
Compact Disk, mon amour. In anni in cui la figura di tale supporto è stata svilita (con o senza motivazioni valide), dal ritorno del PVC e dall’avvento dello streaming, sembra comunque che la sua capacità di vendita, praticità e qualità rimanga sempre la migliore.
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40 anni e non sentirli. Il Compact Disc, nella sua configurazione definitiva, viene ufficialmente presentato per un pubblico di soli addetti ai lavori l’8 marzo 1979 dai colossi Philips e Sony, al termine di un lungo processo di sviluppo.
La presentazione venne tenuta da Joop van Tilburg (responsabile della Philips CD-lab) e Akio Morita (presidente Sony) insieme al maestro d’orchestra Herbert von Karajan. Successivamente, il 17 agosto 1982, “The Visitors” degli ABBA è stato il primo album POP masterizzato su CD mentre per la commercializzazione vera e propria, incluso il lettore CD, bisogna aspettare il 1° ottobre 1982 con l’uscita di “52nd Street” di Billy Joel (precedentemente lanciato su vinile nel 1978) insieme ad altri 49 titoli che componevano il primissimo catalogo in formato compact disc audio.
Pensare che il cd sia migliore dello streaming é rimpiangere le carrozze.
Forse i più giovani non sanno che il tempo di riproduzione fu determinato da Beethoven.
La moglie di Norio Ohga, vice presidente della Sony, suggerì infatti al marito di scegliere una capacità che ben si sposasse con uno dei brani di musica classica più noti: la nona sinfonia di Beethoven.
Si pensò di controllare quale fosse la più lunga registrazione della nona sinfonia di Beethoven disponibile in commercio. Così per la prima volta fu possibile ascoltarla senza girare l’LP interrompendola.
Ormai stanno arrivando sempre più nel mainstream servizi in streaming che possano far sentire una qualità maggiore dei Compact Disk.
Il PVC come il Vinile (che ha avuto il suo momento di gloria ultimamente) attrae per l’esperienza e per la sensazione che hai quando hai un oggetto fisico che contenga un qualcosa che apprezzi come una canzone.
Lo streaming è utilissimo, come tutti i servizi su internet.
La vera rogna è che è un affitto in cui puoi essere buttata fuori a caso. Niente più musica, film, o storage. E non tutti hanno la capacità/voglia di far backup fisico…
Solo i miei CD masterizzati da ragazzo sono tutti mangiucchiati e da buttare?
W il formato fisico, sempre e comunque.
Sono felicemente passato alla musica liquida 3-4 anni fa con un DAC montato sul raspberry, nel frattempo ho traslocato e tutti i CD che avevo… sono in due scatoloni in garage, mi bastano ed avanzano quelli che ho convertito in FLAC e che ho sul NAS.
Ho una gran voglia di provare uno servizio di streaming tipo Qobuz o Tidal, ma anche così i CD proprio non mi mancano (dal trasloco invece ho portato in casa una 30ina di long playing, ma solo perché fanno tanto arredamento in libreria, cosa che invece i CD non fanno).
me ne sono liberato con grande piacere, contrariamente ai vinili dove una mezza lacrimuccia ho versato. Li ho visti nascere e tanti ne ho acquistati ma non mi sono mai piaciuti. Ho accolto la digitalizzazione musicale con entusiasmo fin da subito, ho accumulato un notevole archivio lossless che mantengo vivo e aggiornato ma in realtà ascolto praticamente ormai solo in streaming – Bandcamp, Spotify e Concertzender.