di
Rinaldo Frignani

Due razzi di Hezbollah contro la base di Shama, nel sud del Libano. Meloni: inaccettabile

ROMA – Prima che tre proiettili da 122 millimetri scuotessero la base di Shama, l’altoparlante collegato alla sala di crisi del contingente italiano dell’Unifil in Libano ha lanciato l’allarme. Solo un codice, pronunciato più volte: «Livello 3». E i soldati della Brigata Sassari e di altri reparti impegnati nella vigilanza della blue line hanno subito indossato elmetti e giubbotti di protezione per ripararsi nei bunker. «Livello 3», l’allerta massima per le nostre truppe in missione di pace, prese di mira ancora una volta al confine fra Libano e Israele.

I razzi, provenienti con molta probabilità da lanciatori di Hezbollah non lontani da Shama, hanno centrato un muro vicino al bunker danneggiando un veicolo multiruolo «Vm90» della «Sassari» e alcuni infissi della struttura dove si erano rifugiati i militari. In quattro, due graduati e due sottufficiali, sono rimasti feriti dalle schegge: graffi ed escoriazioni, un infermiere è accorso per medicarli. Dopo aver rassicurato per telefono i loro familiari in Italia, sono subito tornati al lavoro. Un altro proiettile ha invece colpito un locale della polizia internazionale causando danni, ma nessun ferito perché era vuoto. E il terzo infine la pizzeria della base. 



















































Dopo gli attacchi di ottobre con il ferimento di una quindicina di militari dell’Onu nelle basi più avanzate di Unifil e al quartier generale di Naqoura da parte degli israeliani adesso è stata la volta di ordigni lanciati da Hezbollah durante uno dei continui scambi di colpi con l’Idf. Tanto che ormai gli italiani e gli altri peacekeeper sono quasi sempre al «livello 3», pronti ad andare nei bunker — da 30 e fino a 120 posti — costruiti dai nostri militari, come la postazione fortificata della sala operativa. 

Lo Stato maggiore della Difesa, insieme con il Covi — il Comando operativo di vertice interforze —, sono in costante contatto con gli uomini guidati dal generale Stefano Messina, al centro di un’ulteriore recrudescenza della guerra proprio attorno alle basi Unifil: poco prima gli israeliani, avanzati fino a Deir Mimas, sul confine libanese, avevano abbattuto due droni nemici proprio su Shama. «Indignata e preoccupata» per quanto accaduto, la premier Giorgia Meloni definisce «inaccettabili» gli attacchi ai militari italiani e rinnova l’appello «affinché le parti sul terreno garantiscano la sicurezza dei soldati Unifil e collaborino per individuare in tempi brevi i responsabili» dei lanci di razzi. 

Una task force internazionale di specialisti in esplosivi sta esaminando i resti degli ordigni per ricostruire a chi appartengano e da dove siano stati lanciati: invieranno quindi un rapporto all’Onu, così come è accaduto nelle settimane scorse, con la segnalazione delle violazioni alla risoluzione 1701.

Duro il ministro della Difesa Guido Crosetto per il quale l’attacco alla base di Shama è «un atto di guerra verso i rappresentanti di una missione di pace. Possiamo solo condannarlo perché non abbiamo e non vogliamo interlocuzione con l’organizzazione terroristica Hezbollah». 

Crosetto, che si è rivolto «al collega Katz (nuovo ministro della Difesa israeliano, ndr) per aiutarci a proteggerci dai razzi di Hezbollah», ha chiesto sempre a Israele anche «di evitare il più possibile i combattimenti vicino alle nostre basi. Anche se ripeto che la soluzione è l’attuazione della risoluzione, con il ritiro di Hezbollah dal sud del Libano e lo smantellamento delle sue infrastrutture nella regione». E anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani avverte i responsabili del «partito di Dio»: «I militari italiani non si possono toccare. Se pensano di continuare a fare danni alle basi italiane hanno sbagliato».

22 novembre 2024