Ho da poco superato i 30 e parlando con alcuni amici della mia età che sono professori è venuto fuori che rispetto a quando andavamo a scuola noi , si è incredibilmente incrementato il numero di studenti che hanno certificazioni varie a seguito di un qualche disturbo.

Intendo per esempio disgrafici , discalculici , studenti che soffrono di attacchi di panico, disturbi dell’ attenzione e via dicendo.

Addirittura mi hanno stimato che alle superiori hanno in media 3-4 studenti per classe con uno di questi disturbi

Altri amici che hanno nipoti mi hanno confermato la cosa, parlando spesso in prima persona dicendo “si anche mio nipote è certificato con disturbo dell’ attenzione , quindi ha interrogazioni programmate, è seguito personalmente ecc ecc”

Sembra che sempre più genitori non riescano ad accettare il fatto che il proprio figlio possa avere difficoltà in qualche materia o che semplicemente non si applichi nello studio, di conseguenza dice “avrà qualcosa che non va, lo porto nel centro apposito per farlo controllare”.

Il punto su cui volevo impostare la discussione o comunque sentire altri pareri è:
Secondo voi questi centri , nella stragrande maggioranza privati, che rilasciano queste certificazioni , ci marciano sopra per fare soldi?
Io non riesco a non pensare che se porti il figlio in uno di questi posti , non ti diranno mai “suo figlio è sanissimo, arrivederci” ma faranno in modo di farti iniziare un percorso assolutamente superfluo giusto per spillare qualche centone.

EDIT:
Aggiungo qualche numero preso da [invalsiopen.it](https://www.invalsiopen.it/quanti-alunni-dsa-italia/)

Dal 2010 all ultima rilevazione siamo passati da

Scuola primaria 0.8% -> 2%
Scuola secondaria (medie) 1,6% -> 5,6%
Scuola secondaria (superiori) 0,6 -> 4,7%

24 comments
  1. Bho, se ne parlava un po’ di tempo fa in un altro post. Una insegnante sosteneva che le certificazioni fossero più spesso veritiere che farlocche, anche se a me i numeri sembrano deliranti e capisco la tua perplessità.
    Quello che secondo me alla lunga non aiuta è che a meno che tu non sia in futuro qualificabile con una 104, in un contesto lavorativo a nessuno frega che tu abbia ADHD , sia dislessico o sarcazzo , quindi probabilmente vivere per anni in contesti di ultra supporto poco prepara al mondo lavorativo successivo.

  2. Sì, me lo raccontava un amico insegnante alle superiori a Milano già alcuni anni fa, credo che fosse il 2015. Da quando hanno approvato la legge, c’è una corsa a farsi rilasciare certificazioni di questo tipo.

    I genitori ci marciano, su questa possibilità, ma va detto che è la legge che è stata scritta male: ha senso sostenere e affiancare negli studi gli studenti fino al termine della scuola dell’obbligo, che attualmente è fissato a 16 anni. Dopo questo termine chi crede di avere disturbi di apprendimento o si trova una scuola più facile, o se proprio non ce la fa smette del tutto, non capisco davvero perché debba avere vantaggi rispetto a compagni di classe onesti e che non puntano a questi sotterfugi.

  3. Posso parlare solo della mia esperienza personale. Nella mia classe c’erano parecchie persone che avevano difficolta’ con lo studio. Sicuramente erano pigri e svogliati ma non metto in dubbio che, almeno alcuni, potessero avere anche dei problemi piu’ seri.
    Al momento vivo in Norvegia e qui i numeri sono simili. In Italia non si e’ mai tenuto conto di tutti questi studenti.
    E’ possibile che questi uffici privati se ne approfittino ma persone con disturbi esistono e vanno aiutati.

  4. Secondo me è semplicemente cambiato l’approccio con cui si affrontano determinate problematiche didattiche. Se le precedenti generazioni si limitavano ad incolpare lo studente di qualsiasi fallimento scolastico possibile, oggi invece si effettua un’analisi più approfondita per determinare se queste problematiche siano causa di pigrizia dell’alunno o sintomo di una qualche condizione/disturbo.

    Che poi oggigiorno ci sia una marcata tendenza ad esonerare i propri figli da qualsiasi colpa è vero, ma affermare che vi siano centri che diano diagnosi a minchia di pupo giusto per portare qualche centone in più a casa mi sembra improbabile.

  5. Ni non so come funzionino i centri privati ma per ottenere una certificazione dal ASL per DSA o ADHD devi fare molti test e non sono domande tipo: come vai in matematica? Scrivi bene o male? Ecc..
    Un tempo il problema era sottovalutato e sotto stimato io a soli 24 anni ho scoperto di essere adhd e discalculo pur andando bene in matematica.
    Prima ti veniva detto non hai voglia di studiare, ti impegni poco ecc… Ora c’è una sensibilizzazione maggiore come psicologi che fanno test preliminari nelle scuole. cose che quando andavo alle elementari non esistevano.
    Avere una diagnosi in età precoce e poi fondamentale per compensare i disturbi del apprendimento perché più si avanza con l età più si deve lavorare sul metodo di studio e non sulla compensazione.
    Questo non toglie che magari alcuni genitori solo per non accettare il fatto di avere figli magari con poca voglia di studiare alcune materie spingano sul avere un tipo di certificato

