https://www.ilpost.it/newsletter/7ecb72f31e0afc60a3d0011319d43701/

L’articolo è lunghetto, quindi estraggo la parte saliente:

Corriere della Sera : meno di 1.000 battute 10 euro; tra 1.000 e 2.500 battute 20 euro; tra 2.501 e 3.600 battute 35 euro; oltre 3.600 battute 50 euro. I compensi sono più alti per gli articoli pubblicati negli inserti ( Corriere Economia , Corriere Salute , Corriere Motori , eccetera) e nella sezione di cultura, e più bassi nelle edizioni locali del giornale (circa la metà di quelli scritti sopra, nella maggior parte dei casi).
Corriere.it : 15 euro per un articolo di solo testo.

Repubblica : i compensi variano molto a seconda degli accordi presi con il singolo giornalista. Si va da 20 euro per i pezzi più brevi a 60/70 euro per quelli che superano le 3.600 battute. Come per il Corriere , i compensi possono essere più alti per pezzi pubblicati in alcune sezioni specifiche, come la cultura.
Repubblica.it : i compensi sono molto variabili. Due esempi più o meno agli estremi sono 10/20 euro per un articolo di sport, 50 euro per uno nella sezione salute.

La Stampa : per i collaboratori che scrivono di cronaca o sport, fino a 1.260 battute 15 euro, più di 1.260 battute 30 euro. Nella sezione cultura si arriva a 60 euro per una recensione e a 120 euro per un’intervista. Sul sito, a differenza di altri giornali, è applicato il criterio del compenso crescente sulla base della lunghezza.

Il Fatto Quotidiano : colonnini/brevi 30 euro; tagli bassi (cioè gli articoli nella parte bassa della pagina) 50 euro; articoli di apertura di una pagina 70 euro; articoli oltre le 5.000 battute 90 euro.
Ilfattoquotidiano.it : 30 euro.

Quotidiano nazionale ( Il Resto del Carlino , Il Giorno e La Nazione ): fino a 275 battute 50 centesimi; da 276 a 825 battute 2 euro; da 826 a 2.200 battute 6 euro; oltre 2.200 battute 9 euro. Se si scrivono più di 80 pezzi in un mese, dall’81esimo tutti i pezzi vengono pagati al massimo 2 euro. Una fotografia pubblicata nel pezzo viene pagata 2 euro, ma dalla 51esima fotografia pubblicata il compenso è 50 centesimi per ognuna.
Online : da 276 a 825 battute 2 euro; da 826 a 2.200 battute 3 euro; oltre 2.200 battute 4 euro. Dopo i 40 pezzi mensili, ogni pezzo viene pagato 1 euro. Una fotografia pubblicata viene pagata 1 euro e 50, 1 euro se inserita in una fotogallery, 50 centesimi dopo la 40esima foto pubblicata.

Il Messaggero : nella sezione di moda tra 13 e 26 euro; nella sezione di sport, per pezzi oltre le 3.500 battute 20 euro sulle pagine dell’edizione locale romana, 39 euro su quelle nazionali.
Ilmessaggero.it : 7 euro.

Il Foglio : meno di 6.000 battute 60 euro; più di 6.000 battute 90 euro.
Ilfoglio.it : 60 euro.

Il Giornale : per un articolo in cronaca di Milano o nazionale 50 euro (ma ci sono collaboratori che hanno accordi diversi, con compensi sia più alti che più bassi).

Libero : alcuni contratti prevedono per un articolo di apertura 56 euro, per un taglio basso 45 euro. Altri partono da 35 euro per le aperture e arrivano a 12 o 9 euro per notizie brevi sulla cronaca locale. Nella sezione sport si va da 17 a 28 euro.

Domani : meno di 3.500 battute 70 euro; tra 3.500 e 6.500 battute 90 euro; tra 6.500 e 13mila battute 150 euro; oltre 13.000 battute 250 euro.

La Gazzetta dello Sport : tra gli 8 e i 28 euro (ma ci sono collaboratori “storici” che hanno accordi migliori).
Gazzetta.it : 14 euro.

Tuttosport : meno di 1.200 battute 10 euro; più di 1.200 battute 20 euro.

23 comments
  1. Che ne pensate? per me non sono dati nuovi e certificano quello che si vede coi propri occhi da tempo: i quotidiani riempiono pagine web e cartacee con articoli pagati quasi sempre troppo poco per compensare le ore di lavoro che ci vorrebbero per ricercare, verificare, approfondire e infine scrivere una notizia. E quindi finisce che queste ultime non vengono fatte.

    Inoltre, dai commenti della newsletter che riportano le esperienze di alcuni collaboratori, emerge che ormai lettura e correzione da parte di un redattore sono rarità, riservate solo ai pezzi e alle notizie più importanti, soprattutto inchieste esclusive. Molti si sono visti pubblicare sistematicamente i propri pezzi così come li avevano inviati, eventuali errori inclusi.

