Non sono molto propensa a fare post, ma questa notizia mi lascia un poco… perplessa.

Conoscete tutti la brutta situazione che Intel sta vivendo. Ha avuto anni di stasi sullo sviluppo dei processori, per poi svegliarsi con un Apple M1 che gli da una pista a parità di consumi.

Qualche tempo fa, [Phoronix ha scoperto una patch](https://www.phoronix.com/scan.php?page=news_item&px=Intel-Software-Defined-Silicon) al kernel linux, in cui si intravede un supporto per “*processori definiti da software*”.

Tradotto: CPU con abbonamento.

Ora all’inizio non ci ho dato molto peso, anzi, ho pensato all’ennesima notizia sensazionale ma sostanzialmente poco veritiera. Fino ad ora.

Sono andata su GitHub, ed [ecco qui un repo bello pronto](https://github.com/intel/intel-sdsi) che reca questa descrizione:

> Intel® Xeon® family processors with support for Intel® Software Defined Silicon (SDSi) allow the configuration of additional CPU features through a license activation process.

Cosa ne pensate?

Personalmente sono combattuta. Una mossa del genere affligge tutti quelli che come me usano Intel, portando un carico addizionale sull’acquirente finale. Certo Xeon non lo usa la persona comune, ma a parte server e workstation per calcolo, mi sembra siano CPU usati anche per server di servizi su internet. Non poco: penso siano la maggioranza dei server venduti, credo.

Dall’altra parte sarebbe una ottimizzazione, produci una CPU con funzionalità minimali, e se paghi l’abbonamento hai sbloccate feature che ti servono. Si parlava di questo approccio tempo fa per le automobili, lo trovo interessante ma allo stesso tempo pericoloso. Avere uno stillicidio di abbonamenti è non propriamente bello.

10 comments
  1. Pagare solo quando ti serve un servizio sembra ormai essere il futuro. Non sono così esperto ma potrebbe portarci ad avere processori che spingono al massimo solo quando ci serve.

  2. Quello che poco sento dire in giro è che questa è pratica comune nel settore enterprise (settore di cui gli Xeon fanno parte), già IBM lo fa,e si è rivelata una scelta vantaggiosa sia per chi fa i chipset, sia per le aziende. Certo questo non vuol dire che avrei piacere di vedere una applicazione del genere lato consumer. Soprattutto non penso sia molto vantaggioso proprio per le aziende visti i precedenti. Tutte le volte che sono stati venduti dispositivi con singoli core bloccato da software, essi sono stati sbloccati anche molto velocemente. Stesso vale per le schede video con hashrate bloccato. Che io sappia ci sono soluzioni software per sbloccarli ora come ora.

    Nel caso AMD farà sempre più gola, I guess.

  3. Ormai è tutto As a Service e non vedo nulla di diverso dall’avere un server con AWS/Azure in fin dei conti, o mi perdo qualcosa?

  4. Nel settore business ormai è tutto in abbonamento. Noi in azienda abbiamo spesso usato PC in abbonamento quindi non mi stupirei di processori ad abbonamento. Addirittura DMG Mori fa macchinari a CNC ad abbonamento, quindi è come affittare una macchina da 200-300k € per una cifra mensile senza dover fare l’investimento dell’acquisto.

  5. Personalmente credo che la differenza non sia se ci sono funzionalità attivabili con licenza, ma se è un pagamento una tantum, o ad abbonamento.

    Nel primo caso è ok, nel secondo no.

  6. Non so se lo sai. Ma le varie famiglie di processori con 4,8,16 core, i vari i3, i5, i7, sono a livello hardware la stessa identica cosa. Solamente che durante la produzione un certo numero di core si “brucia” e quindi questi vengono disattivati via firmware. Altrimenti dovrebbero buttare via milioni di CPU perché lo yield non è mai al 100% in produzione. Sostanzialmente gli i7 costano di più perché la probabilità di produrne uno è più bassa rispetto ad un i3. Quello di cui ti preoccupi avviene già e sarebbe un estensione di un concetto già utilizzato. Ovviamente dover pagare una sottoscrizione annuale su un hardware di tua proprietà è assurdo, come avere un’auto con 5 marce e avere la quinta bloccata.

