ROMA. Si ricicla di più, ma non abbastanza e, soprattutto, non abbastanza bene. Nel 2023, secondo l’ultimo rapporto Ispra presentato poco prima di Natale, a fronte di una produzione di rifiuti urbani in leggero aumento (+0,7% sul 2022 a quota 29,3 milioni di tonnellate) la raccolta differenziata è arrivata al 66,6% del totale. Il Nord rimane sempre in testa, con una incidenza del 73,4%, ma il Sud cresce in maniera significativa arrivando al 58,9% e riducendo notevolmente la forbice col Nord.

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Primato negli imballaggi

Va molto bene la raccolta degli imballaggi, con un tasso già bAssociazionien superiore al 70% che ci fa svettare in Europa e con tutte le frazioni merceologiche hanno già ampiamente raggiunto i target di riciclaggio fissati per il 2025. Va molto più lenta invece la raccolta della plastica, anche se col 48% questa voce è ormai vicina all’obiettivo del 50% fissato per il 2025.

La percentuale di riciclaggio di rifiuti urbani si attesta al 50,8% rispetto al precedente 48,2% mentre il restante 15,8% finisce in discarica. In totale si tratta di 4,6 milioni di tonnellate in calo rispetto ai 5,2 milioni del 2022.

«Questo livello degli scarti ancora così alto colpisce in negativo – commenta Edo Ronchi, ex ministro dell’ambiente e oggi presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – perché per il 2025 abbiamo un target europeo del 55%. Ci siamo vicini ma avanti di questo passo, col trend attuale, rischiamo di stare sotto almeno di un punto, un punto e mezzo. E avendo complessivamente delle buone performance sarebbe un peccato non raggiungere il target».

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Complessivamente, però, il giudizio sulla situazione italiana è positivo. «I dati del rapporto Ispra confermano che siamo sulla strada giusta – ha commentato alla presentazione del rapporto la viceministra all’Ambiente, Vannia Gava -. Ridurre i rifiuti è essenziale, ma è altrettanto importante recuperarli, soprattutto in un Paese povero di materie prime critiche come il nostro, dove diventano risorsa preziosa. Attraverso semplificazioni normative e sostegno agli investimenti, il ministero dell’Ambiente sta rendendo questo percorso più efficace, offrendo strumenti concreti a cittadini, imprese e territori».

Secondo l’Ispra, nel complesso, l’anno passato quasi il 71% dei comuni italiani ha conseguito una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65% e tutte le città metropolitane hanno raggiunto percentuali di differenziata superiori al 30%. Nell’ultimo anno, l’88,3% dei comuni ha intercettato oltre la metà dei propri rifiuti urbani in modo differenziato.


I dati sulla raccolta differenziata in Italia

 

Bologna da record

Se si considerano le grandi città con più di 200 mila abitanti spicca Bologna che arriva quasi al 73% di differenziata superando l’obiettivo del 65%. Superano il 55% o si avvicinano a questa percentuale Torino, Firenze, Messina e Verona i cui tassi si assestano, rispettivamente, al 57,1%, 55,6%, 55,4% e 53,4%. Segue Roma, in leggera crescita rispetto al 2022, col 46,6%, quindi Genova (46,1%), Bari (43,2) e Napoli col 41,9%. In coda Palermo con un modesto 16,9%. A livello regionale nel periodo 2019-2023, lo scostamento tra Nord e Sud si è ridotto di 4,5 punti e tra Centro e Sud di 3,8. Le percentuali più alte si registrano in Veneto (77,7%) e in Emilia-Romagna (77,1%). Seguono Sardegna (76,3%), Trentino-Alto Adige (75,3%), Lombardia (73,9%) e Friuli-Venezia Giulia (72,5%). Sopra la soglia del 65% ci sono anche Marche (72,1%), Valle d’Aosta (69,4%), Umbria (68,3%), Piemonte (67,9%) e Toscana (66,6%), mentre ci si avvicinano sia la Basilicata (64,9%) che l’Abruzzo (64,6%).
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Cosa si differenzia di più

Tra i rifiuti differenziati, l’organico si conferma la frazione più raccolta in Italia (38,3% del totale), seguita dalla carta e cartone con il 19,1% del totale, dal vetro (11,9%) e dalla plastica (8,8%). In termini quantitativi, la raccolta dei rifiuti organici si attesta a quasi 7,5 milioni di tonnellate, con un incremento di poco inferiore alle 230 mila tonnellate (+3,2%) dovuto soprattutto ad un aumento della raccolta dei rifiuti provenienti dalla manutenzione di giardini e parchi.

Dunque, bene, ma ancora non basta. Come fare per fare ancora meglio? «Bisognerebbe migliorare le pratiche delle raccolte domiciliari per migliorare la qualità delle raccolte – risponde Ronchi -. È vero che la pratica della raccolta differenziata è ormai radicata, ma abbiamo trascurato le modalità per farla. In pratica tutti la fanno, ma non la fanno bene perché è mancato quell’aggiornamento, l’informazione ai cittadini che ci garantirebbe quello scatto in più che serve».