In Europa l’Italia è la più penalizzata
L’Italia è più penalizzata perché il 42% del consumo totale di energia è prodotto con il gas, contro il 28% del Regno Unito, il 26% della Germania (che usa molto carbone), il 23% della Spagna (che si affida di più al petrolio) e il 17% della Francia (che conta sul nucleare). Siamo indietro anche sulle rinnovabili (sole e vento), che da noi rappresentano l’11% del consumo energetico totale: meglio dell’8% in Francia, ma peggio del 18% della Germania 18%, del 17% del Regno Unito e del 15% della Spagna.
Gli effetti concreti
I più esposti ai rincari sono i settori energivori: acciaierie, ferriere, fonderie, vetrerie, ceramica, cemento, legno e carta. Per queste imprese l’energia pesava parecchio sui costi totali già prima degli aumenti: l’8% nella lavorazione di minerali non metalliferi (cemento, ceramica), l’11% nella metallurgia, il 14% nella chimica, il 5% nella lavorazione della carta e del legno e nella la gomma-plastica. La Btt di Brescia, che tratta acciai ad alta temperatura per renderli più resistenti, fino a settembre pagava 180 mila euro al mese di gas, a dicembre il costo è salito a 873 mila euro.
Confindustria chiede al governo maggiori esenzioni fiscali sulle bollette per i settori della manifattura e di separare i costi dell’elettrico da fonte rinnovabile rispetto a quello prodotto col gas. Confartigianato sollecita una distribuzione più equa degli oneri di sistema legata all’effettivo consumo di energia, limitando le agevolazioni alle sole aziende che hanno realizzato interventi di efficienza energetica. Tutti, poi, sollecitano l’aumento della produzione nazionale di gas, per essere meno taglieggiati dalle importazioni.
Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani presenterà a breve un piano sull’attività ricerca di gas entro i confini italiani, ma solo per favorire la decarbonizzazione, e con l’obiettivo di chiusura definitiva dei giacimenti, in linea con le direttive europee di emissioni zero. Intanto se i prezzi rimarranno tali, il Centro Studi Confindustria ha calcolato che nel primo trimestre la crescita sarà di uno 0,8% in meno sul previsto. La Cgia di Mestre ha invece calcolato le ricadute nei settori più energivori: su 1,8 milioni di occupati, i posti di lavoro a rischio sono 500 mila.
È chiaro da più di un anno che stanno deindustrializzando l’italia.
Ma senza tap quindi come eravamo messi?
In tutto questo Enel chiude con un bel +34% di ricavi (cifra pazzesca) e con la legge sulla tassazione extra per i gestori di energia accantonata perché se no si lamentavano. Avanti così
TL;DR
Forse affidarci solo al libero mercato per gestire la politica energetica e non applicare un minimo di pianificazione non è stata un’idea favolosa.
Forse.
Da noi è raddoppiata da dicembre in poi la bolletta della corrente in azienda. Fondamentalmente è come aver aperto un mutuo per un nuovo capannone ma senza avere il nuovo capannone.
Aumenta tutto, tranne lo stipendio
Ma non sarebbe il caso di eliminare immediatamente il canone dalla bolletta elettrica a questo punto?
Devono produrmi delle ceramiche da tre mesi. Tutto fermo.
L’imprenditoria italiana adora la mano invisibile, si vede bene dai giornali che possiedono, finché questa non li prende a schiaffi e corrono a piangere da mamma stato.
Se nel 2011 la gente non avesse votato di pancia
Non sono un imprenditore o economista ma domanda per chi ne capisce: non è naturale che aziende con cosi poca solidità chiudano?
Cioè io mi aspetto che aziende solide riescano a modularsi per fa fronte a questo tipo di cose. E.g. se una azienda spende il 15% dell’incasso in energia per la produzione e il prezzo per ogni unità di energia aumenta del 50% vuol dire che si erode il margine ma non che chiude?
