Ieri ho sentito parlare di DiMartedì. Di solito non seguo il programma (non guardo la TV), anche se ho familiarità con questo tipo di salotti televisivi. In particolar modo ieri ho sentito molte critiche riguardo a Francesca Donato (Lega) ospite del programma.

Non la conoscevo molto, anche se so che la Lega è da sempre gran fucina di “talenti” speciali, e per curiosità mi sono cercato un paio di puntate su youtube.

Orbene, in una puntata parlava (gridava) di [come le vitamine sconfiggano il Covid come alternativa ai vaccini](https://www.youtube.com/watch?v=wKaxt4WC0WM), in un’altra di come [non ci siano diseguaglianze in Italia](https://www.youtube.com/watch?v=H0eHY-j1Rsk), tanto per giustificare una flat tax.

Viste le premesse non ho avuto il coraggio di andare oltre tali esempi.

Ora, al di là delle simpatie politiche, come è possibile che tali personaggi siano invitati sulle poltroncine televisive a profferire panzane in prima visione? Come è possibile che non ci sia un’oggettiva selezione e analisi su ciò che è presentabile in TV. Davvero va bene tutto?

So che c’è bisogno che tutti possano esprimere le proprie opinioni e blablabla, non sto dicendo che certe idee vadano censurate. Ma però non possono passare senza alcun tipo di frizione anche dal conduttore. Certe panzane sono delle panzane, possibile che nessuno riesca a dirlo chiaramente?

So che non è niente di nuovo. Nemmeno io sono troppo sorpreso. Però mi domando come debba essere ripensato completamente il rapporto tv-spettatore. Se guardassi gli incontri televisivi di trenta anni fa il livello è completamente diverso, e anche gli spettatori erano abituati ad un certo tipo di qualità e rispettabilità da parte di programmi e conduttori. Oggi è il bancone del pesce.

Cosa ne pensate?

EDIT: dalla regia mi notificano che Francesca Donato non sia più parte della Lega, ma tengo comunque il riferimento nel testo, perché è comunque il brodo primordiale da cui nascono certe creature televisive

27 comments
  1. In questo caso c’è la tendenza dei talk ad invitare gli esponenti più controversi, per non dire altro, della parte politica avversa a quella che si sostiene per suscitare indignazione. Se il dibattito è civile e composto chi se lo guarda?

  2. Ed è per questo che ormai gli unici “talk” seri, che ascolto e che pago volentieri li trovo sul canale Twitch di Grieco

  3. E’ un tema di cui ha parlato molto Francesco Costa, nel podcast Morning.

    In estrema sintesi, quei personaggi sono scelti accuratamente perché divisivi, economici (fare un talk show costa poco, relativamente) e garantiscono discussione.

    Aggiungo io: e condivisione sui social, come sta avvenendo adesso.

    E’ una precisa scelta editoriale della rete che li ospita, “mascherata” dall’idea che sia necessario offrire un pluralismo, anche nei casi in cui è particolarmente dannoso.

    Peraltro LA7 aveva inizialmente risposto alla critica “come mai invitate sempre Francesca Donato” lasciando intendere che fosse la Lega a scegliere i parlamentari da ospitare in studio. Cosa successivamente ampiamente smentita.

    Ultima nota: Francesca Donato non fa più parte della Lega.

  4. Dopo questi ultimi 19 mesi di pandemia in cui i media hanno fatto le peggio schifezze non nego che se fossi Draghi farei una bella purga stile Stalin (senza gulag, semplicemente arresti e calci nel culo)

  5. I talk politici, ora come ora, sono presenti in ogni rete ed ogni giorno. Quindi, per evitare il frazionamento degli ascolti, ognuno di loro deve polarizzare le opinioni e dare voci a posizioni controverse per attrare più telespettatori possibili.

    Ormai chi vuole farsi un’idea strutturata e soprattutto propria può farlo liberamente attraverso altre fonti di informazione.
    Chi vede questi show, invece, vuole rafforzare quella che è la sua idea, che altro non è che l’idea che viene propinata da un quasiasi schiaramento e che per comodità viene recepita in toto e senza alcuna pregiudiziale o critica.

  6. >Ieri ho sentito parlare di DiMartedì. Di solito non seguo il programma

    >ho sentito molte critiche riguardo a Francesca Donato (Lega) ospite del programma. Lei non la conoscevo molto,

    >Viste le premesse non ho avuto il coraggio di andare oltre tali esempi

    Insomma sto post è la fiera delle opinioni per sentito dire.

  7. I talk show vogliono lo scontro, possibilmente con tanto sangue.

    A loro non interessa fare informazione, quella vera, ma solo dare l’impressione di farla.

    Come ha detto un altro utente qua su questo post ormai i dibattiti seri li si riesce ad ascoltare solo sul canale di Ivan Grieco e pochi altri

  8. Noto ahimè che il pubblico in studio sta lentamente tornando, mi è piaciuto l’ultimo anno e mezzo in cui quei poveri cristiani non dovevano applaudire ogni 5 parole.

