Il wokewashing (attivismo di facciata) dei colossi petroliferi

25 comments
  1. In questo lungo articolo l’Internazionale dimostra che alcune volte esporsi come “woke”, cioè mostrando politiche inclusive verso le donne, le minoranze e le varie sensibilità, sia solo di facciata e per distrarre l’opinione pubblica dai comportamenti pessimi soprattutto ambientali.

    Io aggiungo che, secondo me, questo meccanismo funziona anche come finto bersaglio, perché si parla di questi temi e non del resto che fa la compagnia.

    Un esempio parzialmente slegato: si parla degli Elfi di colore del signore degli anelli quasi di più del telefilm vero e proprio.

  2. Chi l’avrebbe mai detto che le più grandi multinazionali petrolifere al mondo non abbiano davvero a cuore il benessere delle minoranze. Non hanno a cuore nemmeno il benessere delle maggioranze e dell’ambiente in cui operano, infischiandomene di ogni questione etica e morale perseguendo inesorabili col proprio mantra di inquinare inquinare e inquinare.

    Inquinano l’[ambiente](https://ourworldindata.org/fossil-fuels) provocando milioni di morti ogni anno, inquinano la democrazia attraverso attività di [lobbismo](https://en.wikipedia.org/wiki/Fossil_fuels_lobby), inquinano la ricerca scientifica col [negazionismo climatico](https://www.climaterealityproject.org/blog/climate-denial-machine-how-fossil-fuel-industry-blocks-climate-action), inquinano l’[opinione pubblica](https://mashable.com/feature/carbon-footprint-pr-campaign-sham) incolpando i singoli cittadini di ciò che invece è colpa loro, e inquinano anche la formazione di [sindacati](https://www.reuters.com/business/energy/united-steelworkers-accuse-exxon-union-busting-texas-refinery-2021-10-08/) sul posto di lavoro. Inquinare inquinare e inquinare, e nascondersi dietro il fumo prodotto da questo incessante inquinamento spacciandolo per incenso stracolmo di buone intenzioni fasulle.

    Inoltre c’è anche da dire che vedere cosa c’è di sbagliato nelle sette sorelle è a prova di orbo, ma l’argomento dell’articolo merita di essere guardato in maniera più globale, perché non sono mica solo loro a farsi portatrici opportuniste della bandiera LGBTQIA2S+. Per fare un esempio sotto gli occhi di tutti basta guardare come alcuni locali su Google Maps possano dichiararsi “amichevoli” nei confronti del movimento in questione, oppure negli Stati Uniti pure “posseduti da neri” (chissà se introdurranno anche la possibilità di identificare quelli “posseduti da ebrei” in un futuro prossimo, in fondo sono anche loro una minoranza).

    Per una ragione o per l’altra, di cui sarebbe interessantissimo analizzare le cause ma ammetto di non avere un quadro generale abbastanza completo per farlo, le persone si aspettano che delle organizzazioni gargantuesche che macinano vite umane e risorse naturali per spremerci quanto più profitto possibile abbiano e debbano mostrare dei valori. Qualunque sia la ragione, le multinazionali accolgono ben liete quest’occasione, esibendo i muscoli del loro reparto relazioni pubbliche creando, mostrando e pavoneggiando valori creati a tavolino guardando asetticamente ai numeri, con atti farisaici come quelli riportati dall’articolo, facendo però attenzione che questi non vadano in contrasto coi propri interessi: bisogna che questi valori siano comodi e non intacchino il funzionamento della macchina aziendale. Per questa ragione non esibiranno mai una certificazione per dimostrare che “Qua trattiamo bene i lavoratori”, “Noi non facciamo lobbismo”, “Non facciamo ricorso al lavoro minorile”, o “Le tasse le paghiamo dove operiamo”, perché queste affermazioni non solo sono ben lontane dalla realtà, ma se dovessero essere rispettate costringerebbero ad aprire il portafoglio, cosa che invece coll’interesse di facciata per quote gay o quote femminili non avviene.

    Bisogna tenere a mente che non solo le multinazionali non sono nostre amiche, ma sono attivamente nostre nemiche: nemiche dell’ecosistema che viviamo, nemiche della democrazia in cui partecipiamo, nemiche delle giuste retribuzioni del lavoro che gli vendiamo.

