**Antefatto**: il 24 ottobre 1917 inizia l’offensiva degli eserciti austroungarico e tedesco a Caporetto. Approfittando della rivoluzione bolscevica in Russia, gli Imperi possono trasferire un gran numero di mezzi e uomini sul fronte italiano. L’attacco a Caporetto, compiuto con nuove tattiche di infiltrazione e tramite massiccio uso di gas velenosi, ha un effetto devastante sul Regio Esercito Italiano: la seconda Armata collassa sotto l’incursione nemica, il fronte è rotto, il nemico avanza e fa incetta di materiali e prigionieri. Cadorna ordina (ma non abbastanza velocemente) la ritirata. Si contano 300.000 tra morti, feriti e catturati; i territori conquistati con tremendi sacrifici tornano in mani austriache.
**La battaglia**: in seguito alla rotta di Caporetto, la situazione della III Armata è critica. Schierata sul basso Isonzo, ora ha ricevuto l’ordine di ritirarsi attraverso il Tagliamento fra Codroipo e Latisana; impresa impossibile per quanto rapidamente avanzano le truppe nemiche. Il generale von Below invia due divisioni tedesche e una austroungarica all’inseguimento della terza armata in fuga. La cattura della III Armata dimezzerebbe di fatto le forze italiane, rendendo il proseguio della guerra impossibile.
Il 29 ottobre una brigata di cavalleria (Genova Cavalleria) e una di fanteria (Lancieri di Novara) italiane vengono inviate a Pozzuolo del Friuli. L’ordine è di ritardare l’avanzata nemica il più possibile per permettere alla III Armata di mettersi in salvo oltre al Tagliamento. Il comando viene affidato al generale Capodilista. Lo squilibrio di uomini e mezzi è evidente (due soli reggimenti contro tre divisioni nemiche). Nella notte il gen. Capodilista dà gli ordini al rapporto ufficiali:
> *«Signori, questo deve essere il nostro camposanto»*
All’alba del 30 ottobre i nuclei di esplorazione segnalano fanti tedeschi in massa, armati con numerose mitragliatrici. Alle 11:00 avviene il primo attacco, respinto con l’ausilio di fuoco difensivo. Alle 12:00 il nemico ritorna all’assalto, questa volta viene respinto alla baionetta. L’arrivo dei rinforzi austroungarici trasforma gli attacchi in una battaglia senza fine di 8 ore: il nemico riesce assalto dopo assalto ad eliminare la barricate erette nelle vie della città. Ancora una volta i Lancieri di Novara sono costretti ad attaccare all’arma bianca, le due brigate italiane devono fare fronte a quasi 50.000 attaccanti tra tedeschi ed austriaci, altri ne stanno arrivando. Le perdite sono gravi, la popolazione prende in mano i fucili dei caduti e combatte a fianco del Regio Esercito.
Alle 17:30 il nemico riesce a piazzare alcune mitragliatrici nelle case semidistrutte di Pozzuolo. La posizione difensiva diviene insostenibile. Capodilista ordina la ritirata verso Santa Maria di Sclaunicco. Il Genova cavalleria effetta un’ultima carica a comando di Ettore Laiolo (MOVM), venendo completamente annientato dai colpi nemici. Il maggiore Sante Ghittoni ordina ai suoi uomini di andarsene e per coprirne la ritirata si piazza da solo con una mitragliatrice a far fuoco contro il gli austriaci. Esaurite le munizioni gli viene intimato di arrendersi: continua a sparare con la sua rivoltella, resistendo fino a Piazza Julia (dove oggi sorge il monumento al Cavaliere caduto). Accerchiato dai soldati nemici e ferito, punta l’arma alla tempia e spara, per non cadere prigioniero.
