La notizia da ieri sta facendo un po’ il giro dei social e dei notiziari: una ragazzina di 16 anni in un istituto scientifico di Roma è stata apostrofata in malo modo da una professoressa a causa del suo abbigliamento che la vedeva a pancia scoperta (poi in teoria stava pure twerkando facendosi filmare su TikTok durante un’ora buca)

[Link alla notizia sull’Ansa](https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2022/02/15/stai-sulla-salaria-in-liceo-rivolta-per-le-offese-di-una-prof_6b7bc59e-3812-4439-8477-0e364d4a104c.html)

Il parere dei ritaliani in merito la notizia? Credete ci possa (e debba) essere un limite sulla propria espressione in determinati ambienti o si inneggia all’inno della più completa libertà per tutti?

E se una persona è libera di potersi vestire come le pare non è altrettanto giustificata la libertà di commentare come più si desidera?

Dove sono (o dove dovrebbero essere) i limiti in questa vicenda?

Il mio semplice punto di vista: c’è davvero la necessità che a 16 anni, a Febbraio, a scuola, devi andare in giro con la pancia scoperta?

Ed è tanto un problema se una persona ti dice apertamente in faccia che sembri una puttana o si preferisce che magari tutti lo stiano semplicemente pensando nella propria testa senza però dirlo ad alta voce?

43 comments
  1. Di per sé io non avrei nessun problema se una persona si vestisse cosi fuori da scuola. Ma alcuni luoghi pubblici hanno delle regole che vanno rispettate, dare della troia però è un pò esagerato. Semplicemente gli direi di vestirsi in maniera più consona con il luogo

  2. Non è stato rimproverata per come si era vestita ma perché si stava facendo filmare mentre ballava a pancia scoperta durante il cambio dell’ora.

    Mi pare chiaro che sarebbe stato strano se la professoressa avesse fatto finta di niente visto che è una minorenne a scuola durante le ore di lezione.

    La frase detta dalla prof era “qui non siamo sulla Salaria”.

    La mia personale opinione è che dovrebbero vergognarsi gli studenti che protestano perché appaiono oltremodo ridicoli e bambocci

  3. L’insegnante ha usato un’espressione offensiva, scuola o non scuola, sarebbe stata offensiva in ogni contesto. Le motivazioni potrerbbero essere state più nobili però (non lo sappiamo senza poter leggerle nella mente): la ragazza stava apparentemente filmandosi ballando a scopo di diffusione pubblica. Questo, nei locali di un’istituzione (che dovrebbe essere) seria come la scuola pubblica, non è appropriato e questo andrebbe spiegato e motivato ai ragazzi, che da soli non possono mica “nascere imparati”.

  4. Mettiamo le cose in ordine.

    La professoressa ha insultato una studentessa.

    La professoressa ha insinuato pubblicamente che la studentessa sia una prostituta.

    La professoressa ha etichettato come prostituta una ragazza minorenne.

    Comunque la si giri, 3 chiari problemi con l’accaduto ci sono.

    Il decoro dell’istituzione scolastica va difeso, certo, ma va anche difeso non chiamando (indirettamente) “troia” una ragazzina.

  5. Secondo me prima ancora di concentrarsi sul discorso decoro o non decoro, e per certi versi etica e non etica, la cosa che secondo me sta passando in secondo piano è che una professoressa che voglia o no ha un ruolo, che è quello di educare anche attraverso il suo esempio, è giusto che questa si rivolga ad un alunna dandole della mignotta?

    Se un ragazzo ha difficoltà in matematica allora la professoressa è legittimata ad umiliarlo e dargli del ritardato ?

  6. Il diritto al decoro delle istituzioni pubbliche contrasta con la libertà di espressione del pensiero, credo che potremmo riassumere in questo modo la questione.