  3. > “Condivido la rabbia e il dolore di tanti statunitensi di fronte ai recenti omicidi di uomini e donne neri non armati. Il razzismo e la violenza non devono esistere in America”, ha dichiarato nel giungo del 2020 Mike Wirth, amministratore delegato dell’azienda petrolifera statunitense Chevron. “Sono convinto che siamo più forti quando accettiamo le nostre differenze e questo è il momento di farlo”.

    Nello stesso momento la Chevron stava facendo tenere in detenzione arbitraria Steven Donziger, un avvocato che anni prima aveva aiutato un gruppo di ecuadoregni a fare causa alla Chevron per disastro ambientale. “Accettiamo le nostre differenze”, tipo la differenza che noi facciamo profitti col vostro petrolio e voi crepate di cancro per quello che vi lasciamo…

  4. fossero solo le petrolifere. rainbowashing, pinkwashing, greenwashing: li fanno TUTTE le imprese, e di LGBT, donne e ambiente non frega un cazzo a nessuno di loro.

    abbiamo un esempio lampante qui in Italia, si chiama Fedez, re del rainbowashing.

    quest’uomo in un periodo drammatico per i lavoratori italiani dirotta il palco del primo maggio sul DDL zan, che per carità è una battaglia importante. ma i salari da schifo sono MOLTO più importanti, solo che a lui il rainbowashing faceva più engagement e si è preso i titoloni della GIORNATA DEI LAVORATORI con quello. e tutti ad applaudirlo. la merda proprio

  5. No io credo che le multinazionali siano davvero interessate al progresso e al benessere della collettività, si vede benissimo come incentivino l’attività sindacale, come combattano la delocalizzazione e la concorrenza salariale, e [non utilizzino affatto](https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2022/01/20/john-elkann-a-palazzo-chigi-incontro-con-draghi_a4352011-e7f9-4c0a-8543-afd1aba40a53.html) i media che possiedono per [spingere la politica](https://www.google.it/amp/s/amp.economist.com/europe/2022/01/23/mario-draghis-bid-to-become-president-is-bad-for-italy-and-europe) verso la direzione a loro più confacente, ma tutelino invece la libertà delle autorevolissime firme che scrivono sui loro giornali di esprimersi senza alcun timore di ritorsioni. Non posso che dirmi felicissimo di vivere in un paese in cui tutti i media sono posseduti da [persone](https://it.m.wikipedia.org/wiki/Silvio_Berlusconi) che hanno a cuore il mio [bene](https://it.m.wikipedia.org/wiki/Urbano_Cairo) e il mio [futuro](https://it.m.wikipedia.org/wiki/Confindustria), al posto che in stati canaglia in cui i giornalisti [vengono allontanati](https://www.iassp.org/team_tutor/dario-fabbri/) per divergenze rispetto alla linea del gruppo editoriale, se non [assassinati](https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ilaria_Alpi) addirittura, cose che fortunatamente dei grandi operatori economici non farebbero mai.

  6. Qualcuno ha detto F1 che lancia il motto “We race as one” per sensibilizzare su ambientalismo, discriminazione, problemi sociali, etc… mentre si fa sponsorizzare da Fly Emirates ed Aramco e gareggiano in nazioni* che non rispettano niente di tali ideali?

    ​

    *che casualmente sono quelle che pagano di più e che hanno sempre prime ed ultime gare del campionato

  7. Ma secondo me questi argomenti di wokewashing sono piuttosto fallaci, specialmente quando applicati a questo tipo di multinazionale. Cioè si sta dando per scontato che nel momento in cui un’ azienda applica delle politiche pseudo-inclusive o fa dichiarazioni in favore di qualche minoranza, questa risulti come “santa” agli occhi di certa gente. Voglio dire, pensate veramente che funzioni? Che con una bandiera arcobaleno stampata sul proprio logo qualcuno si fermi a dire “ah che bella e brava questa multinazionale?”

    E poi mi sfugge l’hot take: le aziende petrolifere cercano d’ingraziarsi il pubblico con pubblicità false? Che novità.

