L’auto elettrica sta, pian piano, cambiando il mondo dell’auto.
Lo fa soprattutto in oriente dove, in Cina, è il 40% del mercato. Ovvio che le aziende cinesi ( pure o in JV con occidentali, VAG soprattutto) siano all’avanguardia sia nella tecnologia che nell’organizzazione del processo produttivo.
L’Europa invece va piano, 14 % del mercato (5 % Italia) e prova a seguire le politiche USA di mettere barriere doganali, che però sono un’arma a doppio taglio perché le aziende europee sono molto presenti in Cina e una contromossa contraria le danneggerebbe e perché i produttori cinesi stanno muovendosi non solo per importare auto ma anche per produrle/montarle qui.
Questa ultima mossa darebbe una mano ad aree come quella torinese, dove il disimpegno Stellantis sta portando alla chiusura di vari siti con 3k posti di lavoro a rischio. È proprio Stellantis ha annunciato di voler produrre un auto elettrica cinese a Mirafiori.
Preferisco l’approccio statunitense, meglio avere a che fare il meno possibile con la Cina che non è poi tanto diversa dalla Russia. Le Case europee che hanno deciso di invischiarsi in delle joint venture con produttori cinesi sapevano a cosa andavano incontro.
Se proprio vogliamo che qualche produttore straniero apra degli stabilimenti qui in Italia c’è solo l’imbarazzo della scelta, i cinesi dovrebbero essere l’ultima spiaggia.
Qui bisogna fare una scelta: lo vogliamo il libero mercato e la globalizzazione? Se si, mettere barriere doganali è contro produttivo, al massimo ci sta mettere dazi e divieti nei confronti della roba che arriva dallo Xinjiang, se invece il libero mercato non lo vogliamo, chiudiamo il mercato mettendo barriere doganali, ma poi non stupiamoci se gli altri fanno lo stesso con noi, non è che loro sono obbligati a comprare la nostra roba
Mettere barriere doganali alla Cina non ci danneggerebbe e provocherebbe la stessa reazione da parte loro? Potremmo super-sovvenzionare le auto elettriche europee per fare concorrenza a quelle cinesi
> L’industria cinese sembra essere in grado, almeno in termini puramente economici, di schiacciare potenzialmente l’industria occidentale in moltissimi settori di attività. In particolare, appare imbattibile nelle attività legate alla transizione ecologica, dalle vetture, alle batterie, al software e ai materiali relativi, alle pale eoliche, ai pannelli fotovoltaici.
Ma che cazz?! Certo che è più competitiva l’industria cinese **in Cina**, con la manodopera cinese, il loro governo, le loro leggi. Facile così, vediamo in Europa come vanno.
> Il tentativo di risposta degli Stati Uniti di fronte a tale realtà appare quello di chiudersi sistematicamente al “nemico”, cercando di bloccare in tutti i modi e con tutte le forze la sua ascesa, trincerandosi dietro delle barriere protezionistiche, dopo aver cercato, dal dopoguerra in poi, di farle cadere in tutto il mondo.
Ma ci credo, ci sono i furti di proprietà intellettuale a danno degli Stati Uniti e non viceversa, e tutto quanto scritto sopra per l’Italia su come si “fa industria” in Cina
> trincerandosi dietro delle barriere protezionistiche, dopo aver cercato, dal dopoguerra in poi, di farle cadere in tutto il mondo.
E ci credo di nuovo! Gli Stati Uniti hanno portato la (Cina) la produzione perchè costava di meno, in Cina hanno usato le produzioni americane per prendere le capacità e costruire le stesse cosa da soli, con gli investimenti iniziali fatti dal CCP che ha tutti i vantaggi di vedere le industrie da loro stessi controllati crescere.
Articolo un po’ assurdo, ha una visione limitata agli ultimi 5/10 anni e solo industriale, senza tenere conto degli anni 90/00 e della parte della politica e della società.