    Beh, io direi che nel caso concreto la ragazza si è presa un po’ troppa libertà, anche perché ci sono dei doveri particolari durante le ore scolastiche e in generale all’interno degli istituti che tendenzialmente vietano questi comportamenti, per cui, pur non condividendo la reazione eccessiva della professoressa, è perfettamente comprensibile il rimprovero.

  7. si va bene ci posso anche stare ma la professoressa al massimo poteva redarguirla, sicuramente non chiamarla troia. c’è modo e modo e la decenza e il decoro sono valori che i professori dovrebbero seguire prima ancora degli studenti

  8. **Ridicolo**.

    Bisognerebbe reintrodurre la divisa e punire MOLTO severamente questi comportamenti da bambocci viziati. I video su TikTok li fai fuori dalle mura scolastiche. Il pancino in a metà febbraio lo copri, soprattutto se sei a scuola.

    La prof ha fatto una battuta. Come le fanno tutti, costantemente. Non le ha detto “sei una zoccola, non vali nulla”. Ha fatto notare che abbigliamento e balletto erano totalmente inadatti al contesto scolastico.

  9. C’è nel regolamento un divieto a farlo? Nella mia non c’era un dress code obbligatorio, al massimo i professori commentavano sul “rispetto del luogo” e basta.

    La professoressa aveva ragione di lamentarsi di una studentessa che si mette a ballare e filmarsi a scuola durante un’ora. Un comportamento serio sarebbe stato un richiamo o una nota, un comportamento infantile sarebbe insultare la ragazzina. Se la professoressa voleva che ci fosse rispetto del luogo e delle istituzioni, ha dato prova del contrario comportandosi così e rivolgendosi in questo modo all’alunna.

    >c’è davvero la necessità che a 16 anni, a Febbraio, a scuola, devi andare in giro con la pancia scoperta?

    Che cazzo di domanda è questa? È necessario indossare una maglietta rossa piuttosto di una nera? Se non c’è una divisa no, quindi ognuno mette quello che piace.

    P.s. se leggi l’articolo la ragazza aveva una maglietta normale, ha sollevato la maglietta per il video.

  10. se pensate che fare balletti su tiktok sia da zoccole e che un adulto in una posizione di potere faccia bene a denigrare in quel modo uno studente (anche peggio minorenne) mi preoccupo per le ragazze nelle vostre vite

  11. Qui ci sono due problemi, secondo me.

    Primo: per quanto io sia contrario al dress code, un minimo di rispetto per il luogo in cui sei passa anche dal vestirsi in un certo modo. La scuola non è una discoteca, uno stadio o un bar, quindi non ci si va vestiti come se si andasse in quei posti.

    Sì, in determinati ambienti ci deve (secondo me) essere un limite alla “libertà di vestiario”: o stiamo dicendo che se (esempio a caso) Salvini andasse in parlamento con la maglia del Milan la cosa sarebbe rispettosa dell’istituzione? E a questo punto perché non fare la maturità in costume da bagno e infradito? Questa la trovo mancanza di rispetto per il luogo in cui sei, altro che libertà di espressione.

    Dopodiché, fuori da tali ambienti ti vesti come vuoi.

    Secondo: c’è modo e modo di far notare questo concetto, un’insegnante ha un ruolo educativo e di esempio che passa anche e soprattutto dall’evitare certe affermazioni.

    Un semplice “che stai facendo?” o “ma ti sembra il caso?” sarebbe stato molto più rispettoso e magari avrebbe anche permesso una discussione civile sul tema, spiegando alla ragazza perché il suo comportamento fosse fuori luogo, invece di farla arrabbiare e di darle ancora più convinzione che in realtà ha ragione lei.

    Aggiungo che la libertà di espressione finisce dove comincia l’offesa, e il limite qui mi sembra sia stato superato.

    Conclusione, riguardo al caso specifico: per me hanno torto entrambe le parti in causa; margini per protestare ce ne sono, perché non definirei esattamente l’atteggiamento della professoressa come molto professionale, ma protestare contro il fatto che sia mal visto vestirsi male a scuola anche no, mi sembra ridicolo. Poi oh, sono liberi di farlo, eh.