  2. I dati sono interessanti, ma manca l’informazione più semplice da ottenere per chi li ha pubblicati: quanto paga Il Post?

  3. Andrebbe fatto vedere ai ragazzi che vogliono fare quel lavoro.

    Tanta quantità acchiappa-click, pochissima qualità. Questo tipo di informazione é destinato a fallire a breve.

  4. Che bella la precarizzazione del posto de lavoro, è stata proprio un toccasana per l’informazione.

    Adesso anziché avere un giornalista il cui obiettivo è informare i propri lettori, avendo il tempo di fare ricerche, interviste, approfondimenti, e magari collaborazioni coi suoi colleghi, abbiamo l’articolista di turno il cui unico obiettivo è annacquare più che può l’articolo aggiungendoci sette paragrafi di prefazione prima di arrivare al dunque (sempre che ci sia), appiccicarci qualche titolo accattivante, e poi lanciarsi subito sul prossimo articolo ugualmente prolisso che gli verrà pagato due spicci. Poi, quando quest’articolo verrà inviato alla redazione, che non si sogni che qualcuno glielo controlli al posto suo: al revisore di bozze il contratto è scaduto e nessuno ha intenzione di trovarne un altro, troppo costoso.

    Se non gli dovesse piacere questa modalità, grazie all’elevata flessibilità del suo non contratto, può tranquillamente illudersi di poter scegliere, passando a collaborare con un altro giornale che lo tratterà alla stessa identica maniera.

    Ci vuole passione per fare il giornalista.

  5. Le differenze fra la carta stampata e l’.it sono clamorose, poi ci stupiamo se gli articoli che fanno più views sono quelli sulle migliori 10 fidanzate di Ronaldo

  6. Considerando che può succedere che i giornalisti per quello che scrivono rischino cause per diffamazione giuste o temerarie che siano, non sembra solo a me che quella del giornalista sia una professione totalmente antieconomica se fatta a certi livelli (bassi)?

  7. È un meccanismo contorto che alimenta articoli scritti di fretta, senza verificare nulla e con contenuti poveri.
    Si punta alla quantità invece che alla qualità.
    Titoli clickbait ecc.

    Insomma un porcaio

  8. Sono cifre che da un lato impediscono di iniziare la carriera a chiunque non sia già protetto economicamente da risorse familiari. Lavorando nel rapporti con i media da diverso tempo, ricordo che agli inizi uno dei miei passatempi preferiti era quello di trovare nelle redazioni tutti i “figli/parenti di” con grandi risultati.
    Dall’altro lato spesso ne escono articoli di una qualità misera. Ho perso il conto dei comunicati stampa che ho scritto e visto copia-incollati sui giornali che li hanno ricevuti (in articoli pure firmati e anche su giornali di primissimo piano). Insomma, il panorama della stampa cartacea è davvero deprimente.

  9. Posso comprendere i compensi bassi (almeno per i collaboratori) ma questo non giustifica l’assenza di ogni verifica dei fatti, specie quando questa verifica si può fare con mezzi molto banali.

  10. Da giornalista posso dire che purtroppo questi dati dicono nulla e dicono tutto.
    Tutti vogliono articoli di qualità ma c’è un problema alla base: la gente poi non li legge, o meglio, non c’è una quantità di gente che legge gli articoli di qualità tale da giustificare gli investimenti per farli.
    Vi posso assicurare che articoli che richiedono indagini e giorni di lavoro vengono letti da un decimo delle persone che leggono gli articoli stupidi e inutili.

    Il mercato pubblicitario purtroppo non guarda la qualità ma guarda il puro numero, anzi, coloro che leggono articoli stupidi e scritti male (quelli che oggi pesano maggiormente nella composizione di un giornale) sono più interessanti pubblicitariamente di una persona che cerca l’approfondimento.

    Gli abbonamenti funzionano poco, i paywall funzionano poco. Siamo in Italia e scriviamo in italiano, quindi non c’è presa sul pubblico globale. Alla fine la stampa è un po’ come la TV: se non avessimo Alberto Angela e qualche raro contenuto di qualità la TV sarebbe tutta spazzatura. Perché il pubblico vuole spazzatura.
    I numeri pubblicati dal Post sono i compensi necessari per generare quella massa di articoli che fanno salire i numeri e che sono fisiologicamente necessari per entrare in un mercato pubblicitario che guarda un pubblico di massa poco attento, e quindi anche influenzabile. Poi ci sono, oltre a quei 5 euro ad articolo, giornalisti che lavorano per quel 5% di inchieste o articoli che richiedono impegno e che servono (si spera) a tenere il giornale in quel difficile equilibrio qualità/visite

  11. non ci vedo nulla di strano.
    considerando il tempo che si mette e l’impegno scrivere due articoli al giorno non é un problema.

    comunque il giornalismo professionista é puro nepotismo.

    quello free lance é passione e soldi di famiglia.

