Poche ore fa, durante l’annuale discorso alla nazione, il presidente americano Biden ha rilanciato il suo Chips Act, una proposta legislativa con cui intende aumentare la capacità produttiva nazionale nel settore strategico dei semiconduttori.

Lo stesso aveva fatto il 6 febbraio la Commissione Europea avanzando la sua proposta di un EU Chips Act, con lo stesso obiettivo di garantire una produzione domestica di questi componenti fondamentali. La CE la chiama esplicitamente una questione di “[sovranità digitale](https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_22_729)”.

Le recenti crisi di mercato nel settore hanno portato a crisi di produzione in tutti gli ambiti che fanno un uso fondamentale dei chip; ad esempio, la CE fa notare come alcuni produttori europei di auto abbiano dovuto tagliare la produzione del 30% per mancanza di componenti.

Questa “corsa al silicio” mi ricorda le misure prese negli anni ’70, quando dopo la crisi petrolifera governi e organismi supranazionali intrapresero una serie di iniziative per garantirsi forniture a prezzi accessibili di quella commodity essenziale (uno dei risultati fu, ad esempio, l’enorme espansione dell’industria petrolifera norvegese).

Mi viene quindi da pensare: stiamo assistendo a un momento simile, dove una commodity ormai da tempo divenuta fondamentale si scopre essere soggetta a shock di produzione abbastanza forti da dare impeto a nuovi piani strategici? in futuro vedremo i paesi costruire riserve strategiche di capacità produttiva, regolamentare il mercato per garantirne la stabilità, e magari perfino usare le forniture di chip come arma diplomatica?

16 comments
  1. tldr:

    **virgin biden** dà miliardi a **chad tsmc** pregandola di costruire nuovi stabilimenti produttivi e regala (butta via) decine di miliardi a **brad intel** per nazionalismo

  2. Il problema è che a breve dobbiamo dire addio a Taiwan per come la conosciamo, che è sostanzialmente il monopolista mondiale per la produzione di chip.

    Se Taiwan viene inglobata nella Cina, allora la Cina diventerà oltre che il più grande mercato mondiale, anche il maggiore produttore di chip al mondo, e visto che ormai i chip sono ovunque, vuol dire dare alla Cina il controllo mondiale in toto.

    PS cominciamo a familiarizzare anche con l’idea che l’Europa perderà il primato per la produzione di automobili.

  3. Guarda OP che la gente che ci capisce qualcosa non lo scopre oggi.

    Il problema nasce dal fatto che a Taiwan c’è la TSMC l’azienda mondiale più importante del settore e che conta il 60% del mercato mondiale dei semiconduttori. Roba che serve per tutto. Dagli elettrodomestici, alle auto , ai computer e le console.

    l’altro 20% della produzione mondiale lo copre la coreana Samsung

    un 6% la China ma di semiconduttori di basso livello

    Capisci quindi che le intenzioni della Cina di invadere e far tornare sotto egemonia cinese Taiwan spaventa il mondo.

    Il problema è che non ci metti un attimo a realizzare nuove fabbriche altrove. Sono fabbriche ad altissimo valore aggiunto roba da miliardi e miliardi di euro e che richiedono un certo know how.

    Quindi si è il petrolio del 21° secolo per banalizzare. Senza non puoi produrre niente di complesso.

  4. Secondo me l’aver spostato tutta la produzione in estremo oriente alla fine e’ risultato economicamente poco conveniente. Avere una fabbrica di semiconduttori significa avere tutta una filiera produttiva connessa e quindi avere posti di lavoro. Nel secolo scorso c’era una fabbrica di computer in Piemonte (vedi cartello sotto) il fatto di avere una produzione in loco significava, oltre agli operai ed impiegati direttamente connessi, avere un indotto, che si e’ andato quasi completamente a perdere. Dico quasi dato che la fabbrica che adesso fa i circuiti stampati degli Arduino e’ la stessa che lavorava per Olivetti.

    Gli M24 erano sicuramente costosi, ma erano macchine di qualita’ con una attenzione al design che neanche la Apple

    https://www.giornalelavoce.it/wp-content/uploads/2019/09/69170950_10219380555413695_6300574468972478464_n-768×585.jpg

  5. mettiamoci in testa che servono fabbriche produttrici di chip e integrati anche in Europa. Io che scrivo codice per microprocessori ho visto i prezzi di chip che prima costavano $ 1,20 , arrivare a $ 6 all’uno. Non è affatto bello perdere mesi per scrivere un firmware e poi vedere che non ci sono più micro disponibili.

  6. Scusa se vado fuori tema, ma mi sembra che il petrolio del 21° secolo sia lo stesso del 22° con l’aggiunta del gas.

  7. Yes, humans went from ooga booga to making intelligent sand by tricking electricity into it.

    Personalmente, non ci capisco **troppo** di ‘ste robe, maaa… secondo me lasciare l’intero monopolio nelle mani di un singolo costruttore a livello globale è abbastanza rischioso. Potrebbe suscitare spiacevoli ritorsioni, soprattutto da parte dell’adiacente gigante asiatico.

  8. Vi prego datemi una scheda video che non ce la faccio più a mandare i render su una 1660ti attaccata con lo scotch

    Comunque, scherzi a parte, dobbiamo muoverci ORA se non vogliamo dipendere dalla Cina per i prossimi anni. Una fabbrica di microprocessori è un investimento super costoso (assomiglia più a un laboratorio del futuro che a una “fabbrica” vera nel senso stretto del termine) ma necessario per gli anni a venire.

  9. È indubbiamente un mercato fondamentale, ed è bene che anche l’Europa si muova per ridurre la dipendenza dall’estero.

    Che poi non è che siamo all’età della pietra, eh. ASML è di queste parti, e senza di lei pure TSMC non è che sarebbe quel che è.

    Detto ciò, bene gli investimenti strategici, ma non dimentichiamo la ricerca: prima o poi arriveranno processori quantistici prodotti in larga scala (non è troppo chiaro quale tecnologia prevarrà al momento, mi risulta) e le loro applicazioni. Serviranno nuovi supporti di storage a grandissima capacità e velocità e molto altro. Non salteranno fuori solo dall’industria, serve anche ricerca di base.

  10. Il paragone non regge su diversi livelli. Il petrolio è una risorsa mineraria che o hai o non hai. Se ce l’hai ci sono tonnellate di aziende che ti possono installare pozzi petroliferi, e a quel punto vendi il prodotto crudo o anche solo le licenze per estrarlo.

    I semiconduttori sono un prodotto finito che si può fare bene o male dovunque, ma che solo poche entità al mondo hanno know how e brevetti per poterlo fare.

  11. No i chip si producono il petrolio si trova sotto terra. Le fabbriche le fai ovunque. Il petrolio non lo sposti. Al massimo sono i minerali rari a essere il nuovo petrolio.

  12. Al mondo occidentale ha sempre fatto “comodo” risparmiare qualche centesimo su tutti i componenti che possono essere acquistati dall’estero.

    Soprattutto, faceva comodo non dover investire, formare e pagare adeguatamente (con standard “occidentali”) tutte le figure lavorative legate a determinate produzioni.

    Risultato?
    A fronte delle crisi globali, è partita una corsa ad investimenti MASSIVI, che potranno essere ripagati, forse, fra qualche decade. Il know-how non lo compri semplicemente spendendo grandi quantità di denaro.

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