  12. Guarda, a parer mio è opportuno che in determinati ambienti ci sia un limite alla propria libertà di espressione, semplicemente perché altrimenti si finisce nel degenero (per assurdo, poter andare in bikini o mutandoni a scuola/uni/lavoro).

    Però onestamente non ritengo la pancia scoperta come espressività oltre il limite del decoro, però è una questione opinabile e su cui volendo si potrebbe facilmente raggiungere un consenso.

    Invece per quel che riguarda la libertà di commentare ritengo sia valido il discorso analogo, ovvero che sia opportuno poter dire quel che si pensa, senza però degenerare (per assurdo, dare il proprio giudizio su ogni questione diventando quindi pesanti nei confronti di quella persona).

    E anche per questo punto devo chiarire che la professoressa non ha degenerato nel modo da me concepito. Però è pure vero che non ha nemmeno dato la sua opinione (usando la sua libertà di commentare), ha offeso, il che è diverso.
    Per intenderci, avrebbe potuto (e dovuto, se è quello che pensa), chiarire come secondo lei fosse inopportuno il vestiario, non dare della puttana. Il messaggio è lo stesso (un commento che si decide di fare non approvando la pancia scoperta), il modo però cambia.

  13. Che vergogna leggitimare un insulto personale da parte di una persona che avrà 40 e rotti anni, nascondendosi dietro il pretesto di discutere di decoro. La signora professoressa si prendesse delle goccine. Non c’è nessun dibattito da fare qua. È come postare un articolo e scrivere “Questo ragazzo non ha fatto i compiti per casa ed è stato frustato 10 volte. È giusto che i ragazzi di oggi non siano interessati a svolgere i compiti per casa?”.

  14. 1) la ragazza non era vestita in modo idoneo per andare a scuola e dimostrava comportamenti non idonei al luogo. Queste due cose ovviamente vanno corrette.
    2) un’ insegnante (perché per essere chiamati professori quasi nessuno ne possiede le qualifiche) di liceo non si può permettere di rivolgere parolacce a una studentessa, ancora meno sul suolo scolastico. Anche questo comportamento va corretto.
    (Ovviamente c’è un po’ di vecchia sana misoginia dentro a questo problema ma quella è molto più difficile da correggere.)

  15. Dare della troia a una ragazzina, invalida completamente ogni difesa possibile. E per quanto la professoressa possa aver avuto tutte le ragioni di questo mondo, esiste un limite per cui il semplice rimprovero diventa dannoso. Come se a lavoro, chessò vengo vestito male, mi viene detto assomigli a un ne*ro, li si chiude la vena. A prescindere dalle motivazioni

  16. >devi andare in giro con la pancia scoperta?

    Che tra l’altro mi fai venire il raffreddore solo a guardarti.

    Maglietta della salute FTW!

  17. Per me ci sono due punti chiave da considerare nella vicenda:

    1. Un dress-code da tenere a scuola (nel mio liceo c’era, ad esempio) che non limiti la libertà d’espressione ma stabilisca un abbigliamento consono all’ambiente (come al lavoro, in pratica) ad esempio: gonne al ginocchio, pancia coperta, trucco non troppo vistoso, pantaloni vita alta o bassa ma non a metà del sedere, niente ciabatte… insomma cose abbastanza basiche.

    Niente ci vietava di mettere top scollati e gonne corte nello zaino e di cambiarci dopo la fine delle lezioni (per uscire dopo).

    2. Un professore ha anche un ruolo educativo (inteso educazione sociale) e dovrebbe poter richiamare gli studenti in caso abbiano comportamenti non consoni all’ambiente (genere: non si twerka a scuola perché non è una discoteca, non si entra ed esce dalle finestre, non si fuma nei bagni, non si sta in classe col telefono a filmare/messaggiare/telefonare etc.)