  8. Oooh, chi l’avrebbe mai detto, alle aziende non frega niente dei diritti dei gay e lo fanno solo per migliorare la loro immagine pubblica

  9. Finché i woke se la bevono e i loro atteggiamenti psicopatici rimangono solo di facciata senza influenzare il comportamento delle aziende a me va bene

  10. In generale sono tutti di facciata, quelli che sono veramente per l’inclusivita’ non ne fanno diventare parte del loro marketing semplicemente lo fanno perche’ lo trovano normale.

  11. Hot take: alle aziende non frega un cazzo di nulla, **tutto** quello che fanno è facciata, perché l’unica cosa che conta è il fatturato.

    Ma si parla del *wokewashing* perché i gay e i neri stan sulle balle a tanti

  12. Tutto il woke moderno è di facciata. Attivismo triviale che opera e si occupa di inezie quando i problemi sono grossi come elefanti e che si rispecchia in influencer e modelli che, dall’alto della loro posizione “borghese” e un congruo conto in banca, non hanno in realtà la minima idea di cosa succede in basso.

    E normale che il marketing si adegui tentando di fare breccia in quel target e ci riesce con poco sforzo.

  13. Anchebgli stessi partiti ambientalisti e gli ambientalisti stesso sono woke quando prendono posizioni contro il nucleare.

  14. A volte non c’è nemmeno bisogno di esporsi come woke, basta pensare a quella pubblicità della Eni dove sparava un nome a caso dicendo che se la smette di lasciare il gas acceso quei 1 sec in più si inquina 10000 volte meno…….

  15. una nota a margine: grazie per aver tradotto in italiano “wokewashing”, mi piace “attivismo di facciata”, noi italiani siamo spesso molto provinciali e accettiamo qualsiasi termine inglese ci arrivi (anche quelli finti inglesi, tipo smarworki)

  16. Solo un appunto: attenti a non estendere il concetto a qualunque istanza di manifestazione progressista.

    Le aziende ci guadagnano durante il pride, è vero, ma esistono anche casi dove l’iniziativa parte da persone che sono in posizione di visibilità ma non hanno potere sull’industria in fatto di effettivi investimenti.
    È il caso della maggior parte degli atleti e di alcuni artisti, che spesso mica possono sindacare contro gli investimenti del label o dello sponsor. In questo caso la visibilità social può effettivamente essere l’unico potere che hanno, un potere che letteralmente dipende proprio da strutture economiche che contraddicono in pratica il messaggio.

  17. Che aborto di articolo.

    Sì, le aziende cercano di promuoversi. E quindi? Cambia qualcosa che flexino con una donnina succinta, o pretendano di importarsi del riciclo della plastica?

    Che razza di fantoccio è sta ipotetica persona *socialmente impegnata*, che poi perché in uno spot pubblicitario vede due gay o neri allora torna a casa soddisfatto e ammansito come se il razzismo/omofobia non esistesse più?

    Per carità, c’è davvero gente ipocrita che si auto-giustifica l’acquisto di una model X come se il nemico più grande dell’ambiente fosse il motore a scoppio invece del lusso.. ma non è di questo che si parla qui.

    E non è neanche vero che “murr durr aziende capitalismo shareholders”, perché proprio a seguito dello schifo più infimo (dato che per qualche motivo tutti si lamentano dell’americanocentrismo, eppure tutti son sempre pronti a tirare fuori storie da quelle lande desolate) molte hanno ***effettivamente*** [tenuto testa](https://popular.info/p/the-truth-about-corporate-contributions) ad almeno il rispetto della democrazia stessa.

    Poi, perché nessuno fa mai articoli del genere a proposito del “ottimismo semplicista” messo da parte da attivisti come greenpeace stessa? Tipo no, predicare che bisogna fare di tutto e di più per il riscaldamento globale, però poi se si costruiscono centrali nucleari, o si impiegano gli OGM, si scampi chi può.

    Amazon che fa quegli spot nauseanti con ~~renatina~~ alessia che ha potuto finalmente soddisfare il sogno di una vita di costruire pale eoliche ne esce meglio.

    Ultimo ma non meno importante, fa ridere l’internazionale/mediapart che dovrebbero rispecchiare e promuovere gli ideali egualitari dell’area progressista/sinistra, e poi usano non-ironicamente l’urletto “woke”.

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