
Il fenomeno del Great Awokening che sta avendo grande successo in America potrebbe arrivare anche in Italia? Quali sono i suoi rischi per la cultura universitaria statunitense? Una franca discussione con Mario del Giudice

Il fenomeno del Great Awokening che sta avendo grande successo in America potrebbe arrivare anche in Italia? Quali sono i suoi rischi per la cultura universitaria statunitense? Una franca discussione con Mario del Giudice
10 comments
In questo articolo Mario del Giudice racconta aspetti e pericoli del Gerat Awokening nelle università USA.
Voi cosa ne pensate? È possibile che qualcosa del genere possa arrivare anche da noi?
[deleted]
Penso che arriverà perché all’Italia piace seguire l’America con 10 anni di ritardo. Ma a noi arriverà una parodia di quella che è già di suo una parodia dei movimenti sociali.
Oltre che citare il sentimento anti-idpol (/r/StupidpolEurope), non posso che fare a meno di evidenziare come la discriminazione che esiste di là non è la stessa che esiste di qua, e che strafogarsi di cultura americana non fa bene a nessuno e non ci aiuta a comprendere davvero le cause di queste tensioni che sono nate in un contesto molto diverso da quello nostrano.
Se vogliamo parlare nello specifico del movimento, beh che dire. È un movimento divisivo, tanto per cambiare; ha delle buone intenzioni, ma è ingenuo: si riduce ad insulti ed attacchi personali, ramificandosi nella cosiddetta “cancel culture”; ignora la lotta di classe, unica vera costante della condizione umana, e la sostituisce con un caleidoscopio di stronzate su cui non andare d’accordo. Molto conveniente per chi invece la lotta di classe la sta già vincendo, che può permettersi anche di autoproclamarsi paladino della giustizia e dell’inclusione.
Un articolo che potrebbe essere stato scritto su Libero o il Giornale, per capirci sul punto di vista.
Dove politicamente corretto = dico una cosa che molti trovano offensivo, perdo la cattedra, gli altri sono cattivi, io non posso più dire nulla.
Vedasi il classico [xkcd](https://xkcd.com/1357/).
Che poi Fox News è la prima emittente di news, per dire.
> il politicamente corretto inietta nella cultura l’idea che le parole
siano letteralmente forme di violenza e oppressione, e quindi che le
idee “pericolose” giustifichino il ricorso alla censura e alla violenza.
Violenza? Secondo chi? Non penso proprio che la maggior parte del movimento progressista sia a favore della violenza per contrastare un linguaggio.
> L’idea centrale è che la società sia organizzata secondo una matrice più o meno invisibile di pregiudizi e privilegi (lungo molteplici assi di razza, sesso, identità di genere, orientamento sessuale, disabilità…) che si intersecano e rinforzano tra loro: la famosa “intersezionalità”. Questo crea dei sistemi di oppressione che si auto-perpetuano, operando per lo più a livello implicito e inconscio, e producono disparità tra gruppi e categorie sociali.
Sì, in effetti questo mi torna, c’è qualcosa di male?
In generale sicuramente c’è un bilanciamento da trovare, in alcuni casi si esagera o si ha paura di dire un no, ma la situazione è descritta come se fosse una DITTATURA, quando i “woke” non sono assolutamente un unico movimento coeso.
Tra i passaggi salienti come non citare “Da studente, mi aveva stupito e turbato il fatto che, in tutta l’accademia italiana, solo dodici professori (più o meno uno su cento) avessero rifiutato di giurare fedeltà al fascismo nel 1931. Adesso mi sembra del tutto ovvio, purtroppo”
Insomma, tutta l’intervista mi sembra un po’ scentrata. Non voglio dire che sia tutto rose e fiori nel mondo accademico statunitense, ma qualcuno che dice “C’è letteralmente il fascismo” mi sembra un filino esagerato.
Non so quanto c’entri con il discorso… ma penso ad un fenomeno che sto osservando molto negli ultimi anni.
Mio padre è dirigente scolastico in pensione, e molto spesso da supporto e consulenza a suoi colleghi per aiutarli a gestire situazioni problematiche.
Un sacco di insegnanti/dirigenti scolastici/figure pubbliche nel mondo dell’istruzione si sputtanano da soli scrivendo cose alquanto raccapriccianti, con nome e cognome, sui loro profili social. Causando non pochi incidenti diplomatici.