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L’auto elettrica sta, pian piano, cambiando il mondo dell’auto.
Lo fa soprattutto in oriente dove, in Cina, è il 40% del mercato. Ovvio che le aziende cinesi ( pure o in JV con occidentali, VAG soprattutto) siano all’avanguardia sia nella tecnologia che nell’organizzazione del processo produttivo.
L’Europa invece va piano, 14 % del mercato (5 % Italia) e prova a seguire le politiche USA di mettere barriere doganali, che però sono un’arma a doppio taglio perché le aziende europee sono molto presenti in Cina e una contromossa contraria le danneggerebbe e perché i produttori cinesi stanno muovendosi non solo per importare auto ma anche per produrle/montarle qui.
Questa ultima mossa darebbe una mano ad aree come quella torinese, dove il disimpegno Stellantis sta portando alla chiusura di vari siti con 3k posti di lavoro a rischio. È proprio Stellantis ha annunciato di voler produrre un auto elettrica cinese a Mirafiori.
Preferisco l’approccio statunitense, meglio avere a che fare il meno possibile con la Cina che non è poi tanto diversa dalla Russia. Le Case europee che hanno deciso di invischiarsi in delle joint venture con produttori cinesi sapevano a cosa andavano incontro.
Se proprio vogliamo che qualche produttore straniero apra degli stabilimenti qui in Italia c’è solo l’imbarazzo della scelta, i cinesi dovrebbero essere l’ultima spiaggia.
Qui bisogna fare una scelta: lo vogliamo il libero mercato e la globalizzazione? Se si, mettere barriere doganali è contro produttivo, al massimo ci sta mettere dazi e divieti nei confronti della roba che arriva dallo Xinjiang, se invece il libero mercato non lo vogliamo, chiudiamo il mercato mettendo barriere doganali, ma poi non stupiamoci se gli altri fanno lo stesso con noi, non è che loro sono obbligati a comprare la nostra roba
Mettere barriere doganali alla Cina non ci danneggerebbe e provocherebbe la stessa reazione da parte loro? Potremmo super-sovvenzionare le auto elettriche europee per fare concorrenza a quelle cinesi
> L’industria cinese sembra essere in grado, almeno in termini puramente economici, di schiacciare potenzialmente l’industria occidentale in moltissimi settori di attività. In particolare, appare imbattibile nelle attività legate alla transizione ecologica, dalle vetture, alle batterie, al software e ai materiali relativi, alle pale eoliche, ai pannelli fotovoltaici.
Ma che cazz?! Certo che è più competitiva l’industria cinese **in Cina**, con la manodopera cinese, il loro governo, le loro leggi. Facile così, vediamo in Europa come vanno.
> Il tentativo di risposta degli Stati Uniti di fronte a tale realtà appare quello di chiudersi sistematicamente al “nemico”, cercando di bloccare in tutti i modi e con tutte le forze la sua ascesa, trincerandosi dietro delle barriere protezionistiche, dopo aver cercato, dal dopoguerra in poi, di farle cadere in tutto il mondo.
Ma ci credo, ci sono i furti di proprietà intellettuale a danno degli Stati Uniti e non viceversa, e tutto quanto scritto sopra per l’Italia su come si “fa industria” in Cina
> trincerandosi dietro delle barriere protezionistiche, dopo aver cercato, dal dopoguerra in poi, di farle cadere in tutto il mondo.
E ci credo di nuovo! Gli Stati Uniti hanno portato la (Cina) la produzione perchè costava di meno, in Cina hanno usato le produzioni americane per prendere le capacità e costruire le stesse cosa da soli, con gli investimenti iniziali fatti dal CCP che ha tutti i vantaggi di vedere le industrie da loro stessi controllati crescere.
Articolo un po’ assurdo, ha una visione limitata agli ultimi 5/10 anni e solo industriale, senza tenere conto degli anni 90/00 e della parte della politica e della società.