> Lo scopo è disincentivare la vendita e l’acquisto di abiti a basso costo e con un alto impatto sull’ambiente e sulle condizioni di vita dei lavoratori.
Voi che ne pensate? La motivazione mi sembra corretta, non riesco a capire come fanno a controllare quali aziende impattano o no sull’ambiente o sulla condizione dei loro lavoratori.
Il problema è che la persona media, se non vuole vestirsi sempre con gli stessi 4 vestiti, può permettersi praticamente solo fast fashion (alla fine quasi tutti i negozi accessibili sono catene più o meno classificabili come tali).
Non lo so, capisco il principio però mi pare una grossa ingerenza sul mercato e un rovesciare il problema sui consumatori. Se tutto il fast fashion sarà tassato, semplicemente si alzerà il prezzo medio della fascia bassa del mercato. Il fast fashion tassato costerà più di adesso ma comunque meno di capi di fascia più alta quindi saranno comunque l’opzione meno costosa. Magari diminuiranno un po’ i consumi, ma non so fino a che punto.
Dovrebbero piuttosto esserci delle regolamentazioni serie sulla gestione degli stock, delle spedizioni e dell’invenduto per evitare di avere negozi strapieni di roba che nessuno comprerà mai, ma viene prodotta, ordinata e messa lì perché i negozi vuoti sono “poco invitanti”.
Ennesima misura che caricherà ulteriori costi sui consumatori finali impoverendoli ancora di più.
Come se tutti potessimo permetterci di pagare 300€ un pantalone “ESG”.
Risultato finale già atteso: impoverire i consumatori finali, assieme alle EV nel 2035 e tasse e gabelle varie
Quindi a questo punto noi poveri dove dovremmo vestirci?
Prima il diritto all’ aborto in costituzione, poi questo…
Non ero abituato a queste ventate di progressismo.
Assolutamente favorevole.
La moda è una delle industrie più inquinanti del pianeta.
Naturalmente il criterio non deve essere il prezzo del capo, o addirittura il brand, ma come è prodotto, e come deve essere smaltito , che mi sembra sia quello che stanno facendo.
La storia che il fast fashion costi meno è relativamente falsa. Se guardiamo i macrodati di fatto spendiamo di più per gli abiti che in passato, e non solo per una questione di varietà.
Inoltre non è che la scelta è tra i 5 euro Shein e i 500 di Gucci , esiste tutto un mondo in mezzo di micro brand specializzati, ed esiste il vintage/second hand.
Segnalo questo sito[“Good on you”](https://goodonyou.eco) che valuta i brand in maniera indipendente.
Poi non è che uno se ha bisogno non può mai comprare una cosa da Zara, però l’abitudine all’acquisto continuo, a rifarsi il guardaroba ogni anno deve finire, non è sostenibile.
Mi pare giusto. Io per non inquinare compro solo capi di lana mongola lavorata nel nord Italia e comprata a Londra alla modica cifra di 5000€ per un paio di pantaloni. Se non potete permettervelo andate in giro in mutande.
10 comments
> Lo scopo è disincentivare la vendita e l’acquisto di abiti a basso costo e con un alto impatto sull’ambiente e sulle condizioni di vita dei lavoratori.
Voi che ne pensate? La motivazione mi sembra corretta, non riesco a capire come fanno a controllare quali aziende impattano o no sull’ambiente o sulla condizione dei loro lavoratori.
Il problema è che la persona media, se non vuole vestirsi sempre con gli stessi 4 vestiti, può permettersi praticamente solo fast fashion (alla fine quasi tutti i negozi accessibili sono catene più o meno classificabili come tali).
Non lo so, capisco il principio però mi pare una grossa ingerenza sul mercato e un rovesciare il problema sui consumatori. Se tutto il fast fashion sarà tassato, semplicemente si alzerà il prezzo medio della fascia bassa del mercato. Il fast fashion tassato costerà più di adesso ma comunque meno di capi di fascia più alta quindi saranno comunque l’opzione meno costosa. Magari diminuiranno un po’ i consumi, ma non so fino a che punto.
Dovrebbero piuttosto esserci delle regolamentazioni serie sulla gestione degli stock, delle spedizioni e dell’invenduto per evitare di avere negozi strapieni di roba che nessuno comprerà mai, ma viene prodotta, ordinata e messa lì perché i negozi vuoti sono “poco invitanti”.
Ennesima misura che caricherà ulteriori costi sui consumatori finali impoverendoli ancora di più.
Come se tutti potessimo permetterci di pagare 300€ un pantalone “ESG”.
Risultato finale già atteso: impoverire i consumatori finali, assieme alle EV nel 2035 e tasse e gabelle varie
https://preview.redd.it/ki4b9ztajhoc1.jpeg?width=1170&format=pjpg&auto=webp&s=64f6d877433e14fb7944247f6f9718f3d64c6431
Mi stavo preoccupando
Bravi. Dovremmo farlo tutti.
Quindi a questo punto noi poveri dove dovremmo vestirci?
Prima il diritto all’ aborto in costituzione, poi questo…
Non ero abituato a queste ventate di progressismo.
Assolutamente favorevole.
La moda è una delle industrie più inquinanti del pianeta.
Naturalmente il criterio non deve essere il prezzo del capo, o addirittura il brand, ma come è prodotto, e come deve essere smaltito , che mi sembra sia quello che stanno facendo.
La storia che il fast fashion costi meno è relativamente falsa. Se guardiamo i macrodati di fatto spendiamo di più per gli abiti che in passato, e non solo per una questione di varietà.
Inoltre non è che la scelta è tra i 5 euro Shein e i 500 di Gucci , esiste tutto un mondo in mezzo di micro brand specializzati, ed esiste il vintage/second hand.
Segnalo questo sito[“Good on you”](https://goodonyou.eco) che valuta i brand in maniera indipendente.
Poi non è che uno se ha bisogno non può mai comprare una cosa da Zara, però l’abitudine all’acquisto continuo, a rifarsi il guardaroba ogni anno deve finire, non è sostenibile.
Mi pare giusto. Io per non inquinare compro solo capi di lana mongola lavorata nel nord Italia e comprata a Londra alla modica cifra di 5000€ per un paio di pantaloni. Se non potete permettervelo andate in giro in mutande.