
È una notizia importante perchè è la prima volta che viene riconosciuto ad un gruppo editoriale il fatto che Microsoft “sfrutta” i contenuti scritti da altri per farli apparire nella ricerca (news), anche se la cifra è risibile. Però questo comporta che sia possibile/probabile che la prossima sia Google (e penso che le cifre saranno ben altre visto i ricavi e il mercato che ha Google VS Bing).
Si tratta del primo provvedimento di questo tipo adottato dall’Autorità, in applicazione del regolamento di cui si è dotata a gennaio 2023. E’ ’il primo provvedimento che coinvolge un prestatore di servizi della società dell’informazione (Microsoft) diverso dalle imprese di media monitoring e rassegne stampa’, spiega la nota.
L’equo compenso dovuto agli editori, come stabilito dal regolamento Agcom di inizio anno, è stato deciso dall’Agcom applicando vari criteri come, solo per fare un esempio, i ricavi pubblicitari registrati dal prestatore derivanti dall’utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico dell’editore, al netto dei ricavi dell’editore attribuibili al traffico di reindirizzamento generato sul proprio sito web dalle pubblicazioni di carattere giornalistico utilizzate online dal prestatore.
Da un altro articolo:
Con questa decisione l'Autorità si è anche espressa sulla definizione di 'estratto molto breve', interpretando il criterio qualitativo dettato dal legislatore alla luce del mutamento che ha caratterizzato l'offerta e la domanda di informazione nel nuovo contesto sociale
by giuliomagnifico
4 comments
Molto male
mi immagino che questo spingera’ gli editori a pubblicare notizie sempre piu’ accurate ed approfondite usando correttamente i fondi ottenuti dall’equo compenso, vero?
a questo punto gedi dovrà versare equo compenso anche per i link che riceve vero?
A me fa ridere come gli editori si siano suicidati. Godiamoci la timeline del ritardo insieme:
* 1993: Mr. Editore vende giornali. Gli affari vanno a gonfie vele: pezzi di carta venduti a 1000 lire, clienti fidelizzati.
* 2003: Internet entra in scena davvero. Mr. Editore ha la pensata di marketing del secolo: *Facciamo il sito*. Sì, il sito. Tanto questa internet non se la incula nessuno, *noi vendiamo la carta. Facciamo il sito così facciamo sembrare che noi ci siamo, nel futuro*. Una bella flexata che non si trasformerà mai in un boomerang, perché sappiamo tutti che questa internet è roba di nicchia.
* 2010: I social entrano i scena davvero. Il cartaceo inizia il suo vero declino. La gente, che un tempo andava tutti i giorni in edicola, oggi prende le notizie da Google News ma anche da Facebook. Mr. Editore ha un problema: Il sito è gratuito perché *non doveva mica andare così*.
* 2015: E allora giù di ads. Ma le ads hanno bisogno di gente che clicca. E allora giù di clickbait, di news inutili H24.
* 2016: Così non funziona. Ideona! Abbonamenti. Tanto se lo fa Spotify, *perché non io*? Sì, peccato che ti sei ammazzato la reputazione, e che la grande legge della psicologia del commercio dice “Se una cosa che era a pagamento diventa gratis, quella cosa non può tornare a pagamento”.
E mo che si fa? Chiediamo i soldi ai motori di ricerca e ai social! Motori di ricerca e social che gli editori non hanno mai saputo usare a loro vantaggio, perché il peccato originale é nel capitolo ‘2003’.
Io sono dell’idea che gli editori dovrebbero pagare Microsoft e Google, non il contrario. I tab News dei motori di ricerca sono spesso la vetrina più importante per portare click ai vari Repubblica.