  12. penso che qualsiasi persona che voglia fare giornalismo, debba vedere e leggere questo post. credo che sia al quanto ridicolo se non ridicolo e basta.

    così a naso si guadagna molto di più a fare il blogger

  13. Piccolo resoconto della mia vita da “giornalista”.

    Diciamo che sono tra i 25 e 30 anni e ho iniziato a scrivere davvero da piccolo, diciamo circa nel 2010, ancora alle superiori. Ho aperto un blog, ci ho scritto per circa un anno e mezzo con 3 amici. Poi siamo confluiti in un nuovo blog più grande, e abbiamo continuato.

    Qui ci ho scritto per 6 anni. All’inizio praticamente gratis, poi un 600€ all’anno li tiravi su e sono arrivato fino alla fase in cui prendevo 300 euro al mese per scrivere 4 pezzi al giorno, ma ogni tanto diciamo che mi facevo le giornate piene, quindi anche 8-10 ore al giorno. Lol.

    La cosa buona è che grazie a questo ho trovato il mio attuale lavoro, dove vengo pagato decentemente sempre nell’ambito della comunicazione e ho imparato a non alzare le chiappe dal divano per meno di 100 euro al giorno. Per ora sta andando bene, guadagno abbastanza ma con contratti un po’ di merda per il tipo di responsabilità ma va bene così al momento.

    Ho fatto anche uno stage di un paio di mesi in un famoso quotidiano, diciamo non dei più apprezzabili. Il “mood” è “ci leggono dei pecoroni 50enni, diamogli la figa, i titoli click bait e siamo tutti contenti”.

    Piccolo aneddoto personale. Spesso leggo di “il giornalismo è morto, non studiate per diventare giornalisti che è inutile ecc ecc”. Però io ho fatto comunicazione e tutti i miei amici dell’università si son trovati dei posti di lavoro più che discreti, senza essere figli di nessuno nell’ambito, anche se quasi tutti comunque “coperti” dai genitori che diciamo non facevano/fanno la fame.

    È una merda? A volte. È impossibile? Assolutamente no.

  14. TIL : i quotidiani italiani pagano (mediamente) meglio di Salvatore Aranzulla.

    Nell’ultima offerta di lavoro (perfetta per la precisione con cui è scritta) Aranzulla ha proposto un compenso di 45 euro per ogni articolo da almeno 10000 battute.

    fonte : [https://www.aranzulla.it/lavoro-aranzulla](https://www.aranzulla.it/lavoro-aranzulla)

    ​

    Guardando i quotidiani che prevedono articoli da oltre 10000 battute :

    Corriere della Sera : oltre 3.600 battute 50 euro

    Repubblica : 60/70 euro per quelli che superano le 3.600 battute

    Il Fatto Quotidiano : articoli oltre le 5.000 battute 90 euro

    Il Foglio : più di 6.000 battute 90 euro

    Domani : tra 6.500 e 13mila battute 150 euro

  15. Io pensavo che i giornalisti fosssero dipendenti ed avessero uno stipendio fisso piu’ qualche premio ogni tanto.

  16. Ex giornalista qui. Sono scappato da quell’ambiente perché tutti campano con “stagisti” in attesa di prendere il tesserino, pagati (quando vengono pagati) cento euro al mese. Anche una volta ottenuto il tesserino non cambia nulla, o hai agganci e ti piazzi o sei un precario sfruttato come uno schiavo per due lire che spesso non bastano manco per la benzina. Sempre più spesso infatti chi scrive per i giornali o è un figlio di papà che lo fa più per hobby che per lavoro, oppure è uno assunto da cinquant’anni che ha una serie di privilegi enormi. Ah, il clickbait serve perché senza i siti sarebbero privi di visitatori e purtroppo fa una differenza abissale, per il resto spesso è un copia incolla da sito a sito.
    PS. Io scrivevo per un sitarello e un quotidiano nazionale importante di Firenze riprendeva pari pari quello che scrivevo io.
    PS2. Chi fa carriera è quasi sempre uno yes man che non capisce nulla ma corre a comando e non fa domande importanti. Nessuno ha veramente interesse ad assumere buoni giornalisti, specie se fanno domande scomode.

  17. I lettori diminuiscono più passa il tempo >> meno introiti per i giornali >> la qualità diminuisce >> diminuiscono i lettori.

    Sono sinceramente preoccupato di questo circolo vizioso, specie perché le alternative di informazione sono anch’esse non all’altezza. Ad esempio, molti telegiornali italiani sono schierati politicamente di più, approfondimenti che latitano e mera lettura di casi di cronaca ecc.

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