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In Europa l’Italia è la più penalizzata
L’Italia è più penalizzata perché il 42% del consumo totale di energia è prodotto con il gas, contro il 28% del Regno Unito, il 26% della Germania (che usa molto carbone), il 23% della Spagna (che si affida di più al petrolio) e il 17% della Francia (che conta sul nucleare). Siamo indietro anche sulle rinnovabili (sole e vento), che da noi rappresentano l’11% del consumo energetico totale: meglio dell’8% in Francia, ma peggio del 18% della Germania 18%, del 17% del Regno Unito e del 15% della Spagna.
Gli effetti concreti
I più esposti ai rincari sono i settori energivori: acciaierie, ferriere, fonderie, vetrerie, ceramica, cemento, legno e carta. Per queste imprese l’energia pesava parecchio sui costi totali già prima degli aumenti: l’8% nella lavorazione di minerali non metalliferi (cemento, ceramica), l’11% nella metallurgia, il 14% nella chimica, il 5% nella lavorazione della carta e del legno e nella la gomma-plastica. La Btt di Brescia, che tratta acciai ad alta temperatura per renderli più resistenti, fino a settembre pagava 180 mila euro al mese di gas, a dicembre il costo è salito a 873 mila euro.
Confindustria chiede al governo maggiori esenzioni fiscali sulle bollette per i settori della manifattura e di separare i costi dell’elettrico da fonte rinnovabile rispetto a quello prodotto col gas. Confartigianato sollecita una distribuzione più equa degli oneri di sistema legata all’effettivo consumo di energia, limitando le agevolazioni alle sole aziende che hanno realizzato interventi di efficienza energetica. Tutti, poi, sollecitano l’aumento della produzione nazionale di gas, per essere meno taglieggiati dalle importazioni.
Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani presenterà a breve un piano sull’attività ricerca di gas entro i confini italiani, ma solo per favorire la decarbonizzazione, e con l’obiettivo di chiusura definitiva dei giacimenti, in linea con le direttive europee di emissioni zero. Intanto se i prezzi rimarranno tali, il Centro Studi Confindustria ha calcolato che nel primo trimestre la crescita sarà di uno 0,8% in meno sul previsto. La Cgia di Mestre ha invece calcolato le ricadute nei settori più energivori: su 1,8 milioni di occupati, i posti di lavoro a rischio sono 500 mila.
È chiaro da più di un anno che stanno deindustrializzando l’italia.
Ma senza tap quindi come eravamo messi?
In tutto questo Enel chiude con un bel +34% di ricavi (cifra pazzesca) e con la legge sulla tassazione extra per i gestori di energia accantonata perché se no si lamentavano. Avanti così
TL;DR
Forse affidarci solo al libero mercato per gestire la politica energetica e non applicare un minimo di pianificazione non è stata un’idea favolosa.
Forse.
Da noi è raddoppiata da dicembre in poi la bolletta della corrente in azienda. Fondamentalmente è come aver aperto un mutuo per un nuovo capannone ma senza avere il nuovo capannone.
Aumenta tutto, tranne lo stipendio
Ma non sarebbe il caso di eliminare immediatamente il canone dalla bolletta elettrica a questo punto?
Devono produrmi delle ceramiche da tre mesi. Tutto fermo.
L’imprenditoria italiana adora la mano invisibile, si vede bene dai giornali che possiedono, finché questa non li prende a schiaffi e corrono a piangere da mamma stato.
Se nel 2011 la gente non avesse votato di pancia
Non sono un imprenditore o economista ma domanda per chi ne capisce: non è naturale che aziende con cosi poca solidità chiudano?
Cioè io mi aspetto che aziende solide riescano a modularsi per fa fronte a questo tipo di cose. E.g. se una azienda spende il 15% dell’incasso in energia per la produzione e il prezzo per ogni unità di energia aumenta del 50% vuol dire che si erode il margine ma non che chiude?