Ho scoperto che tra il 2001 e il 2006 è uscito un mensile di informazione in italiano semplificato, progettato da Tullio De Mauro nel 1989 per conto dell’Università di Roma La Sapienza e scritto da gente esperta in materia. E’ qualcosa di meraviglioso:

[DueParole](http://www.dueparole.it/precedenti.asp)

> I testi di dueparole sono scritti utilizzando in modo consapevole e sistematico criteri di scrittura controllata. I criteri principali della scrittura controllata sono: la brevità dei testi, la semplicità delle frasi, la scelta di parole più comuni della lingua italiana e perciò note alla quasi totalità dei parlanti. Molto curata è anche l’organizzazione logico-concettuale dei testi.

Gli stessi principi che possono essere applicati a ogni sorta di testo informativo per renderlo accessibile a tutti. E’ un discorso che è diventato particolarmente importante nell’ambito medico e farmaceutico per i consensi informati e per le istruzioni di farmaci e terapie, per garantire l’aderenza terapeutica dei pazienti.

A livello giornalistico invece diventa un tipo di informazione rivolta ai “lettori dimenticati”. Tipicamente anziani con bassa scolarizzazione, stranieri, ragazzi giovani non abituati a letture di informazione. Quel tipo di lettori che anche se desidera farlo, non ha dei canali di informazione adeguati alle sue necessità ed è facilmente preda di disinformazione e propaganda che invece sanno comunicare nel modo “giusto”.

Penso che molti giornali trarrebbero beneficio dall’avere una sezione in italiano semplificato, se si normalizzasse non ci sarebbe uno stigma e della vergogna nell’usarla e spingerebbe chi ne ha bisogno ad approfondire con articoli tradizionali i temi che gli stanno più a cuore.

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Ho assistito e vissuto personalmente in passato a un modello estremamente efficace di informazione giornalistica in italiano semplificato.

Nel mio paese natio esistono due settimanali di informazione, uno più antico e uno moderno.
Quello antico, vedendolo a posteriori, viene scritto interamente in italiano semplificato (o una buona approssimazione della sua definizione moderna), frasi semplici, lessico di base, testo disposto in modo da essere facilmente seguibile, foto semplici.
Quello moderno è appunto un giornale normale, con sezioni e rubriche più varie, approfondimenti, editoriali complessi.

Quando ero molto giovane leggevo e apprezzavo di più il settimanale in italiano semplificato, poi mi sono spostato verso l’altro, senza rendermi conto del perché. Ad oggi so per certo se fosse una scelta intenzionale o semplicemente il settimanale semplificato stesse scrivendo per il suo target di riferimento (le persone anziane), ma aneddoticamente il percorso di lettura di molte persone della loro area di riferimento era quello e l’effetto è di riuscire da decenni a creare abbastanza lettori per mantenere due giornali attivi e con vendite sane in un paese di meno di 20k abitanti, win win per i lettori informati in maniera attiva e per i giornali che continuano a prosperare in un’epoca in cui, lo sapete, i giornali vanno a picco.

16 comments
  1. domanda: l’italiano semplificato dovrebbe servire a far comprendere i testi agli analfabeti funzionali?

  2. Sempre favorevole a questo tipo di iniziative.

    C’è da chiedersi però come mai qualcosa di progettato nell’89 possa essere considerato attuale nel 2022. Se così dovesse essere, vuol dire che non si sono fatti grandi passi avanti verso l’alfabetizzazione negli ultimi 30 anni… in un mondo che ormai gira soprattutto in inglese.

    Detto questo, credo che youtube possa venire in soccorso. Ci sono decine di canali youtube che parlano di news o attualità, non ce ne sono di “semplici”?

  3. l’idea è molto interessante e dovrebbe essere applicata a più contesti e media possibili, penso però che il problema di base sia il disinteresse generale della “gente comune” a tutto ciò che non siano cazzate mondane, voglio dire se i programmi che fanno più audience sono i vari San Remo, Maria De Filippi, e stronzate del genere e non i (pochi) Superquark della tv ci sarà un motivo

  4. Di base può essere una proposta molto utile per la fascia di popolazione con più difficolta nel comprendere un linguaggio più tecnico e ricercato (dalle persone con terza media/quinta elementare come titolo di studi o anche più semplicemente immigrati con scarsa conoscenza dell’Italiano).

    Ovviamente dovrebbe essere però una risorsa temporanea, dato che bisognerebbe allo stesso tempo puntare a far decrescere man mano la fetta di popolazione “ignorante” e questi testi semplificati possono essere una risorsa “ponte” utile per questo scopo.