> *«Non posso dire delle mie truppe se non quello che dissi il giorno successivo al combattimento: “Auguro a tutta l’Italia di avere Soldati come i miei”. I miei soldati si facevano in quattro: correvano a destra e sinistra, sparando, senza che neppure un caporale dovesse darne loro l’ordine. Non parliamo poi di quando erano a cavallo: nessuno avrebbe saputo trattenerli. Sia il naturale eccitamento che si prova a cavallo, sia la soddisfazione effettiva che provavano nell’andare alla carica, essi si comportarono così brillantemente che, ripeto, avrei augurato che tutta l’Italia avesse avuto soldati così magnifici.»*
**Conseguenze**:
Dopo la battaglia di Pozzuolo, il *Genova* e il *Novara*, ridotte all’osso dalle perdite, praticamente non esistevano più. Un fiume di onoreficenze si riversò su chi prese parte a quel terribile 29-30 ottobre: 176 medaglie, tra cui 2 d’Oro, 48 d’Argento, 43 di Bronzo e 56 Croci di Guerra.
> *Con alto valore e sublime spirito di sacrificio contrastarono all’imbaldanzito nemico l’avanzata al Tagliamento. Costretti ad assestarsi a Pozzuolo del Friuli, ne contesero il possesso all’avversario resistendo sul posto 24 ore, finché, isolati ed accerchiati, si aprivano a sciabolate un varco tra le fanterie nemiche.*
Ma più di ogni riconoscimento valgono le parole laconiche di Erich Ludendorff, architetto delle strategie tedesche e l’uomo che prima aveva messo in ginocchio i francesi a Liegi e poi aveva fatto capitolare la Russia:
> *«Il nemico, su una linea di difesa che dal fiume Tagliamento va a Udine passando per Bertiolo-Pozzuolo-Lavariano, oppose una violenta resistenza per coprire la ritirata della III Armata sulla riva destra del Tagliamento»*.
Grazie al sacrificio del *Genova* e del *Novara*, la III Armata del Duca d’Aosta riuscirà a ritirarsi ordinatamente e a trincerarsi in piena efficienza sul Piave, fiume che vedrà (nella battaglia del Solstizio e poi in quella di Vittorio Veneto) compiersi il destino della Grande Guerra.
*Immagine: Cavalieri con sciabole sguainate.*
Bellissimo post, ignoravo l’esistenza di questa battaglia. Grazie!
2 comments
[la battaglia di Pozzuolo](http://www.esercito.difesa.it/storia/pagine/battaglia-pozzuolo.aspx)
**Antefatto**: il 24 ottobre 1917 inizia l’offensiva degli eserciti austroungarico e tedesco a Caporetto. Approfittando della rivoluzione bolscevica in Russia, gli Imperi possono trasferire un gran numero di mezzi e uomini sul fronte italiano. L’attacco a Caporetto, compiuto con nuove tattiche di infiltrazione e tramite massiccio uso di gas velenosi, ha un effetto devastante sul Regio Esercito Italiano: la seconda Armata collassa sotto l’incursione nemica, il fronte è rotto, il nemico avanza e fa incetta di materiali e prigionieri. Cadorna ordina (ma non abbastanza velocemente) la ritirata. Si contano 300.000 tra morti, feriti e catturati; i territori conquistati con tremendi sacrifici tornano in mani austriache.
**La battaglia**: in seguito alla rotta di Caporetto, la situazione della III Armata è critica. Schierata sul basso Isonzo, ora ha ricevuto l’ordine di ritirarsi attraverso il Tagliamento fra Codroipo e Latisana; impresa impossibile per quanto rapidamente avanzano le truppe nemiche. Il generale von Below invia due divisioni tedesche e una austroungarica all’inseguimento della terza armata in fuga. La cattura della III Armata dimezzerebbe di fatto le forze italiane, rendendo il proseguio della guerra impossibile.
