quella musica e in questo secolo non è di moda.

Esempio tipico 3: vuoi metter su famiglia, ti serve una casa, ma il tuo settore lavorativo fa acqua da tutte le parti. Eh ti puoi attaccare.

Insomma se ne può parlare a tanti livelli, ma in maniera bene o male implicita sappiamo bene che la vita è rng based. Quindi alla fine prendere parte a questa pantomima del gioco d’azzardo non è così assurdo. Tirare i dadi una volta di più, che sarà mai? Magari mi va bene e “gliela faccio vedere”. Perché io lo vedo, soprattutto nelle persone non ancora dipendenti, questo bisogno, questa voglia di rivalsa, voglia di rivalsa che magari uno potrebbe dire, ma impegnati e vai a lavorare, MA abbiamo appena detto che non funziona così, che non è scontato che l’impegno dia dei risultati.
(Non vi è mai capitato di studiare per settimane, giorno e notte per un esame e o bocciarlo o passarlo con un voto che non riflettesse minimamente la vostra preparazione? Chiamiamolo esempio 4 và)

E una volta che inizi a tirare i dadi poi lì ci son tutti i trucchetti per tenerti e le sostanze nel cervello si rilasciano e sei stato catturato..

# Il ruolo dei media

Quando si vince il superenalotto non c’è il puntuale articolo di giornale, nonché servizio al tg? Vogliamo parlare della lotteria Italia? Vogliamo parlare dei giochetti su chiamata che fanno verso l’ora di pranzo? Vogliamo parlare di roba come affari tuoi? Non prendiamoci in giro, c’è un culto della fortuna, della sorte, c’è una messa in mostra di questo fenomeno, con milioni di italiani che guardano, che si immedesimano, che assaporano l’idea della ribalta, della svolta, che vedono persone vincere e pensano “potrei essere io”. Troviamo il pescare in questa mentalità anche moltissime pubblicità specialmente quelle di automobili, che presentano sempre questa illusione o di libertà, o di scelta o di controllo sulla propria vita e sulla sua direzione. Qua forse il termine svolta ci sta tutto per davvero..

Questo è un problema, questo è un enorme problema perché così facendo non ci si rende conto del problema più grave: perché non mi torna niente dalla vita se io do tanto? Problema che merita di essere affrontato, ma non oggi, anche perché sul concetto di merito (che, chiariamolo, non è quello utilizzato nel nuovo nome del ministero dell’istruzione e del merito (questa è una porcata), giacché qui si intende merito come “eccellenza competitiva nella società attuale e capitalista”, quindi in sunto, la macchina più performante) ci si dovrebbe tornare e io personalmente sto lavorando ad un qualcosa di più sistemato di un post su reddit.

Però è importante capire non solo che c’è un quasi indottrinamento al culto della fortuna da parte dei media, che per altro è pure inconsapevole, spero, nasce semplicemente dal fatto che la fortuna fa audience, ma che c’è un motivo umano più profondo dietro, quasi un pescare nella speranza delle persone.

# Gira la ruota

E che la ruota giri è proprio la speranza con cui tante persone si addormentano per l’ultima volta, senza che la ruota si sia mai mossa. Perché la verità è che la garanzia che la ruota giri non c’è ed anzi, soprattutto nella società in cui siamo, peggio ti va e peggio ti andrà, soprattutto portando avanti un tutti contro tutti e si salvi chi può.

Questa è solo una speranza, che le persone si portano dentro, sognando un riscatto, sognando un minimo di giustizia, giustizia che forse un giorno dovremmo iniziare a restituire agli altri. Riconoscere il merito non convenzionale, praticare la gratitudine, restituire e ricambiare il favore, comprendere il valore degli altri e degli ultimi. Non è facile, non lo è soprattutto nel mondo attuale, ma questo mondo cambierà e non lo dico perché spero cambino le cose, lo dico perché le faremo cambiare noi, le cose. Sia nel grande, che nel piccolo e a tal proposito vi invito a non cadere nel dolce pensiero della ruota che gira, pensando invece a farla girare, per voi stessi e per gli altri che possono essere aiutati.

In questo modo forse avremo un po’ meno dipendenze, anche perché sia chiaro se il meccanismo funziona perfettamente col gioco d’azzardo nudo e crudo, non è l’unica istanza, se la ruota non gira magari uno scappa, magari si droga di altro.

Inoltre la ludopatia viene anche in altre forme e se non è ludopatia è comunque escapismo. Banalmente social e in generale il mondo online hanno questo ruolo di rifugio (più o meno) sicuro in cui essere se stessi e magari trovare una nicchia dove essere accettati, oppure vedere riconosciuti i propri meriti e i propri sforzi in altri contesti, magari con regole che, diversamente da quando siamo nati, abbiamo consapevolmente scelto di seguire, regole per le quali abbiamo avuto la possibilità di scegliere se sottostarvi, oppure no.