    Mi ricorda molto quanto fatto dal maestro Alberto Manzi ai tempi degli anni ’60 con il programma televisivo “Non é mai troppo tardi”, grazie al quale moltissime persone anche di età avanzata sono riuscite a conseguire la licenza elementare.

  5. Non saprei, bambini e lettori non totalmente padroni della lingua hanno solo da guadagnarci cercando letture un po’ più “impegnate”; mi verrebbe da consigliare l’italiano semplificato soltanto a persone anziane di bassa scolarizzazione o individui affetti da particolari patologie.

  6. Non penso che sia questa la soluzione all’ analfabetismo funzionale. Il problema non è la comprensione del testo nel senso del non capire cosa sta scritto, quelli sono i semplici analfabeti o analfabeti di ritorno, l’analfabetismo funzionale si caratterizza per il non riuscire successivamente ad utilizzare le informazioni acquisite per comprendere il mondo intorno a se oppure per utilizzarle a proprio vantaggio.

    “[…] analfabetismo funzionale, ossia all’incapacità a usare in modo efficace le competenze di base (lettura, scrittura e calcolo) per muoversi autonomamente nella società contemporanea […]” – cit. Treccani.

    Un’operazione del genere la vedo più utile per gli stranieri che vogliono imparare l’italiano.

  7. da un lato è positivo aiutare il piu grosso numero di persone possibile a comprendere informazioni importanti. però non mi piace l’idea di continuare ad abbassare l’asticella dell’accettabile ad infinitum e spingere il minimo comune denominatore sempre piu in basso.

  8. Nulla di particolarmente sbagliato in tutto ciò.

    Ma in un mondo che vira sempre più vorticosamente verso l’inglese (o al max lo spagnolo), sarebbe schizofrenia investire risorse per spingere l’italiano semplificato quando bisognerebbe insegnare in modo coercitivo l’inglese – normale o semplificato che sia.

  9. Se serve ad aiutare la gente, ben venga.

    Se viene usata per abbassare il livello di preparazione medio, allora no. Non dico che i testi di lettura quotidiana debbano essere scritti in legalese o latino, dico soltanto che il ricorso a tale strumento deve essere indirizzato a quel pubblico che ne ha più bisogno, invece di renderlo standard per tutto il resto.

    Poi, per riprendere l’esempio di u/iMattist, chi scrive titoli del genere (cit. “*Giovane 23enne muore dopo il vaccino, la causa una trombosi.*”) dovrebbe essere messo alla gogna, ma questa è un’altra storia! XD

  10. Più che altro prevederei per legge un capitolo in italiano semplificato in ogni articolo di giornale, news online, seguito poi dal corpo intero dell’articolo con approfondimenti. In questo modo combattiamo la proliferazione di articoli inutili e click bait, e chi scrive può essere ancora pagato per il numero minimo di parole nell’articolo.

    Non sarebbe male anche una traduzione in italiano semplificato obbligatoria di tutti quei documenti scritti in burocratese che solo per leggerli viene il mal di testa.

  11. Sarebbe utile per gli stranieri che volessero imparare l’italiano, se solo avessimo una colonia… si va a riconquistare… no dai non c’è nulla da prendere di rilevante.

  12. Piuttosto sarebbe interessante confrontare le vendite e i cambiamenti di Topolino per capire se c’è stato un abbassamento culturale.

    Sono tanti anni che leggo altri fumetti ma i Topolino degli anni 80 per esperienza diretta avevano un linguaggio molto forbito, con parole ricercate come maramaldo per fare un esempio.

  13. Non lo so, secondo me ci sono vari problemi e l’Italiano semplificato ne affronta solo uno e forse neanche il più grosso. Per esempio l’articolo può essere semplice, ma comunque fazioso. Vedi i vari tweet di personaggi come Francesca Donato, sono scritti in modo semplice, ma presentano degli errori voluti o non voluti che possono polarizzare le persone che non sappiano come si calcola un rapporto matematico per esempio.

    Un’altra cosa con cui mi confronto invece sono articoli eccessivamente lunghi o con equilibrismi linguistici inutili che avvocatese spostati. In quei casi puoi anche avere il PhD ma semplicemente le cose non sono chiare oppure l’informazione è sepolta da qualche parte dopo che è stata ripetuta 10 volte la parte iniziale con parole diverse.

    A parte la faziosità, lo stile penso sia frutto dell’evoluzione stilistica e di come funziona il business dei giornali.

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