Sara Bennewitz
MILANO — I risultati dei primi nove mesi di Telecom Italia e la prospettiva di un ritorno al dividendo sospeso dal 2020, ieri hanno fatto salire le azioni ordinarie in Borsa dell’8,15% a 0,23 euro, e le rnc del 6,7% a 0,27 euro. «Con la presentazione del piano 2024-2026, senza considerare incassi straordinari, avevano detto che a febbraio 2025 avremmo valutato la possibilità di tornare a remunerare i soci — ha detto ieri l’ad Pietro Labriola durante la call con gli analisti –. Se avremo degli incassi straordinari allora il prossimo febbraio con il piano 2025-2027 potrebbe esserci un’accelerazione in questa direzione».
Nuove dismissioni in arrivo
E gli incassi straordinari sono in arrivo: entro novembre si chiuderà la vendita di Inwit per 250 milioni, già a dicembre potrebbero esserci novità sulla causa contro il Mef per il rimborso del canone da circa un miliardo di euro, e a inizio 2025 si saprà di più sull’offerta non vincolante da 700 milioni su Sparkle, fatta dal Mef (70%) insieme a Retelit (per il 30%) che è controllata dal fondo Asterion. Labriola resta fiducioso anche di incassare l’aggiustamento di prezzo per la vendita della rete a Kkr, in vista delle nozze con Open Fiber, che potrebbe portare nelle casse di Tim altri 2,4 miliardi. «Noi abbiamo un accordo di esclusività per utilizzare la rete dove c’è Fibercop — ha precisato Labriola —. Dove viene offerta solo Open Fiber possiamo usare la loro infrastruttura. Il nostro obiettivo è ottimizzare la nostra base di costo, ma sono fiducioso sulla possibilità di incassare gli earn out per la rete unica».
Via libera del govenro ai 660 milioni per Open Finer
Intanto ieri Open Fiber ha tirato un sospiro di sollievo perché è stato approvato l’emendamento che riconosce all’azienda 660 milioni di euro in tre anni per il riequilibrio del piano finanziario nelle aree bianche. In attesa del nuovo piano di Tim a cui Labriola sta già lavorando e che presenterà a febbraio, i soci Tim Rnc hanno scritto una lettera per sollecitare un incontro con il management, sperando in un’Opa parziale o in un buy back delle azioni risparmio, che peraltro cumulano tre dividendi arretrati (pari a 8,25 centesimi di euro).
Ieri infine si è tenuta l’udienza presso il Tribunale civile di Milano per decidere sul ricorso presentato a fine 2023 da Vivendi (primo azionista della società con il 23,75% del capitale) contro la delibera con la quale il cda di Tim ha approvato la vendita della rete a Kkr, senza passare dall’assemblea dei soci. Alla fine dell’udienza il collegio presieduto da Angelo Mambriani, col giudice Daniela Marconi, si è riservato di decidere entro 60 giorni.