Sia chiaro, questa non è una condanna, non agli individui, solo al sistema, anche perché poi che ho da condannare, che io in primis ho le mie di dipendenze..

E niente, questo è quanto, a presto, a molto presto..

by AkagamiBarto

16 comments
  1. Non ho letto perché è troppo lungo ma sei sicuramente un grande 👍

  2. Molto interessante.

    Salvo il post perché avrei qualche contributo alla discussione, da elaborare con meno fretta di quella che ho adesso.

  3. *L’origine della dipendenza.* Condivido

    *Una possibilità di riscatto.* Credo che se una persona pensa di affidarsi alla fortuna per migliorare la propria condizione sia semplicemente stupido, ma non infilo il dito nella piaga dandogli la colpa di essere stupido. Questa è una questione che mi pongo spesso: che responsabilità ho nei confronti dei più deboli (stupidi)? Cosa posso fare e cosa moralmente è giusto fare? Per ora non lo so

    *Il ruolo dei media.* I media dovrebbero semplicemente mostrare lo stato di fatto delle cose, personalmente fanno l’effetto contrario: più vedo le cose brutte che ci sono nel mondo e più sono felice della mia modesta situazione.

    *Gira la ruota.* Una delle frasi che mi porto dietro come mantra è che chi vive sperando muore cagando. Saluti.

  4. Io so solo che il 98% dei giocatori d’azzardo si ferma prima di fare una grande vincita, vuoi davvero essere te quello stolto?

  5. Riassunto da Universal Summarizer (OP non me ne voglia):

    Il passaggio discute le origini della dipendenza e come le persone spesso si rivolgono a comportamenti dipendenti come mezzo di fuga o ricerca di redenzione da difficili circostanze di vita. Si osserva che le persone spesso sentono che il loro duro lavoro e i loro meriti non vengono ricompensati dalla società. I media sono visti come che glorificano l’idea che il caso e la fortuna possano cambiare la fortuna della vita di qualcuno, alimentando le speranze delle persone che “la ruota girerà” a loro favore attraverso il gioco d’azzardo o le lotterie. Tuttavia, il passaggio sostiene che il vero cambiamento viene dal prendere noi stessi l’iniziativa per aiutare gli altri e creare un mondo più giusto, anziché aspettare passivamente che la fortuna o il caso intervengano. Un punto interessante è come la tecnologia moderna e le comunità online possano fornire sostituti per la dipendenza e spazi di accettazione.

  6. Nella parte finale scommettevo in una soluzione ma non ho vinto.

    Interessante argomento.

    Però vanno condannate eccome le persone che contribuiscono a invogliare, a cadere in tentazione, che lubrificano le ruote in ballo. Non succederà, quel pubblico non vuole uscirne.

  7. Mmm io sinceramente devo dire che da quando ho annullato completamente le aspettative dopo un periodo di depressione dove mi sentivo uno sconfitto, dove pensavo “prima o poi la ruota gira”, ebbene, da quando ho smesso di pensare alla ruota che gira ed ho iniziato ad agire, ad essere consapevole di me stesso, allora si che la ruota è girata. La fortuna si può anche creare. Sono le aspettative che fottono.

  8. Da qualche mese ho fatto l’autoesclusione dal gioco d’azzardo e smesso con le canne (quotidianamente negli ultimi 15 anni circa).
    Non é che la vita si svolta se togli le dipendenze, semplicemente ne cerchi altre. Ora la mia gioia quotidiana é la birra dopo lavoro, la cena al ristorante e il sesso con la mia ragazza, prima era la canna appena tornato a casa o i 50 euro su lottomatica. Credo sia naturale cercare cose che ci diano dopamina (o serotonina o quello che è, avete capito), credo che la scelta saggia sia peró scegliere quelle meno dannose per noi, gli altri e i rapporti.

  9. Datevi da fare e non aspettare che le cose vi cadano adosso. È questa la sostanza del thread?

  10. Posto che il caso ed il caos sono le mie divinità preferite ed erigerei altari a loro se solo non portasse una sfiga tremenda.

    Parlando con un amico che lavora al sert mi ha detto una cosa che ho trovato interessante (la faccio semplice e non so se ho capito benissimo ma comunque interessante). Mi diceva che la dipendenza non sta tanto nelle “cose” (sostanze, azzardo, ecc.) ma nelle cosiddette “personalità dipendenti”. Se togli la “cosa” e non risolvi la personalità risolvi poco.

  11. E se alla prossima giocata vincessi un fantazziliardo? Può succedere o non succedere, è un 50/50.

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