    Detto ciò, non si dovrebbe poter chiamare gli studenti « puttane, idioti, cretini, stronzi », perché non sono termini appropriati a un luogo d’istruzione (chiariamoci, il professore che chiamava tutti « deficienti » l’ho avuto anch’io, ma sebbene capisca il senso di voler provocare una reazione forte, non è un metodo appropriato per motivare gli studenti).

    Di conseguenza, va bene commentare e far capire alla studentessa che sta avendo un comportamento non appropriato per X ragioni, non va bene rivolgersi a una studentessa e chiamarla puttana.

  18. Ci sono assolutamente dei limiti da rispettare in base al luogo ed alla situazione, per quanto mi riguarda sia la studentessa che l’insegnante hanno sbagliato.

    È ovvio che alzarsi la maglietta e mettersi a fare il video in cui si balla a scuola non è decoroso, così com’è ovvio che nessun insegnante dovrebbe offendere un alunno, che oltre ad essere a sua volta indecoroso è anche controproducente.

    Si potrebbe anche riflettere sul fatto che se invece di una studentessa si fosse trattato di un ragazzo l’avrebbe definito un gigolò? Ne dubito, probabilmente avrebbe detto “questa non è una discoteca/bar/spiaggia/etc.”.

  19. Per farsi un’idea di quell’episodio occorre prima considerare un paio di cosette:

    1. il modo di vestirsi dà un segnale a chi è nei tuoi dintorni. Motivo per cui ad un importante colloquio di lavoro non ti presenti con la felpa sdrucita e i jeans non lavati da Natale, e nemmeno con la giacchetta con la svastika che usasti per la festa di carnevale. L’abito non ti fa monaco ma il tuo _dress code_ dice chi sei, cosa vuoi, cosa intendi fare. Dopotutto ci aspettiamo di vedere il chirurgo in camice, il giudice in toga, il poliziotto in divisa…

    2. stai aprendo un dibattito parlando dei limiti al decoro, ma solo perché ad apostrofare è stata una professoressa anziché un professore – che ti avrebbe invece indotto ad aprire un dibattito sul maschilismo tossico e pedofilo invocando il linciaggio (non solo mediatico) del professore.

    Senza dubbio la ragazzetta in questione non ha ben chiaro il punto 1 – ossia ha una _carenza formativa_ -, non sa distinguere tra l’ambiente in cui va per la propria formazione e la festa a casa delle amiche. Notiamo anche che la sullodata _libertà di espressione_ è vivibile in centomila modi civili e ragionevoli che non hanno bisogno di esibizionismi “controcorrente” (chiamiamoli così per gentilezza).

    Non credo alla teoria del complotto dei _Professori Improvvisamente Impazziti Contro Gli Innocentissimi Studenti:_ se davvero la professoressa ha usato un termine volgare, può essere solo perché ha rilevato zero effetti nell’uso di tutti i modi gentili e civili. Con le persone ufficialmente disagiate ci si arma di pazienza e di comprensione, ma quando si tratta di alunni ufficialmente sani di mente la pazienza e la comprensione si esauriscono un po’ più velocemente. L’uso di un termine offensivo (poco o molto offensivo, a seconda di quanto è stata alzata l’asticella dal colpevole) può benissimo servire a _svegliare coscienze addormentate,_ non è detto che in ogni e qualsiasi circostanza sia del tutto sbagliato. E che diamine, per i bambini capricciosi volano improperi e mazzate, e poi da adulti possono fare qualsiasi cosa senza limite perché altrimenti il fiocco di neve si sente offeso?

    Conclusioni per chi si stufava di leggere le argomentazioni:

    – il comportamento della ragazza è irragionevole anche solo sulla base di considerazioni climatiche

    – non si può negare che qualcosa abbia esacerbato la reazione della professoressa

    – quando le maniere civili non producono effetto, non è del tutto irragionevole “parlare un linguaggio che il destinatario può capire”

    – e meno male che si trattava di una professoressa anziché di un professore.

