Oggi discutevo con un conoscente (entrambi sui 25 anni) sul senso del successo, della ricchezza e di come questi fossero collegati alle proprie capacità. In particolare, si parlava del film sulla vita di un imprenditore (ora proprietario di multinazionali) e di come questo l’avesse fatto sentire estremamente motivato a diventare imprenditore a sua volta, in futuro. Io, non conoscendo il film in questione, ho parlato del fatto che spesso questo tipo di storie vengono poi riadattate a posteriori per farle aderire a narrazioni personali su come, partendo da situazioni svantaggiate, con le sole proprie forze, con la motivazione e il genio, si è arrivati al successo e alla ricchezza, spesso anche col messaggio implicito: anche voi, anche se ora non avete molto, se ci mettete veramente dentro grinta e talento sicuramente diventerete ricchi. Glissando però sul fatto che magari quel tale imprenditore era figlio del proprietario di una miniera di diamanti o avesse legami familiari con figure in grado di smuovere la politica a livello nazionale.

In sostanza, la mia percezione in quel momento era che lui fosse “vittima” della propaganda rivolta alle classi medio-basse che la chiave del successo è solo il talento e che, se si impegnano e fanno la loro parte, anche loro potranno prendere la loro fetta di torta. Io, invece, “capisco” che il sistema è messo in piedi da quelli che già detengono il potere per nascondere che il potere essenzialmente si tramanda, eccetto qualche caso frutto di circostanze fortunate. Nella maggior parte dei casi, chi ha successo è perché viene già da famiglie benestanti. Con questa conoscenza chiaramente non ci faccio molto però mi fa sentire “intelligente”.

Pensandoci su, però, mi sembra il solito vedersi come “anti-sistema”, quello che “ha capito il gioco e non si fa fregare”. Che è un po’ l’atteggiamento che tanto fa ridere dei vari complottisti.

Ora, c’è da dire che io non presento quel ragionamento come una regola assoluta o come un sistema manipolato a tavolino per ottenere un certo risultato, ma più come un trend spontaneo che semplicemente esiste e di cui si deve tener conto. Più che altro sono contro i discorsi motivazionali e le biografie create ad hoc che minimizzano questo fattore, magari creando un alone di genialità su certe figure il cui successo è comunque fortemente influenzato da elementi contingenti. Però mi è rimasta questa sensazione sgradevole di essere anche io, in fondo, un “complottista”.

Per cui le domande sono: come vedete la retorica dei discorsi motivazionali (in particolare quelli sul successo economico)? Pensare che il sistema economico sia un gioco un po’ truccato è un pensiero complottista? Ci sono state volte in cui vi siete resi conto di essere un po’ complottisti anche voi? Quando cercare di capire il “sistema” dietro le cose diventa complottismo?

Aggiungo due link ad articoli che mi pare possano contribuire alla discussione e aiutare ad inquadrarla in termini statistici:

Mobilità sociale, servono 5 generazioni per uscire dalla povertà (truenumbers.it)

Mobilità sociale, Italia ultima tra i Paesi industriali. In testa Danimarca e Norvegia – Il Sole 24 ORE

by Garraty98

3 comments
  1. C’è un bias di sopravvivenza grosso come una casa nei film che raccontano storie di successo o riscatto. Banalmente, per ciascun individuo che “riesce” ce ne sono decine di altri che falliscono, le cui storie non vengono raccontate nei giornali, libri, film perché meno interessanti per il grande pubblico. Per costruirsi il successo è necessario avere delle capacità, ma non è condizione sufficiente: occorre trovarsi al momento giusto, nel posto giusto e con le persone giuste per concretizzare le opportunità. Tu puoi aumentare la probabilità studiando, viaggiando, prendendo iniziative, …, ma non c’è una formula magica e nessuno ti può garantire il 100%.

  2. Ogni volta che leggo queste cose mi viene un po’ da ridere.

    È un atteggiamento che noto quasi solo in Italia: “Eh si lui ha fatto successo *ma perché ha avuto quel vantaggio lì*”, “Ma va, se non fosse stato per *evento generico* lei non avrebbe mai avuto quella carriera” e decine di frasi così.

    In Italia per la vulgata se uno ha successo c’è **sempre** una scusante dietro, ha sempre avuto quella fortuna, o quella coincidenza.

    Ovviamente mai nessuno fa notare che quelli che parlano così, se messi nelle stesse condizioni della persona che criticano, avrebbero avuto forse un decimo del successo della persona oggetto di astio.

    L’emblema di tutto questo è l’odio viscerale per BS.

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