Il 29 ottobre una brigata di cavalleria (Genova Cavalleria) e una di fanteria (Lancieri di Novara) italiane vengono inviate a Pozzuolo del Friuli. L’ordine è di ritardare l’avanzata nemica il più possibile per permettere alla III Armata di mettersi in salvo oltre al Tagliamento. Il comando viene affidato al generale Capodilista. Lo squilibrio di uomini e mezzi è evidente (due soli reggimenti contro tre divisioni nemiche). Nella notte il gen. Capodilista dà gli ordini al rapporto ufficiali:
> *«Signori, questo deve essere il nostro camposanto»*
All’alba del 30 ottobre i nuclei di esplorazione segnalano fanti tedeschi in massa, armati con numerose mitragliatrici. Alle 11:00 avviene il primo attacco, respinto con l’ausilio di fuoco difensivo. Alle 12:00 il nemico ritorna all’assalto, questa volta viene respinto alla baionetta. L’arrivo dei rinforzi austroungarici trasforma gli attacchi in una battaglia senza fine di 8 ore: il nemico riesce assalto dopo assalto ad eliminare la barricate erette nelle vie della città. Ancora una volta i Lancieri di Novara sono costretti ad attaccare all’arma bianca, le due brigate italiane devono fare fronte a quasi 50.000 attaccanti tra tedeschi ed austriaci, altri ne stanno arrivando. Le perdite sono gravi, la popolazione prende in mano i fucili dei caduti e combatte a fianco del Regio Esercito.
Alle 17:30 il nemico riesce a piazzare alcune mitragliatrici nelle case semidistrutte di Pozzuolo. La posizione difensiva diviene insostenibile. Capodilista ordina la ritirata verso Santa Maria di Sclaunicco. Il Genova cavalleria effetta un’ultima carica a comando di Ettore Laiolo (MOVM), venendo completamente annientato dai colpi nemici. Il maggiore Sante Ghittoni ordina ai suoi uomini di andarsene e per coprirne la ritirata si piazza da solo con una mitragliatrice a far fuoco contro il gli austriaci. Esaurite le munizioni gli viene intimato di arrendersi: continua a sparare con la sua rivoltella, resistendo fino a Piazza Julia (dove oggi sorge il monumento al Cavaliere caduto). Accerchiato dai soldati nemici e ferito, punta l’arma alla tempia e spara, per non cadere prigioniero.
> *«Non posso dire delle mie truppe se non quello che dissi il giorno successivo al combattimento: “Auguro a tutta l’Italia di avere Soldati come i miei”. I miei soldati si facevano in quattro: correvano a destra e sinistra, sparando, senza che neppure un caporale dovesse darne loro l’ordine. Non parliamo poi di quando erano a cavallo: nessuno avrebbe saputo trattenerli. Sia il naturale eccitamento che si prova a cavallo, sia la soddisfazione effettiva che provavano nell’andare alla carica, essi si comportarono così brillantemente che, ripeto, avrei augurato che tutta l’Italia avesse avuto soldati così magnifici.»*
**Conseguenze**:
Dopo la battaglia di Pozzuolo, il *Genova* e il *Novara*, ridotte all’osso dalle perdite, praticamente non esistevano più. Un fiume di onoreficenze si riversò su chi prese parte a quel terribile 29-30 ottobre: 176 medaglie, tra cui 2 d’Oro, 48 d’Argento, 43 di Bronzo e 56 Croci di Guerra.
> *Con alto valore e sublime spirito di sacrificio contrastarono all’imbaldanzito nemico l’avanzata al Tagliamento. Costretti ad assestarsi a Pozzuolo del Friuli, ne contesero il possesso all’avversario resistendo sul posto 24 ore, finché, isolati ed accerchiati, si aprivano a sciabolate un varco tra le fanterie nemiche.*
Ma più di ogni riconoscimento valgono le parole laconiche di Erich Ludendorff, architetto delle strategie tedesche e l’uomo che prima aveva messo in ginocchio i francesi a Liegi e poi aveva fatto capitolare la Russia:
> *«Il nemico, su una linea di difesa che dal fiume Tagliamento va a Udine passando per Bertiolo-Pozzuolo-Lavariano, oppose una violenta resistenza per coprire la ritirata della III Armata sulla riva destra del Tagliamento»*.
Grazie al sacrificio del *Genova* e del *Novara*, la III Armata del Duca d’Aosta riuscirà a ritirarsi ordinatamente e a trincerarsi in piena efficienza sul Piave, fiume che vedrà (nella battaglia del Solstizio e poi in quella di Vittorio Veneto) compiersi il destino della Grande Guerra.
*Immagine: Cavalieri con sciabole sguainate.*
Bellissimo post, ignoravo l’esistenza di questa battaglia. Grazie!