Ma come mai la produttività in Italia è così bassa? Le microimprese ( quelle sotto i 10 addetti ) in Italia sono 4 milioni e danno lavoro a quasi la metà degli addetti. Le grandi imprese ( quelle sopra i 250 dipendenti ) danno lavoro a meno di un quarto degli addetti ma producono il 35% del valore aggiunto.

Cioè nel 90 è stato puntato sulle piccole imprese " piccolo è bello " e hanno sbagliato. Le microimprese non possono fare ricerca e sviluppo e per aumentare la produttività possono solo comprimere i salari.

Le piccole imprese non possono essere la spina dorsale di un paese. Anche in Germania hanno le piccole imprese solo che hanno anche le grandi. Ed eccoci qua. Good night and good luck

https://www.ansa.it/piemonte/notizie/2024/11/04/piccole-imprese-artigiane-navigano-a-vista-futuro-incerto_bfc947af-6e80-467e-89dd-0dcc435d27ca.html

https://www.msn.com/it-it/money/notizie/piccole-e-medie-imprese-in-affanno-manifattura-e-commercio-in-crisi/ar-AA1tZulP

by executivekoi

15 comments
  1. Semplice, le micro imprese hanno quasi zero accesso al credito bancario.
    A noi servirebbero un paio di centri di lavoro CNC, per portare in casa la produzione, che ora facciamo fare a dei terzisti, ma per le banche non c’è abbastanza sicurezza.

  2. Il problema non è solo la micro-impresa, ma soprattutto la micro-impresa che resta tale.

    E’ chiaro che in molti casi abbia senso la micro-impresa, ma è altrettanto chiaro che è necessario che in altri casi le imprese inizino come micro per poter via via crescere. Invece c’è una mentalità molto approssimativa in merito, dove l’imprenditorotto di turno vuole mantenere il proprio orticello a conduzione familiare ed è contento così.

    Intendiamoci, può fare un po’ il cazzo che gli pare, cercare soci, espandersi e così via sono sempre mosse che possono avere rischi e rotture di cazzo, quindi non è che uno debba per forza voler puntare al vertice del settore. Però resta un problema il fatto che lo Stato non spinge gli imprenditori a far crescere le aziende. Che poi, a ben vedere, è un po’ un parallelo con la fiscalità che non spinge i dipendenti ad aumentare lo stipendio, perché rischi di pagare molte più tasse e perdere bonus arrivando ad un risultato finale non tanto migliorativo.

  3. Secondo me ci sono anche dei fattori che portano a ciò:

    -Insicurezza giudiziaria in Italia, che porta a legarsi a meno persone possibile (molte piccole imprese hanno paura di assumere gente esterna, probabilmente anche per rischio legale);

    -Trasferimento delle grandi imprese verso l’estero.

  4. Ci sono un sacco di imprecisioni/semplificazioni in cio’ che hai scritto:

    1. Le PMI non sono tutte *micro* imprese (che non e’ un termine gergale tanto al chilo ma ha dei precisi requisiti legali: massimo 10 dipendenti, fatturato massimo 2 milioni)
    2. Molte PMI, *non micro* investono eccome in ricerca e sviluppo e spesso possono persino innovare piu’ di grandi corporate
    3. Qualsiasi economia sviluppata ha comunque un tasso di queste ultime sul totale delle aziende >90%

    Quindi il problema non e’ affatto nell’esistenza di per se’ delle PMI, ma di altre caratteristiche tipiche del sistema economico italiano

  5. Faglielo leggere a chi crede che i salari si alzino con un semplice decreto legge e uno schiocco di dita.
    Non lo sanno, non lo leggeranno, verranno a dirti che c’è uno studio che dice che lavorare un giorno in meno aumenta la produzione altro che ricerca e sviluppo nelle grandi imprese.
    E in tutto questo si vanteranno del manifatturiero e del turismo mentre l’agroalimentare è il nostro made in Italy nel mondo.
    Paese sempre più fallito.

  6. In realtà la corsa alle micromprese è iniziata alla fine degli anni 70,con la ristrutturazione e l’esternalizzazione dei servizi di molte grandi aziende, ed ha funzionato bene fino agli anni 90 ( era addirittura un fenomeno studiato a livello globale).