  9. La mia interpretazione è che con la scusa di avere qualcuno che risponda il giornalista inviti il lunatico di turno che faccia il più caos possibile per timore che nessuno si interessi al contenuto.

  10. Potremmo fare questo sillogismo.

    – Nei vecchi media (stampa e TV) non ci stanno i soldi.

    – La qualità costa.

    – Nei vecchi media non c’è qualità.

    Approfondendo: fare un talk show non costa nulla, pochi autori, scenografia minima, pochissimi (se non nessuno) giornalisti sul campo, servizi ridotti all’osso se non assenti. Si prende (o si cerca di creare) l’agenda del giorno, si prende il conduttore che da la linea (di dx o di sx, progoverno o contro, ecc.) e che invita la sua cricca di amici opinionisti, si invitano i politici disposti a venire gratis e hai fatto il programma appoggiandoti per il resto (servizi e inviati) alla struttura che la rete paga comunque. Se va male cambi conduttore, sposti due pannelli di scenografia e riparti da capo. Qualunque altra cosa che potresti fare in TV (dalla fiction, al telegiornale, passando per l’inchiesta che costa uno sfracello, perfino un film per non parlare degli sport) costerebbe di più.

    Per quanto riguarda la scelta degli ospiti è presto fatta. Se fanno intrattenimento (leggasi: caciara) meglio. In più, se gli lasci dire più o meno quello che gli pare, vengono gratis (i 5 stelle hanno fatto scuola su quello).
    Al contrario se devi invitare gente seria, esperta nel suo campo, o la devi pagare o pretende che gli venga fornito un clima in cui possa esprimere qualcosa di sensato. Entrambe cose che la TV – per tempistiche, necessità di intrattenimento e budget – non può offrire (la stampa su questo almeno un pochino di salva ancora).

  11. Io mi interesso di storia e all’università ho avuto la fortuna di poter studiare la storia della televisione italiana. Mi son guardato diverse ore di programmi televisivi Rai dell’epoca bernabeiana, anni ’60.

    Ci son rimasto male. Un livello di discorso molto diverso da oggi. Migliore, ovviamente. Una tranquillità e pacatezza nei tempi televisivi distante anni luce da oggi. Si aveva la percezione che il programma fosse fatto davvero per portare un servizio all’ascoltatore, e non per ottenere share a tutti i costi.

    Sebbene la nostra professoressa ci abbia presentato la fine del monopolio Rai come una cosa in fin dei conti positiva, a guardare la TV di oggi mi viene il desiderio che il monopolio non fosse mai finito.

  12. > Però mi domando come debba essere ripensato completamente il rapporto tv-spettatore

    Ma esattamente CHI lo deve “ripensare”?

    Tutti lo ripensiamo ogni giorno da decenni, il problema è che non si può legiferare una cosa simile.

    Quindi esattamente cosa si può fare? E’ un serpente che si morde la coda, gli elettori sono stupidi, votano politici stupidi e quindi i media mostrano ciò che piace alla gente, la stupidità.

    Non se ne esce a breve.

  13. Se può stare in paramento può stare anche a DiMartedì.

    In questo caso l’ospitata televisiva è solo a valle del problema

  14. Fanno audience. Vedasi l’esempio Sgarbi, quando c’è lui qualcosa di interessante esce sempre fuori ma a livello politico quanto conta alla fine?

    Inoltre perché ci sono sempre così tanti invitati che gli devono sempre tagliare la parole e non si arriva mai al dunque?
    Perché così ti segui tutta la puntata. Io oramai li guardo solo per poco e tutta quando ci sono 3-4 persone massimo che a quel punto ha un senso, non 6.

  15. Penso che l’interesse dei Talk Show sia di fare Audience e quindi di vendere gli spazi pubblicitari, non di istruire la gente che lo guarda. Quindi più si grida meglio è.

  16. I talk show in Italia (ma forse anche in altri paesi, non ne ho idea) sono costruiti con un punto fondamentale: qualsiasi sia l’argomento devi mettere uno a favore e uno contro, con punti bonus per la controversia.

    Parli dei veccini? Ci vuole uno che ha il cuggino che si e’ curato con zuppa di peperoncini calabresi, ha scritto un blog e ora aiuta le persone in difficolta’

  17. E poi ci lamentiamo dei portuali che bloccano il porto contro il GP. Garbage in, garbage out. Non c’è modo di eliminare sta TV spazzatura?

