L’Italia si è presa Malaga. Sinner e Berrettini, gli amici ritrovati
MALAGA (gaia piccardi) La Coppa dell’amicizia, della premiata ditta Jannik & Matteo. Nell’anno del trionfo delle celestine, cinque giorni fa, in Billie Jean King Cup. A Malaga l’Italia del tennis si prende tutto, senza prigionieri né sconti: il presidente Mattarella dovrà cominciare a trovare posto per questi ragazzi/ragazze nell’agenda del Quirinale. L’Olanda in finale è battuta 2-0 grazie all’onda di energia su cui surfa Matteo Berrettini, killer di Botic Van de Zandschulp (6-4, 6-2) come già nel girone di qualificazione di Bologna, e la luminosità della scia della cometa Sinner, che chiude la stagione con la vittoria numero 73 su 79 match giocati. La sua ultima vittima prima di partire per le vacanze è Tallon Griekspoor, battuto per la sesta volta consecutiva ma in cima a una dura battaglia, 7-6, 6-2, come nessuno lo impegnava da tempo. C’era della ruggine legata al caso Clostebol, tra il numero uno e l’orange, che aveva detto: «È molto strano il modo in cui la questione è stata gestita. Sinner ovviamente porta tanti soldi e anche le due più grandi figure dell’Atp sono italiane… Dove c’è fumo, c’è fuoco».
Il falò divampa a Malaga, la seconda coppa consecutiva era annunciata ma il romanzo 2024 andava scritto, e questa volta sulla strada del trionfo collettivo Jannik ha incontrato Berrettini, l’amico ritrovato, il compagno con cui farsi del bene a vicenda: l’altoatesino ha vivificato il romano, il romano ha tirato fuori le emozioni all’altoatesino, aprendolo come un’ostrica di montagna. «Jannik apprezza la mia sincerità, il mio essere diretto — spiega Matteo —, tutti e due siamo persone semplici e profonde. Con me lui si sente a mio agio, ride e sorride. È molto più divertente e solare di quello che sembra; poi, certo, si cala in testa il cappellino e si trasforma».
È la terza Coppa Davis della nostra storia, ancora nel formato rivoluzionato da Gerard Piqué con la sua società, Ksomos, che dopo averlo trasfigurato si è sbarazzata del prodotto Davis. Ora è una coppa liofilizzata, due set su tre, che non ha niente a che vedere con le sfide degli antenati datate 1976 (l’anno zero di questa storia) e che non piace ai puristi ma è apprezzata dai giocatori, e che nel 2025 subirà l’ennesimo lifting, un ritorno al passato: sfide dirette in casa e in trasferta nei primi due gironi, con ancora le finali a otto squadre in sede da definire (lo sapremo il 2 dicembre in sede di sorteggi), si teme in Cina, dove sono disposti a spendere per questo Mondiale a squadre, con l’altissimo rischio di farsi autogol perché dall’altra parte del pianeta, subito dopo le Atp Finals a Torino, nessuno, ma proprio nessuno, ha voglia di volare.
In attesa di sviluppi, godiamoci questa festa dentro il palazzetto di Malaga ridipinto d’azzurro, dove — esattamente come nel 2023 — Jannik è marcato a uomo per abbracci, pacche sulla schiena, manate fraterne dentro i ricci rossi. L’Italia che quest’anno ha dominato, piazzando finalisti Slam in ogni evento (Sinner, Paolini, Paolini-Errani, Vavassori e Bolelli), l’Italia delle bellissime medaglie olimpiche di Parigi (Musetti bronzo, Paolini-Errani oro), vuole aprire un ciclo. Anzi, a ben vedere, l’ha già aperto.