    Dal 90, è più ancora dal 2000, con l’arrivo sul mercato del lavoro, prima dell’est europeo e poi dell’Asia queste piccole aziende, caratterizzate da bassa tecnologia, scarsa solidità finanziaria, poca innovatività e bassi costi, sono state falcidiate ma questo non le ha portate a fondersi con altre, come stava succedendo al di là delle Alpi.

    Il risultato è che molte di quelle che sono sopravvissute resistono spremendo il personale, approfittando della disattenzione fiscale, riducendo all’estremo gli investimenti e spingendo i prezzi al ribasso.

    Il risultato lo abbiamo davanti tutti i giorni e si chiama trend piatto dei salari e produttività stagnante.

  7. Che ci sia una piramide 80/20 o giù di lì penso sia fisiologico, mica possono essere tutte grandi. Bisogna capire quanto la “piramide” sia sbilanciata rispetto a paesi in cui la produttività è maggiore.

  8. Se hai un negozio e il tuo unico obbiettivo è mandare avanti quel negozio e andare in pensione, la produttività non cresce. In pratica, protresti benissimo fare un lavoro da dipendente che sarebbe più produttivo e meglio retribuito (almeno nel resto del mondo) e non staresti a lagnarti del fatto che nessuno pensa ai piccoli commercianti. Ma non c’hai cazzi e ti tieni il negozio.

    Questa mi sembra l’essenza della microimpresa in Italia.
    Comunque anche in UK mi sembra di capire che ci siano moltissime micro imprese, ma credo siano soprattutto consulenti molto specializzati nel loro settore e per questo anche molto ben retribuiti e produttivi.

  9. Non solo sono micro imprese ma operano anche in settori marginali riguardo la produzione di valore: una combo mortale!

    D’altra parte abbiamo passato anni a dire che il turismo era il petrolio dell’Italia e, coerentemente con questo, abbiamo creato una Nazione di camerieri

  10. La nostra economia e’ culturalmente incentrata sull’evasione fiscale, e’ piu’ difficile evadere quando sei grande.

  11. Piccole, medie o grandi cambia poco se poi il grosso del lavoro viene fatto fare all’estero… Da persona che è stata disoccupata per diverso tempo dico anche che le piccole imprese sono quelle che hanno più probabilità di assumerti (anche se i contratti variano) perché difficilmente si affidano ad un responsabile delle risorse umane.

    I responsabili delle risorse umane e le agenzie del lavoro per quanto mi riguarda sono il cancro, perché per farsi belli assumono sempre i candidati che secondo i loro criteri sono i migliori, per fare una buona figura. Il che significa che se qualcuno non rientra in quei criteri, (per esempio se ha un diploma poco interessante) non solo non verrà mai assunto, ma non gli verrà mai nemmeno data la possibilità di partecipare ad un corso di formazione, perché anche quelli richiedono delle selezioni. Meno male che esistono ancora i centri per l’impiego, almeno quelli un corso te lo lasciano fare grazie anche ai fondi del PNRR.

    A parte questo OT, influiscono moltissimo le leggi. Paesi come la Cina hanno già un grosso vantaggio per via della manodopera a basso costo. Se poi ci aggiungiamo il fatto che le leggi europee/italiane pongono infiniti paletti alle aziende italiane, ma non a quelle europee, allora il divario tra Italia e Cina diventa assolutamente insormontabile.

  12. Se parliamo di aziende industriali che producono meno di 300.000eur di fatturato per singolo dipendente, si è bassa produttivita e non vale la candela.

  13. I soldi che si fanno nelle piccole imprese vengono investiti in: macchinoni, case al mare, gioielli, orologi, vestiti inutili e altre robe di lusso.

    Invece di essere investite in ricerca, benessere dei tuoi dipendenti, fieno in cascina.

    Il problema nostro è che si fa impresa per vivere un lusso finto, invece di sviluppare un progetto in crescita e stabile per il futuro.

    Imprenditori che piangono miseria e girano con il Rolex al polso, ti cambiano macchinoni in faccia ed evadono le tasse. È l’edonismo all’italiana la nostra più grande inculata. Non abbiamo più lo spirito di quella cultura contadina che divenne imprenditoriale.

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