  20. Un certo dress code a scuola ci può stare anche se francamente certe norme sono effettivamente superate e non al passo con l’effettiva percezione nella società, si può discutere sulla pancia anche se personalmente non la trovo scandalosa ma il caso più palese sono i pantaloncini per i maschi. Ricordo un caso plateale alle superiori di un mio compagno di classe ripreso da una professoressa perché aveva tenuto i pantaloncini della palestra in una giornata calda e questi erano sopra il ginocchio, il tutto mentre lei indossava un vestito con gonna altrettanto corta. Mi è sempre sembrata un’assurdità

    Detto ciò no, il commento della prof è a prescindere assolutamente fuori luogo anche considerando il twerking e il fatto che “tutti lo pensino” come dici tu OP (cosa per altro non necessariamente vera) non giustifica un bel niente. La mente può vagare quanto vuole, spesso anche al di fuori del controllo del diretto interessato, ma ciò non giustifica le offese e lo slut shaming

  21. È una cosa irrilevante e il fatto che i ragazzi si siano offesi per un commento del genere indica l’ipersensibilità dilagante che caratterizza questo periodo storico.

  22. Da me al liceo non volevano i maschi in canottiera e soprattutto in pantaloni corti, se poi uno aveva le gambe molto pelose certi prof andavano giù abbastanza pesante con note o commenti.

    A noi sinceramente non ce ne fregava granché, al limite poteva essere una seccatura a giugno quando faceva caldo.

    Le rare volte che qualcuno si è lamentato era più per il gusto di dar contro alla prof severa di turno e fare un po’ di polemica, non ci vedevamo nessun oltraggio alla libertà di espressione nel non poter avere le gambe pelose di fuori.

    Altro caso, questo veramente assurdo, una prof in particolare riprendeva un mio compagno palestrato se aveva le maniche della t-shirt o camicia troppo corte: lui non poteva perché era grosso e quindi indecoroso, per noi altri nessun problema.

  23. sono d’accordo con chi dice che la ragazzina non era vestita in modo adeguato. io al liceo e all’università ci andavo pure in minigonna (non inguinale, quella la riservavo se mi andava per dopo), però mi piace che tutti (maschi e femmine) seguano un codice di abbigliamento. niente di mortificante, non sono contraria ai pantaloni e alle gonne un po’ sopra il ginocchio, però deve essere sempre consono, ecco. se la maglietta lascia due centimetri di pancia non è niente, però la pancia tutta scoperta non è il massimo del decoro (parola che non mi è mai piaciuta e ti fa sempre sembrare bacchettona quando la usi).

    allo stesso tempo credo che sia gravissimo apostrofare la ragazzina come una poco di buono per questo. al di là di qualsiasi intenzione e atteggiamento, basta dirle “cara x, oggi sei vestita in modo poco adatto alla scuola. per oggi fa niente, perché non è successo niente di così grave, però la maglietta che ti lascia tutta la pancia scoperta te la metti appena esci di qui”. stop. e riprendere anche i maschietti per questo, perché vedo i ragazzi venire a scuola come se fossero appena tornati dal mare ma a loro non viene mai detto nulla.

    sul twerking non discuto. non è una genialata farlo a scuola, ma anche io ho fatto cazzate all’epoca.

  24. > E se una persona è libera di potersi vestire come le pare non è altrettanto giustificata la libertà di commentare come più si desidera?

    Non è una situazione simmetrica in generale, tantomeno nel caso in questione in cui si tratta di una persona adulta in posizione di autorità verso una ragazza

    In ogni caso insultare una persona non è simmetrico rispetto alla libertà di vestirsi e mi pare semplicistico

    Secondo un ragionamento di quel tipo, allora si potrebbe dire che “se sei libero di indossare una maglietta blu allora io posso dire che chi indossa una maglietta blu è un figlio di puttana che merita di morire”? Insomma

    > Ed è tanto un problema se una persona ti dice apertamente in faccia che sembri una puttana o si preferisce che magari tutti lo stiano semplicemente pensando nella propria testa senza però dirlo ad alta voce?

