Balneari: sì del Cdm all’unanimità alla riforma delle concessioni

17 comments
  1. Ammesso che non venga stravolto nel passaggio in Parlamento, c’è il rischio che il prossimo governo riesca a bloccare la riforma?

  2. È vergognoso che in un paese civile si debba vincere una gara per avere una concessione all’utilizzo commerciale di uno spazio demaniale.
    Sarebbe molto più corretto prorogare indefinitivamente, su stile nobiliare dei diritti acquisiti che si possono comprare e vendere

  3. Spero che vengano anche limitate le concessioni. È una vergogna che le spiagge libere siano buchi di 30m2 su km di lungomare. All’estero non è così.

  4. >Il governo “ci manda in pasto all’Europa”, si lamenta infatti Assobalneari, in linea con il partito di Giorgia Meloni che denuncia il “vergognoso regalo alle multinazionali straniere” e il rischio di “durissime conseguenze economiche e sociali

    Quanto sono dispiaciuto per le durissime conseguenze economiche e sociali…

    Già il fatto che la Meloni parla di “espropriazione” quando si sta parlando di una proprietà del demanio fa capire che ragionamento contorti si debbano fare per giustificare certe situazioni. Ben vengano investitori stranieri e anche multinazionali se serve, sempre meglio dell’imprenditorino che credeva di possedere vita natural durante un appezzamento di spiaggia per diritto divino.

  5. Spero che, almeno in questo caso, concorrenza e libero mercato funzionino. Perché al momento ci sono prezzi spropositato a fronte di servizi mediocri in molti stabilimenti. Ma tanto che importa, i proprietari son lì da una vita, si conoscono tutti e fanno cartello.

    Poi, come discorso separato, trovo tutt’ora assurdo che non ci sia una legge che garantisca un *minimo* di costa balneare libera nei vari comuni. Andare in posti come Riccione o Rimini è scandaloso: 100 metri di spiaggia libera ogni 5km (e forse anche meno).

    Ben vengano gli stabilimenti, non dico che deve essere necessariamente tutto brullo e selvaggio come in Sardegna, per carità. Ma si può garantire almeno un 30% della costa balneabile e accessibile libera da stabilimenti.

  6. >E fino all’ultimo i ministri restano all’oscuro del testo

    Ottimo, già il Parlamento è diventato un passacarte capace solo di approvare a colpi di fiducia, ora pure i ministri in CdM non hanno titolo di leggere per tempo i DL che dovrebbero approvare?

    > che da un lato fissano per legge la fine del regime di proroga al 31 dicembre 2023

    E quindi altri due anni di proroga, poi nel 2023 ci sarà un altro governo e vediamo che si fa.

    > La ministra di Iv Elena Bonetti chiede di valorizzare l’imprenditoria femminile e di tenere conto delle imprese che certificano la parità di genere.

    Oh sì ti prego, creiamo un’altra categoria di certificazioni fini a sé stesse ma che diano da mangiare a consulenti, istruttori e certificatori.

    > anche se già i ministri leghisti hanno ottenuto gran parte delle loro richieste, soprattutto la tutela delle aziende familari che gestiscono da anni lidi e stabilimenti e di lì percepiscono il loro reddito principali (se ne terrà conto, nelle gare)

    Lol, quindi non solo rimane tutto com’è per altri due anni, ma anche se si andasse a regime con le regole attuali i baroni feudali delle spiagge partirebbero già avvantaggiati per legge.

    > Il testo, osserva un ministro, era il miglior compromesso possibile. Non si poteva certo arrivare a una ulteriore proroga – come sperava la categoria e pure parte della Lega – anche perché incombe la procedura Ue e il rischio di una maxi-multa.

    In pratica si è varata l’ennesima proroga mascherata da fine delle concessioni, al solo scopo di evitare la procedura d’infrazione, ma lasciando di fatto tutto com’era.

  7. Sono contrario alle concessioni così come sono, ma appena ho pensato alle gare mi si è aperto uno scenario che mi ha fatto quasi più paura: una volta che si va per gara, cosa impedirebbe ai grandi gruppi di investire pesantemente nel settore (visto che è così redditizio)? Da ventimiglia a gallipoli una distesa di spiagge Autogrill, McDonalds, Amazon… Magari in franchising, per evitare noie di antitrust. Boh. Non ho in mente alternative però.

  8. Detesto l’andazzo delle concessioni balneari ma intravedo il solito pattern della politica italiana:

    * c’è un asset che può far fruttare qualche soldino (le spiagge)
    * c’è una situazione da sanare (le concessioni per quattro soldi)
    * c’è l’alibi per affrontare la questione (la direttiva Bolkenstein)
    * si apre il dibattito prefigurando scenari catastrofici per i concessionari
    * si rinvia la questione di un anno
    * si riapre il dibattito prefigurando catastrofici scenari
    * si rinvia la questione di un altro anno
    * arriva la stangata, uguale per i buoni e per i cattivi
    * improvvisamente grossi e succosi pezzi dell’asset diventano vendibili
    * grossi miliardari e grosse società comprano belle spiagge e le chiudono al pubblico
    * altre finiscono abbandonate quel tanto che basta per far la gioia di vandali e mafiosetti
    * in pratica la verruca sul dito viene eliminata amputando la mano
    * il governo si giustificherà dicendo che non c’era altra soluzione

    Sono il primo a lamentarmi contro certi parassiti ma ho il terrore che i loro successori siano generalmente molto peggio di ciò che immaginiamo.

    Una riforma si può chiamare riforma solo quando preserva il bene esistente (la tutto sommato grande accessibilità alle spiagge), altrimenti è solo una rivoluzione in cui i ricchi quatti quatti vincono e i poveri vengono fregati e beffati.

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