I robot sostituiranno l’uomo: 12 milioni di posti di lavoro in meno in vent’anni

19 comments
  1. “Eh signora mia nessuno vuole più faticare ora tutti vogliono studiare”

    Si suppone che da una parte manchino, o quanto meno si dice, che manchino gli operai ma dall’altra come si fa a fare l’operaio se poi si rimane a spasso, in futuro?

    A differenza dei politicanti da strapazzo, “quanto è bello fare cose nuove”, nel mondo reale uno non si sveglia e di punto in bianco cambia lavoro.

    Nel frattempo che si fa?

  2. Io continuo a sentire di disoccupazione tecnologica da vent’anni perché “fra vent’anni sarà tutto automatizzato” e… non so, questi progressi rivoluzionari non li vedo. I robot per lo più sembrano in grado di fare sempre il solito pick and placement, lavorazioni in stazione e quanto facevano già prima, ovviamente con performance migliori e costi minori, ma senza entrare di slancio in ambiti nuovi.

    Vedo piuttosto la fine di tanti ruoli di passacarte grazie all’informatizzazione degli uffici, quelli sì che mi sembrano destinati a sparire ma mano che ci si aggiorna.

  3. Ci sono sempre delle macchine che sostituiscono gli uomini, come i computer hanno reso inutili alcuni lavori d’ufficio lo fanno le macchine industriali.

    Significa che gli uomini faranno altri lavori come a oggi ci sono più laureati rispetto a prima che coprono altri lavori.

    Più che altro ci dovrebbe essere un bilanciamento tra gli studi e i possibili sbocchi lavorativi altrimenti poi tutti quelli di filosofia si ritrovano a mc donald.

  4. Personalmente non credo che ci sarà questo cambiamento così rivoluzionario in così poco tempo. Riguarderà certi ruoli per cui é già in atto, ma bisogna anche tener presente che il fatto che qualcosa possa essere automatizzato non significa che valga la pena farlo. Non é detto che all’azienda convenga economicamente, e se non dà gli stessi risultati ma ne dà di peggiori non é la stessa cosa.

    Esempio di questo secondo caso: quanto cazzo odio le casse automatiche pd. Il giorno che ci sarà un supermercato con solo le casse automatiche sarà il giorno che smetterò di andarci.

  5. >Il 25% di posti di lavoro in meno nell’arco di vent’anni

    Non lo vedo come un dato tanto impossibile, anzi, avrei pensato molto di più.

    Per quanto riguarda le PMI italiane il problema che vedo io è che magari molte tecnologie esistono già, e spesso sono pure alla portata di queste aziende, poi però ci si scontra con realtà in cui:

    * C’è poco interesse a riguardo, spesso è più facile assumere qualcuno con qualche contrattino a risparmio per questo genere di lavori
    * C’è poca visione del futuro a lungo termine
    * Nell’azienda sono impiegate molte persone che difficilmente si adatterebbero a fare un lavoro più complesso o ad apprendere nuove skills lavorative (da operaio di catena di montaggio a manutentore di robot)

    Io di robotica e aspetti produttivi conosco ben poco, ma posso parlare per esperienza diretta delle realtà che ho visto in molti uffici della PMI italiana, nella stragrande maggioranza dei casi ancora legate a metodologie di lavoro vecchie, incasinate e prettamente manualiripetitive.

    Qui la colpa è un mix di fossilizzazione dell’utenza (la signora Maria che lavora da 40 anni così e guai a cambiare), ignoranza informatica e cecità di chi si occupa di gestire queste realtà.

  6. In teoria è una buona notizia : Molte persone verranno affrancate dalla schiavitù di lavori alienanti, e questo dovrebbe essere lo scopo dell’ automazione.

    Ma , nella pratica del sistema capitalistico attuale, è una cattiva notizia perché non si riuscirà o non si vorrà dare un’ altra fonte di reddito a quelle persone, che sia un altro impiego o un reddito di cittadinanza.

    Siamo ancora ai tempi dei primi telai a vapore, agli albori della rivoluzione industriale : Gli operai vengono licenziati perché ormai inutili al capitalista . La macchina, invece che essere uno strumento al servizio dell’ umanità, è invece strumento al solo servizio del capitalista datore di lavoro…

    Credo sia veramente deprimente che da più di duecento anni ,dai tempi del luddismo e delle prime rivolte operaie, non sia cambiato nulla.

  7. Lo voglio vedere un robot che si sorbisce la metà delle rotture di coglioni de i nostri clienti, senza evolvere in Skynet o suicidarsi alla faccia di Asimov e delle sue leggi.

  8. Ci concentriamo sui lavori manuali, ma alla fine il grosso cambiamento c’è anche sui lavori da “ufficio”.
    Se non fosse per i pensionati che hanno la fissa di ritirare la pensione a inizio mese, molti impiegati di banca non avrebbero molto da fare (infatti stanno chiudendo filiali ogni giorno).
    Nella filiera automotive stiamo passando da avere uffici interi di pianificazione produzione e ordini ai fornitori a sistema automatici che dagli ordini in concessionaria in automatico i fabbisogni ai fornitori (che vengono rilanciati in automatico ai subfornitori), nonché gli ordini di produzione.

  9. Guarda caso quando si parla di possibile riduzione dell’occupazione della forza lavoro la so associa sempre a macchine e robot e mai alla delocalizzazione, alla saturazione del consumismo, o al sistema economico.

    Associando la disoccupazione alla crescita dei robot si cerca di dare una motivazione positiva ad un evento che non lo è. È il progresso, la tecnologia, il nuovo che avanza! E oltre a questo pone chi recepisce la notizia in una condizione di impotenza: il progresso è naturale, non lo può fermare.

    Eppure è chiaro che non è lo sviluppo tecnologico ad essere causa della disoccupazione. Per secoli l’economia è riuscita a far fronte alle varie rivoluzioni industriali che si sono susseguite dando lavoro a tutti, e facendolo in un contesto di fortissima crescita demografica. Oggi però, con una popolazione decrescente, dobbiamo credere che qualche nuovo robot abbia per ovvia conseguenza un’impennata nella disoccupazione. Si tratta evidentemente di una menzogna: innanzitutto perché, come appena detto, è smentita dalla storia, e poi perché eventi di questa portata non sono mai monocausali.

  10. Ricordo che la storia di robot e software che progressivamente sottrarranno lavoro all’uomo era alla base dei vecchi discorsi di Grillo sul reddito di cittadinanza, lungo la strada poi si è passati da mancherà il lavoro a lo stato ti troverà il lavoro, evidentemente la soluzione al problema non è a portata di mano.

  11. Ovvio ma bisogna dire anche che nasceranno milioni di nuovi posti di lavoro in 20 anni, quindi non è nulla di rilevante

  12. Possiamo stare tranquilli, con il ritmo di innovazione tipico dell’Italia possiamo aspettarci almeno 120 anni senza alcun cambiamento.

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