Tutto comincia con il ritrovamento del corpo senza vita di un senzatetto Marco Magrin, 53 anni, sabato 30 novembre in un piccolo garage alla periferia di Treviso. Morto di freddo, di stenti, di solitudine. Un decesso però che nasconde una storia, dei dubbi e forse degli inaspettati colpi di scena.
Sfrattato dal leader del centro sociale
L’abitazione dove da anni viveva Magrin è di proprietà di Andrea Berta, un attivista del centro sociale Django e dell’associazione Caminantes che si batte per il diritto alla casa. Berta, appena una settimana fa era stato protagonista di un blitz di protesta in consiglio comunale nel quale si lamentava l’inadeguatezza delle politiche sociali del Comune per i soggetti più a rischio: «Basta sfratti, basta persone in strada» lo striscione esposto. Magrin aveva abbandonato un mese fa la casa per ripararsi in pochi metri quadrati in un rifugio di fortuna, ma qualcuno asserisce che l’allontanamento dalla casa in realtà sia stato un vero e proprio sfratto.
L’esposto del sindaco
Il sindaco di Treviso Mario Conte promette di andare fino in fondo: «Ho intenzione di presentare un esposto alla procura per chiarire le responsabilità del caso». Ancora più duri gli esponenti di Fratelli d’Italia: «Se il militante di estrema sinistra era a conoscenza dello stato di indigenza di Magrin – commenta il senatore veneziano Raffaele Speranzon – perché invece di segnalarlo ai servizi sociali quando andava in Comune a protestare contro gli sfratti, ha preferito cambiare la serratura della sua proprietà? Il povero Marco Magrin è stato ucciso da un’indifferenza sinistra».
Solo cambiato serratura
L’attivista trevigiano, che già da aprile si era anche rivolto alla consulenza di un avvocato (la consigliera comunale del Pd, Antonella Tocchetto) dichiara altro: «Ho ereditato a partire dall’ottobre del 2022 quell’appartamento, dopo la morte di mia zia. Era già occupato a titolo gratuito da Magrin, dalla sua ex compagna, anche lei seguita dagli assistenti sociali, e da altri soggetti saltuari. In questi anni, in assenza di un canone di affitto, mi sono trovato a sostenere per quell’immobile costi che per me non erano più sostenibili». Si parla di quasi quattro mila euro di spese condominiali, più le utenze a carico di Berta. «L’ultima volta che ho sentito Magrin» prosegue Berta «era fine estate, mi aveva assicurato di aver trovato una nuova sistemazione e poi non ci sono stati più contatti, era una persona sfuggente. Da parte mia non c’è stato nessuno sfratto».
Ignorato dal Comune
Gli abitanti del Django lo sostengono e chiamano nuovamente in causa l’amministrazione accusando proprio il sindaco Conte di aver ignorato più di qualche richiesta di aiuto: «Magrin ha provato a contattare il Comune senza ottenere alcuna risposta» dichiara in una nota la portavoce Gaia Righetto. La vicenda umana del 53enne padovano era stata oggetto di una corrispondenza tra vari enti e riemerge anche dai social del sindaco. Leggere oggi quei commenti è tutt’altro che consolatorio: «Questo Natale sarà bello per molti ma non per tutti» scriveva Magrin sotto a un post del primo cittadino datato 4 dicembre 2023. «Io sto al freddo e non so come mettermi in contatto con voi del municipio. Mi “rimbalzano” da tutte le parti».