  7. protrebbe venir usata come un abbonamento, il che sarebbe orribile, però dalla descrizione che hai citato sembra solo che dovresti pagare di più per accedere a più funzionalità della cpu.

    il che non è molto diverso da ciò che succede ora con le gpu soprattutto, dove ti vendono la stessa ma senza alcune funzionalità / clock che non può superare un certo valore a un prezzo minore.

    speriamo non se me escano con un’abbonamento però

  8. Questo è frutto di un ostinato processo di finanziarizzazione dell’economia, dato che spillare soldi ogni mese ai consumatori è molto più remunerativo che fargli pagare il prodotto una sola volta.

    All’inizio la diffusione degli abbonamenti è avvenuta per i servizi digitali e professionali, ma più si va avanti e più questa cupida strategia va a diffondersi nei servizi fisici e non professionali.
    Per fare un esempio basta guardare a come anni fa Adobe, che è stata pioniera dei software professionali ad abbonamento, era l’eccezione, mentre ora sempre più applicazioni per telefoni non professionali emulano lo stesso modello, con abbonamenti mensili e annuali anche per la più semplice delle funzioni. Oppure lato hardware si può anche guardare al mercato automobilistico e alle recentissime dichiarazioni di [BMW](https://www.businessinsider.com/bmw-subscription-model-for-features-2020-7), che immagina un futuro in cui gli optional, nonostante già fisicamente presenti, saranno disponibili non dietro ad un singolo pagamento, ma ad un abbonamento ricorrente.

    La proprietà privata, da tassello fondamentale del sistema economico attuale, diventerà sempre più un lusso ad appannaggio di pochi. Questo rispecchia pienamente la visione della classe dirigente attuale rappresentata dal [World Economic Forum](https://twitter.com/wef/status/813869325635424256?s=20&t=fHskmnKdOMsH-sDLCC5iCQ), che senza vergogna dichiara apertamente che negli anni a venire non possederemo nulla, e saremo contenti di questo.

  9. In realtà l’intel fece una roba del genere già anni fa e ci misero poco ad aggirarla.
    Detto questo, io non ci vedo nulla di strano, so che viene difficile da comprendere, ma il costo di una cpu non è dato dai materiali ma dall’ R&D che c’è dietro.

  10. Visto che si è già parlato del binning e delle rese di produzione dei circuiti integrati complessi, non riesco a capire come un modello economico finanziario del genere sia profittevole. Per vendere a X clienti Y CPU con la possibilità di sbloccare certe funzionalità hardware, queste componenti hardware devono essere presenti su tutte le Y CPU, devono essere funzionanti al 100% e presumibilmente anche rispettare un certo livello minimo di performance. Ogni CPU del genere venduta ad un cliente che non pagherà di più per sbloccare altre funzionalità sarà un grossa perdita: si sarebbe potuta vendere quella CPU come “full optional” a prezzo maggiore ad un cliente interessato a sfruttare tutte le funzioni, e d’altro canto si sarebbe potuta vendere una CPU fatta da componenti “peggiori” che garantissero solo le prestazioni minori che bastano a quel cliente.

    Su grandi scale un modello del genere richiede per forza di dover produrre più CPU, perché devi avere più componenti ad alto binning capaci di avere tutte le funzionalità al 100%, ma così facendo cannibalizzi il tuo stesso mercato perché gli inevitabili binning peggiori (componenti con funzionalità ridotte) non si venderanno bene come prima perché comunque ingolosisci i clienti con la proposta del pagamento successivo per lo sblocco, e inevitabilmente qualcuno sceglierà questa strada ma poi non pagherà perché non gli serve davvero altro.

    Secondo me l’unico modo per cui questo modello può avere senso è se si parla di cose semi-programmabili, ad esempio core FPGA, firmware, moduli di sicurezza o istruzioni aggiuntive ad alte prestazioni. Ma con cose di hardware puro tipo il numero di core o le velocità non credo che si possa fare e guadagnarci su larga scala.

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