Finalmente dei numeri sul cosi detti “cervelli in ferie”, in effetti ridimensiona, dal mio punto di vista, il fenomeno, solo il 25% degli emigrati all’estero dall’Italia sono laureati.
E la percentuale dipende molto dal paese di destinazione, nel Regno Unito sono meno della metà dei Paesi Bassi, rinforzando il luogo comune del cameriere.
Rimane comunque un fenomeno interessante, quasi un 1% dei laureati italiani tra i 25 e i 39 anni emigra, un numero che mi ha colpito.
Da come è presentato lo studio nell’articolo, ci potrebbe essere un bias non indifferente.
Si guarda al titolo di studio ottenuto in Italia subito prima di andarsene. Se uno se ne va per prendere una laurea all’estero, sembra che venga contato come diplomato. Questo effetto è non irrisorio per tutti quelli che se ne sono andati per fare un PhD, ad esempio
ma infatti il problema in Italia è che manca anche la possibilità di svolgere lavori pochi qualificati. E se quel cristiano su dieci lo trova riceve le solite paghe infamanti.
Bello questo articolo basato su nulla cosmico e congetture non verificate
Queste osservazioni hanno forti limitazioni metodologiche.
Bisogna anche vedere quanti effettivamente rientrano. Me per primo ma anche tante persone che conosco rientrano in queste cifre di “persone in fuga” ma che poi sono rientrate in Italia e difficilmente torneranno fuori.
Tanti altri sono usciti perché all’estero in alcune categorie pagano molto meglio. Oppure perché il lavoro specifico che volevano fare non esisteva in Italia.
Io posso parlare per UK e Olanda, si ti pagano di più ma tra affitto e vita non è che si mette via molto di più che in Italia. Dipende molto dal lavoro che si fa e dalle proprie priorità, conosco alcuni tornati in Italia a metà dello stipendio perché all’estero vivevano male.
Se vi fate un giro sui vari gruppi FB “Italiani a.. ” (in realtà vi basterebbe vedere la pagina “Improbabili all’estero” per farvi un’idea) vi renderete conto di quanta gente manda messaggi a caso (sì, a caso) scrivendo copia e incolla “nessuna scuola, lavorato sempre come cameriere, operaio, pulizie, lavapiatti, parlo solo italiano, cerco lavoro con vitto e alloggio in qualunque Paese eccetto l’Italia, grazie a chi mi aiuterà”.
Di gente con titoli di studio o università che cerca lavoro, sì ci sono anche quelli ma sono un numero nettamente inferiore ai sopracitati.
EDIT: typo
[removed]
Io non sono laureato ma sono altamente specializzato (abbastanza da diventare professore universitario qui in Svezia), quindi non credo sia corretto pensare che un emigrato non laureato vada necessariamente a svolgere lavori umili.
Conosco inoltre tantissime persone che vengono qui a svolgere lavori mid range, a prescindere che siano laureati o meno, non esiste solo o ricercatore o cameriere, ci sono migliaia e migliaia di lavori d’ufficio che potresti trovare anche in Italia ma per metà o anche meno dello stipendio
È lo stesso motivo che spinge una donna dell’est europa a venire a fare la badante in Italia, lei guadagna di più rispetto a quanto prenderebbe nel suo paese d’origine e allo stesso tempo noi la paghiamo meno rispetto ad assumere una nostra connazionale per lo stesso lavoro.
All’estero vale lo stesso principio per tanti altri lavori.
Mi viene in mente una volta un conoscente che se ne uscì una volta con *”in Germania cercano spesso stagionali italiani per lavorare nelle gelaterie perchè noi siamo grandi lavoratori”*.
Lol
Non capisco questa fissa italian per la laurea… ci sono tantissimi lavori ad altissima specializzazione dove la laurea è richiesta solo si recente e quindi tutta questa gente non la si conta? poi uno con una triennale in scienze sociali lo considerate un cervello? ma dai che minchiata è questa
Il problema non sono le persone che vanno all’estero ma il rapporto tra quelle che vanno e quelle che vengono.
Negli altri paesi c’è un flusso continuo di gente super-skillata, chi è lo straniero super-skillato che decide di venire a pagare più tasse in Italia?
Se si tolgono progetti specifici (dove si viene mandati qui) nessuno sceglie volontariamente di trasferirsi in un paese dove le condizioni sono peggiori del tuo.
Il problema è quello
Inoltre ricordate sempre che queste statistiche non tengono conto della gente non iscritta all’aire, che è tanta.
Sarebbe bastato passare nei gruppi “Italiani a [città estera]” per raggiungere la stessa conclusione
io nel regno unito conoscevo una cifra di camerieri/cuochi italiani, che ovviamente preferivano spaccarsi il culo con gli straordinari pagati e magari racimolare 2k al mese piuttosto che lavorare 30 ore in 2 giorni a settimana per 600 euro al mese (storie vere e molto standard nel sud)
In realtà i dati sono molto più alti. Io per primo me ne sono andato ma non ho riportato la cosa da nessuna parte stando in UE.
Vi dico la verità se si volesse limitare il fenomeno basterebbe smettere di esportare pasta nei supermercati esteri… nel giro di due settimane siamo rientrati tutti.
