
Ieri sera ho visto un servizio sul TG che raccontava la storia di un giovane stagista impiegato in un'azienda del nord Italia. Durante il suo periodo di stage, gli è stato diagnosticato il linfoma di Hodgkin. Nonostante la malattia e l’assenza forzata dal lavoro, l’azienda ha continuato a retribuirlo regolarmente e a pieno stipendio, come se stesse lavorando.
Ecco il link all'articolo: [qui].
Questo episodio mi ha colpito molto, portandomi a riflettere su un tema più ampio: il ruolo che un’azienda può giocare non solo come datore di lavoro, ma anche come sostegno umano e morale per i propri dipendenti in situazioni difficili.
Il mio percorso: una storia di inclusione fortunata, ma rara
Questa storia mi ha fatto pensare alla mia personale esperienza lavorativa e a quanto io sia stato fortunato. Anche se la mia situazione è diversa, avendo una grave disabilità fisica, le difficoltà iniziali e i timori di non trovare un ambiente di lavoro inclusivo erano molto simili.
Dopo la scuola e due tentativi falliti di entrare all’università, mi sentivo scoraggiato. Da un lato, mi consideravo inadatto per affrontare il percorso universitario; dall’altro, temevo che nessuno avrebbe mai assunto una persona con la mia condizione fisica. Mi ritrovavo spesso a pensare:
“Chi assumerebbe mai una persona disabile per un lavoro d’ufficio, quando possono assumere qualcuno senza problemi di deambulazione, senza difficoltà nel fare le scale o nell’utilizzare le fotocopiatrici?”
Dopo un primo colloquio di lavoro andato male, contro ogni aspettativa, sono riuscito a trovare impiego presso una multinazionale. Fin dall’inizio, l’azienda si è dimostrata corretta e inclusiva:
- Mi hanno offerto un compenso regolare durante il periodo di stage, nonostante non avessi alcuna esperienza lavorativa;
- Al termine del periodo di prova, sono stato assunto a tempo indeterminato senza interruzioni o complicazioni burocratiche;
- Mi hanno anche proposto di sostenere le spese per adattare il mio ambiente lavorativo, sebbene non fosse necessario.
Tra i molti benefici aziendali, ci sono il welfare, il pranzo pagato, la possibilità di lavorare in smart working e una flessibilità totale nell’organizzazione delle ferie, sempre concesse senza difficoltà.
La riflessione: un privilegio raro, un sistema da migliorare
Sono consapevole di quanto sia rara una situazione simile, specialmente in Italia, e mi considero estremamente fortunato. Ma questa gratitudine è accompagnata da un sentimento di amarezza e rabbia: perché un sistema che dovrebbe garantire opportunità e rispetto a tutti lascia fuori così tante persone?
Queste riflessioni mi spingono a chiedere: qual è la vostra esperienza lavorativa? Avete avuto la fortuna di lavorare in un’azienda che valorizza davvero i dipendenti? Vi siete mai sentiti supportati e rispettati, soprattutto in situazioni difficili?
P.S: A tutti voi che lavorate in ambienti tossici e ostili, voglio offrire la mia stima e un abbraccio sincero. Non voglio fare discorsi vuoti come “Abbiate fiducia, cercate aziende come la mia, perché esistono”. Sarebbe ipocrita. La realtà, almeno in Italia, è che situazioni come la mia sono rare e spesso promosse da multinazionali straniere.
by SmallAstronaut08