  18. Non ricordo chi ne parlava ma il succo è che negli ultimi anni c’è stato uno spostamento di massa verso la cultura del “tutto e subito” che si applica ad ogni ambito della nostra vita. Il lavoro è tutto “just in time” (ovvero ti ordino oggi una cosa e la voglio domani), le consegne sono a 1 giorno dall’ordine altrimenti che ordinò a fare, il cibo è a domicilio tra 20 minuti che se no mi incazzo e ti recensisco male, le serie TV le voglio ora online immediatamente con tutte le 8 stagioni complete che devo chiudermi in casa 3 giorni a finirmela in un giro unico. Allo stesso modo le relazioni tra le persone e l’atteggiamento nei confronti della discussione è orientato verso il risultato veloce e immediato. Non c’è tempo per discutere, vince il primo che tira fuori la citazione colta o la frase da titolo di giornale che ti chiude il discorso, non si vuole sentire parlare per 20 minuti perche dopo 20 secondi devo già gridarti contro per convincerti a forza e a grida. Conta solo quello che scriveranno i giornali domani, e non scriveranno di certo che Salvini o Meloni o Letta hanno fatto una bella discussione costruttiva e sono giunti a un compromesso… Invece la notizia è “[tizio] risponde a [tizio2] a rutti durante durante il summit sulla crisi economica” e hai chiuso ogni forma di discussione. Anche quando si parlava di qualsiasi argomento e la destra rispondeva “almeno noi non siamo il partito di Bibbiano”, da lì si capisce quanto poco sia influente la discussione costruttiva ai giorni nostri.

  19. Perché il livello medio della gente che segue questi programmi è quello e perché l’obbiettivo è fare audience e raccogliere i bias di più parti possibile per far sì che questo si trasformi in voti.

    Le pagliacciate di questi ed altri partiti e movimenti politici non sono nuove, alcune solo più eclatanti di altri (mandato 0 anyone?)

  20. La Donato è uscita dalla lega ed è stata espulsa da id proprio per le sue interessanti opinioni sul vaccino.

    Comunque, sul perché il dibattito televisivo è pessimo ci sono motivi abbastanza immediati: il primo è il tempo, cioè nelle tribune politiche del passato si dava un tempo abbastanza lungo da poter argomentare un discorso, vietato interrompere, invece con 30 secondi d’intervento ovviamente non si può fare lo stesso, si deve dire qualcosa che faccia effetto e basta, e inoltre si può interrompere l’avversario sbraitando; il secondo sono i giornalisti, impegnati esclusivamente a screditare la fazione opposta a quella che gli da la pappa, gli esponenti di cdx vengono incalzati su la7, quelli del csx su rete4, presupposti da cui non può nascere un dibattito; il terzo è meno immediato e riguarda più in generale la qualità della classe politica, che è andata calando dall’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (che non riescono quindi più a produrre una classe dirigente decente) e dall’abolizione del voto di preferenza, che faceva emergere le figure più popolari dalla politica territoriale a quella nazionale.

    Aggiungici che funzionari e grande impresa fanno di tutto per svilire parlamento e politica da tangentopoli in poi, così da aumentare la propria influenza, e comprenderai perché siamo a questi livelli.

    Che si può fare? Smetterla con il populismo, smetterla con il feticismo per i funzionari (la draghite acuta) e far fare ai partiti il suo lavoro, con i loro fondi giusti.

  21. Parlando del programma di Floris, vorrei portare all’attenzione la regia e il montaggio schizofrenico, con ospiti che appaiono e scompaiono per ricomparire mezz’ora dopo, e l’immancabile servizio su lusso e ricchezza. Pattume puro, non so perché ogni cazzo di martedì lascio su la7 mentre faccio altro, potrei impiegare meglio il mio tempo.

  22. Nessuno qui capisce il punto di Di Martedì: lasciare che forze opposte facciano domande e si rispondano a vicenda, con Floris come mediatore imparziale. La trasmissione è completamente imparziale nel segmento del dibattito. Non si mette a dare per scontato che “le vitamine non curino il Covid”. Invita la persona che crede a questa cosa, e lascia che sia un dottore competente in materia a rispondere. Semplice; basta capire cosa rappresenta il programma.

  23. Ti posso portare l’esempio di dove vivo (Australia): è rarissimo vedere politici in televisione. Si presentano di rado a confronti tipo “tutti contro uno” con conduttore e pubblico in studio che fa domande non concordate. Il resto del giornalismo sono conferenze stamp and e inchieste stile report per intenderci. So di un’amica in Italia che lavorava per un “ufficio stampa” di un politico importante: questo politico si sceglieva i giornalisti per le interviste e comunque sempre con domande concordate.

    Il rapporto della politica col giornalismo e in particolare con la televisione è malatissimo in Italia. Basti pensare allo schifo che venne iniziato con Porta a Porta con Bruno Vespa, il cuoco di D’Alema e il contratto con gli italiani. E l’Australia comunque è messa male causa monopolio di Murdoch, ma raramente scende ai livelli della televisione italiana.

  24. paghiamo da oltre un ventennio il prezzo di essere succubi dell’emotività becera anziché vivere di razionalità e dialogo che effettivamente porti a qualcosa di interesse. Parliamo per memi e viviamo di sarcasmo da prima elementare, cosa ci aspettiamo?

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