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Finalmente dei numeri sul cosi detti “cervelli in ferie”, in effetti ridimensiona, dal mio punto di vista, il fenomeno, solo il 25% degli emigrati all’estero dall’Italia sono laureati.
E la percentuale dipende molto dal paese di destinazione, nel Regno Unito sono meno della metà dei Paesi Bassi, rinforzando il luogo comune del cameriere.
Rimane comunque un fenomeno interessante, quasi un 1% dei laureati italiani tra i 25 e i 39 anni emigra, un numero che mi ha colpito.
Da come è presentato lo studio nell’articolo, ci potrebbe essere un bias non indifferente.
Si guarda al titolo di studio ottenuto in Italia subito prima di andarsene. Se uno se ne va per prendere una laurea all’estero, sembra che venga contato come diplomato. Questo effetto è non irrisorio per tutti quelli che se ne sono andati per fare un PhD, ad esempio
ma infatti il problema in Italia è che manca anche la possibilità di svolgere lavori pochi qualificati. E se quel cristiano su dieci lo trova riceve le solite paghe infamanti.
Bello questo articolo basato su nulla cosmico e congetture non verificate
Queste osservazioni hanno forti limitazioni metodologiche.
Bisogna anche vedere quanti effettivamente rientrano. Me per primo ma anche tante persone che conosco rientrano in queste cifre di “persone in fuga” ma che poi sono rientrate in Italia e difficilmente torneranno fuori.
Tanti altri sono usciti perché all’estero in alcune categorie pagano molto meglio. Oppure perché il lavoro specifico che volevano fare non esisteva in Italia.
Io posso parlare per UK e Olanda, si ti pagano di più ma tra affitto e vita non è che si mette via molto di più che in Italia. Dipende molto dal lavoro che si fa e dalle proprie priorità, conosco alcuni tornati in Italia a metà dello stipendio perché all’estero vivevano male.
Se vi fate un giro sui vari gruppi FB “Italiani a.. ” (in realtà vi basterebbe vedere la pagina “Improbabili all’estero” per farvi un’idea) vi renderete conto di quanta gente manda messaggi a caso (sì, a caso) scrivendo copia e incolla “nessuna scuola, lavorato sempre come cameriere, operaio, pulizie, lavapiatti, parlo solo italiano, cerco lavoro con vitto e alloggio in qualunque Paese eccetto l’Italia, grazie a chi mi aiuterà”.
Di gente con titoli di studio o università che cerca lavoro, sì ci sono anche quelli ma sono un numero nettamente inferiore ai sopracitati.
EDIT: typo
[removed]
Io non sono laureato ma sono altamente specializzato (abbastanza da diventare professore universitario qui in Svezia), quindi non credo sia corretto pensare che un emigrato non laureato vada necessariamente a svolgere lavori umili.
Conosco inoltre tantissime persone che vengono qui a svolgere lavori mid range, a prescindere che siano laureati o meno, non esiste solo o ricercatore o cameriere, ci sono migliaia e migliaia di lavori d’ufficio che potresti trovare anche in Italia ma per metà o anche meno dello stipendio
È lo stesso motivo che spinge una donna dell’est europa a venire a fare la badante in Italia, lei guadagna di più rispetto a quanto prenderebbe nel suo paese d’origine e allo stesso tempo noi la paghiamo meno rispetto ad assumere una nostra connazionale per lo stesso lavoro.
All’estero vale lo stesso principio per tanti altri lavori.
Mi viene in mente una volta un conoscente che se ne uscì una volta con *”in Germania cercano spesso stagionali italiani per lavorare nelle gelaterie perchè noi siamo grandi lavoratori”*.
Lol
Non capisco questa fissa italian per la laurea… ci sono tantissimi lavori ad altissima specializzazione dove la laurea è richiesta solo si recente e quindi tutta questa gente non la si conta? poi uno con una triennale in scienze sociali lo considerate un cervello? ma dai che minchiata è questa
Il problema non sono le persone che vanno all’estero ma il rapporto tra quelle che vanno e quelle che vengono.
Negli altri paesi c’è un flusso continuo di gente super-skillata, chi è lo straniero super-skillato che decide di venire a pagare più tasse in Italia?
Se si tolgono progetti specifici (dove si viene mandati qui) nessuno sceglie volontariamente di trasferirsi in un paese dove le condizioni sono peggiori del tuo.
Il problema è quello
Inoltre ricordate sempre che queste statistiche non tengono conto della gente non iscritta all’aire, che è tanta.
Sarebbe bastato passare nei gruppi “Italiani a [città estera]” per raggiungere la stessa conclusione
io nel regno unito conoscevo una cifra di camerieri/cuochi italiani, che ovviamente preferivano spaccarsi il culo con gli straordinari pagati e magari racimolare 2k al mese piuttosto che lavorare 30 ore in 2 giorni a settimana per 600 euro al mese (storie vere e molto standard nel sud)
In realtà i dati sono molto più alti. Io per primo me ne sono andato ma non ho riportato la cosa da nessuna parte stando in UE.
Vi dico la verità se si volesse limitare il fenomeno basterebbe smettere di esportare pasta nei supermercati esteri… nel giro di due settimane siamo rientrati tutti.
Da qua se ne vanno tutti
Non te ne accorgi ma
Da qua se ne vanno
Tutti