Quando dico raccapriccianti, non dico i classici meltdown meme da Twitter per piccole cose amplificate dai media di scarso valore di turno… intendo dire cose come:
* dagli contro gli omosessuali (usando termini molto irripetibili);
* dagli contro gli immigrati (usando termini irripetibili);
* dagli contro figura politica di turno (usando termini irripetibili);
* negazionismo forte dell’olocausto;
* i vaccini di adesso sono il nuovo olocausto;
* incitazioni a delinquere di sorta;
* incitazioni illegali e illecite di sorta;
Si manifesta quindi una costante e fortissima dissociazione cognitiva tra la differenza nell’avere diritto di avere opinioni di merda e raccapriccianti con la possibilità di manifestare tali opinioni **pubblicamente e in forma scritta, mentre si ricopre una carica istituzionale significativa, usando termini indecorosi**, senza aspettarsi che questa cosa abbia conseguenze dirette sulla propria carriera professionale.
Se da un lato c’è una maggiore sensibilità sull’importanza di quello che uno dice e in che contesto, da un altro lato c’è anche una costante incomprensione sulle conseguenze di un post pubblico su internet scritto con nome e cognome e numero di telefono.
Non sono d’accordo, ma rispetto la sua opinione.
Ho avuto però l’impressione che non rispetterebbe per niente la mia, dato che probabilmente la riterrebbe solo frutto di “indottrinamento” e non di libero pensiero.
Comunque, in particolare ciò che mi ha lasciato più perplessa, è il suo accostare questo “movimento”, se poi davvero si possa così definire quel che è più un fenomeno e che è in realtà molto vario, perfino al fascismo, paragonando i professori che non si ribellarono a Mussolini ai professori che non si ribellano alla wokeness nelle università… Il paragone mi sembra giusto un po’ azzardato (personalmente lo trovo anche di cattivo gusto).
Un’idea in particolare su cui non concordo, è che la ricerca scientifica abbia il dovere di essere politicamente neutrale… Mi sembra una prospettiva piuttosto ingenua, soprattutto da parte di un ricercatore. Gli scienziati non sono automi, in quanto esseri umani hanno dei loro valori e dubito che siano in grado, consciamente o meno, di tenerli fuori dal loro ambito di studio.
E sì, l’ambito accademico può e ha nel passato permesso e giustificato il perpetuare dello status quo, non capisco perché la faccia passare per un’idea bislacca e irrealistica.
È poi piuttosto banale che ad esempio di questo porti “l’indrottrinamento politico dei bambini nelle scuole”… Da esterna, la “critical race theory” tanto osteggiata dai conservatori americani a me sembra più un caprio espiatorio, tanto più che nella maggior parte dei casi si riferisce semplicemente all’idea di insegnare una storia che presenti più punti di vista (ovviamente accreditati), invece che uno solo. È alla stregua della critica di insegnare “ideologia gender” nelle scuole italiane (salvo poi, di fronte alla domanda su a che cosa si riferiscano, non ricevere risposta…).
Liberissimo di esprimere la sua opinione, ma rimarrò convinta che questa ribellione alla dittatura del politicamente corretto sia in molti casi solo un modo per screditare le idee politiche o i valori altrui senza entrare nel merito (che paradossalmente è proprio quello che loro accusano i woke di fare).
I woke sono uno strumento della classe dominante per epurare chi mette in dubbio lo status quo, senza prendersi la responsabilità di farlo in maniera diretta. Il paragone con il primo fascismo non è nemmeno così sbagliato, solo che almeno al tempo avevano l’onestà di usare un manganello.
Comunistata
Un articolo che parla di nulla, con espressioni fatte di nulla, con qualche frammento di discorsi a cazzo tipo “la *critical race theory* sta venendo introdotta nelle scuole pubbliche e si cerca di lottarci contro”, che però è come dire che nelle scuole pubbliche italiane si insegna la filologia italiana, perché all’atto pratico ogni tentativo di “togliere dal curriculum la *critical race theory*” si è ridotto a “non parliamo di come ci sia autofabbricati un’etnia malintegrata che sennò il fantasma di Lee piange”.
​
>Da studente, mi aveva stupito e turbato il fatto che, in tutta l’accademia italiana, solo dodici professori (più o meno uno su cento) avessero rifiutato di giurare fedeltà al fascismo nel 1931. Adesso mi sembra del tutto ovvio, purtroppo.
Mi sembra evidente che al resto delle lezioni di Storia dormiva, perché non c’è nessun obbligo statale di aderire. Se vuole continuare la sua lotta, si unisca alla Prager University o alle settordicimila università minori in giro per gli Stati Uniti.
Per quanto riguarda l’Italia ci arriverà, ma poi finirà adattata alle esigenze nazionali.