Altro episodio della serie “dai, che ogni tanto l’umanità ne imbrocca una”: ultimo aggiornamento sul JWST, in attesa dei primi dati a metà estate.

Il James Webb Space Telescope ha appena concluso l’ultimo burn e con questa manovra si è posizionato in una orbita molto ampia attorno al punto di equilibrio L2 del sistema Terra-Sole, dove con qualche piccola periodica correzione orbiterà per i prossimi (si spera molti, dovrebbero essere circa una ventina) anni di osservazioni.

Mancano ancora alcuni mesi per avere le prime immagini: prima gli specchi e i rilevatori devono arrivare alle loro temperature operative (da -223 a -266 gradi centigradi) e il tutto va calibrato, ma ormai è pressoché certo che la messa in opera del travagliato strumento è stata un grandissimo successo. Travagliato perché lo sviluppo ha avuto un ritardo di parecchi lustri e ha sforato il budget inizialmente previsto di… beh, circa 10 miliardi di dollari attuali. Che sono un sacco di goleador, a ben guardare.

Lo stato attuale del telescopio: [https://jwst.nasa.gov/content/webbLaunch/whereIsWebb.html?units=metric](https://jwst.nasa.gov/content/webbLaunch/whereIsWebb.html?units=metric)

Per capire come orbita JWST rispetto alla Terra, consiglio questa animazione: [https://youtu.be/6cUe4oMk69E](https://youtu.be/6cUe4oMk69E)

Già che ci siamo, ha senso spendere due parole su un aspetto a volte poco considerato: con questi osservatori, satelliti e sonde è necessario comunicarci, sia per inviare comandi che per ricevere i dati.

Per farlo esiste da molti decenni la Deep Space Network, gestita dal JPL del CalTech.

Si tratta di una serie di antenne grosse-grosse dislocate in tre siti a circa 120 gradi di longitudine l’una dall’altra a Barstow (California), Madrid (Spagna) e Canberra (Australia).

Oltre ad altre osservazioni il loro compito primario è garantire la comunicazione con qualsiasi cosa sia stato lanciata fortissimo nello spazio e si trovi ora… beh, piuttosto lontanuccio.

Bene, la prossima volta che il WiFi del vostro appartamento fa le bizze date una occhiata qui, dove potete osservare in tempo reale lo stato della rete e quale antenna comunica con quale sonda: [https://eyes.nasa.gov/dsn/dsn.html](https://eyes.nasa.gov/dsn/dsn.html)

Già è abbastanza impressionante vedere link a 28 Mb/sec con JWST (poco meno di 1.4 milioni di km dalla Terra, segnale a -120dBm), ma se aspettate il momento giusto entrano in scena la vere protagoniste: le due Voyager. Ieri Voyager 2 stava comunicando a 159 byte/sec (-154.26 dBm); d’altra parte, povera stella, è anche a 19.4 MILIARDI di km da noi. Ah, e Voyager 1 avrà un segnale anche più debole, essendo a 23.3 miliardi di km. Non malissimo, per due pezzi di alluminio mandati su ormai 45 anni fa.

Per chiudere la divagazione sulle Voyager; il loro stato: [https://voyager.jpl.nasa.gov/](https://voyager.jpl.nasa.gov/)

Tornando a noi: daje JWST, aspettiamo le prime immagini!

5 comments
  1. Che figata totale! Bellissimi i link sulle comunicazioni con i satelliti super affascinante! Grazie!

  2. Menzione speciale anche per la gestione dei social media da parte della Nasa e per il livello di comunicazione che sono riusciti a raggiungere con gente a cui dello spazio è sempre importato poco. Chi li ha gestiti è stato assolutamente perfetto.

    La pagina Where is Web è stata parte del mio rituale mattutino dal lancio. Ho vissuto con un ansia ingredibile tutte le varie fasi e ho anche seguito qualche diretta, soprattutto mentre dispiegavano gli specchi dove anche lì, grazie alle animazioni, sono riusciti a trasmettere benissimo ogni particolare.

    Ora restiamo in attesa delle prime immagini.

  3. Fantastico, negli ultimi anni siamo veramente entrati in una nuova era di esplorazione spaziale!!!

  4. Rileggermi le info sul progetto Voyager dà sempre dei “brividi” per quanto fosse all’avanguardia e quanto valore comunicativo possono avere i dischi d’oro, pensati come biglietto da visita che potrebbe essere letto chissà tra quante migliaia di anni e più.

    Il JWST è sicuramente un progetto altrettanto notevole, ma non mi trasmette la stessa sensazione di “viaggio verso l’ignoto” (sarà anche il fatto che nel mentre si son comprese meglio tante cose).

    Sarebbe bello se nei nostri TG ci aggiornassero più spesso su ste cose e non sul colore del cappello della regina Elisabetta.

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