    Ma non c’è l’opzione “nessuna delle due”?

    Anche se fosse, soprattutto nel contesto, meglio una cosa brutta del genere pensarla e basta che dirla
    Cioè a me sembra di una banalità disarmante

    “È tanto un problema dire a una ragazza che sembra una puttana?” Sì??

    Anche se lo pensi, anche se pensi stia facendo una cosa inappropriata e indecorosa, stai insultando una persona, che è sempre male

    Se pensi sia qualcosa da correggere ci sono mille modi migliori e più appropriati per esprimere dissenso o disappunto

    Nel contesto specifico poi non stiamo parlando di coetanei o amici che scherzano tra loro

  25. È ora di smetterla di epitetare le donne per come si vestono e truccano.
    E quando anche una volesse avere rapporti casuali con chiunque le pare, è ora di smetterla di denigrarla. Lo fanno gli uomini, senza essere mal giudicati, e lo possono fare anche le donne.

    Detto questo, bisogna rispettare il dress code e l’etichetta del luogo in cui ci si trova, ergo vestirsi integralmente e sobriamente a scuola, e non twerkare.

  26. > si preferisce che magari tutti lo stiano semplicemente pensando nella propria testa senza però dirlo ad alta voce?

    Questa è la norma. Grandi sorrisi e poi alle spalle “che gran troia” o “che gran puttaniere”. Noi italiani siamo dei maestri, in tal senso.

  27. Non lo so. Io insegno al momento in una scuola superiore all’estero e noto che qui il dress code per gli studenti è molto più tollerante (per esempio, molti hanno l’ombelico scoperto, e non solo per twerkare). Non ho mai sentito i colleghi commentare le scelte di vestiario degli alunni e delle alunne e, sinceramente, apprezzo il loro atteggiamento. Nessuno viene a scuola in costume, ovviamente, ma se dobbiamo parlare di decoro in luoghi pubblici secondo me c’è una bella differenza tra l’appropriatezza di ciabattine infradito e vestiti trasandati e quella di un ombelico scoperto.

  28. > Ed è tanto un problema se una persona ti dice apertamente in faccia che sembri una puttana o si preferisce che magari tutti lo stiano semplicemente pensando nella propria testa senza però dirlo ad alta voce?

    Ho dovuto strizzarmi gli occhi tre volte prima di credere che tu abbia davvero scritto questa roba

    Edit: sto leggendo certi commenti e i downvote a chi giustamente fa notare che non ci sono scusanti per l’insulto, trovo veramente imbarazzante questo thread, ripigliatevi

  29. Io andavo in questo liceo(10 anni fa)Questioni sul dress code ci sono sempre state. Ogni tanto volavano insulti anche dai prof, riferiti al modo di vestirsi e altro.
    La prof ha fatto bene? No.
    Bisogna farne un caso mediatico? No.
    Cosa deve fare uno studente? Rispondergli a tono.
    Secondo me è educativo anche saper rispondere a tono ai prof e alle autorità, quando sono nel torto, senza fare un piagnisteo nazionale.

  30. Ma basta! A. Scuola non fai i tiktok.. Non si può più dire nulla, fare nulla che partono sti ipocriti buonisti pronti a fare le vittime…

  31. Cioé, un’ insegnante insulta una minore usando un termine sessuale e qui ci si preoccupa del “decoro scolastico”?

    Come sempre, ci si focalizza sulla vittima e si discute riguardo cosa abbia fatto per arrivare a ricevere attenzioni indesiderate.

    Perché la pancia scoperta di una ragazzina é considerata più “indecorosa” del linguaggio viscido usato dall’insegnante.

  32. Hanno sbagliato entrambe e montare una polemica del genere per questa situazione mi sembra moooolto esagerato, si sarebbe potuto risolvere in un altro modo.

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