  6. Cerco di rispondere alla tua domanda facendo un discorso un filino più ampio e basato solo su quello che ho visto io quindi come al solito va preso con le pinze…posti diversi, situazioni diverse. Ho insegnato per alcuni anni ma sempre da supplente, di solito per l’intero anno scolastico quindi conoscevo bene le mie classi e i miei alunni ma tieni conto che non sono uno di quelli che ha fatto esami e corsi su corsi di psicopedagogia, psicologia ecc ecc… e quindi magari vedo la cosa con un po’ di superficialità. Rispetto alla nostra generazione (ho 30 anni) il fenomeno è aumentato esponenzialmente; non ho dubbi che se avessi avuto genitori diversi da quelli che ho “ai miei tempi” sarei riuscito a farmi passare almeno per discalculico pur senza avere assolutamente nulla se non un generale odio per la matematica. Per mia esperenzia personale la maggior parte delle diagnosi sono molto ai limiti e una percentuale non residuale (10-15%) completamente inventate. Nella mia provincia, dicevano colleghi più anziani di me, una spiegazione semplice poteva essere che c’erano solo due pscioterapeuti dell’età infantile che potevano fare queste diagnosi e entrambi erano di manica molto larga, praticamente chiunque andasse da loro ne usciva con una certificazione non so se per eccessivo scrupolo o per altri motivi a me oscuri. Molto sta alle famiglie e a quanto si vogliono impuntare. Da quello che vedevo io c’erano ragazzini, soprattutto alle medie, i cui genitori pretendevano di dar loro questi “vantaggi” non appena il figlio trovava una minima difficoltà (c’era gente che si portava dietro problemi a leggere e scrivere dalla prima elementare…e grazie al cazzo); viceversa altri che magari erano in evidente difficoltà non avevano nessun supporto o aiuto perchè le famiglie non sapevano come muoversi o lo ritenevano vergognoso. i ragazzi stessi reagivano in modo diverso: alcuni che non avevano nessun problema ci marciavano evidentemente sopra e sghignazzavano apertamente in classe del fatto che loro avessero la pappa pronta, non dovessero studiare e le loro insufficienze venissero annullate, altri invece faticavano come dei muli ma non volevano abbassarsi a avere degli aiuti perchè si sarebbero sentiti degli handicapatti (parole loro). Da quanto ho visto questo è un fenomeno molto presente alle medie e che sparisce via via alle superiori, vuoi perchè il livello si alza, vuoi perchè i professori lo vivono diversamente o gli alunni si dividono in scuole più o meno dure. Personalmente non ho mai visto nessuno dei miei alunni con ausili, aiuti e aiutini vari fare molto meglio di quanto avrebbero fatto se non li avessero avuti, diciamo che una 4 può divenate un 5 o 6 ma di sicuro un 5 non diventa un 8…

    Confermo quello che diceva già qualcun’altro: nella vita vera a nessuno frega un cazzo di nessuna certificazione e ai concorsi fondamentalmente la cosa si risolve col fatto che hai lo stesso identico elaborato ma 5/10 minuti in più per consegnare.

  7. Secondo me è solo positivo il fatto che ora si sappia che le persone apprendono in modo diverso, sia questo a causa di conclamati disturbi o di semplici attitudini cognitive diverse. Lo scopo della scuola è dare a ciascuno quelli che risultano essere per lui i migliori strumenti di apprendimento: creare anzitempo le gerarchie di merito basate sui risultati, che poi si sperimenteranno nella vita lavorativa, è per me solo dannoso, in quanto crea preconcetti su sé stessi che risultano poi difficilissimi da estirpare. Il mio ex ad esempio si è sentito “stupido” per una vita, solo perché dislessico senza nessuno che gli parlasse di “compensazione”. Tra l’altro, da ex secchiona posso dire (e penso che chiunque possa confermare) che dare l’illusione che le gerarchie di merito scolastico siano uno specchio delle gerarchie di merito lavorative è assai fuorviante. Secondo me il bagaglio più prezioso che la scuola può conferire è una concezione di sé dinamica (io posso migliorare, imparare, non ho un set predefinito di cose per cui “sono portato” e cose che “non fanno per me”) e un set di strumenti di apprendimento

  8. Io penso che se ciascuno di noi andasse a fare una visita da uno psicologo non ne uscirebbe con foglio di diagnosi bianco… Allo stesso modo quando si va a fare un’ecografia o un esame del sangue… qualche punto di attenzione o qualche asterisco esce quasi sempre.
    Oggi c’è molta più attenzione verso queste tematiche, e il bambino che solo qualche decennio fa era semplicemente un po’ stupido o svogliato oggi è diventato dislessico, autistico funzionale o sofferente di ADHD. Poi ci saranno sicuramente casi dove il bambino è semplicemente svogliato e incapace, ma i genitori non vogliono ammettere l’innettitudine del figlio e loro che non sono stati capaci ad educarlo allo studio.

    Ci sono professionisti che ci marciano sopra? Probabile, sta anche ai genitori e alla scuola capire se effettivamente il bambino ha bisogno di aiuto oppure se ci marcia sopra, e solo nel primo caso rivolgersi ad un professionista, possibilmente serio. Anche perché un certificato rilasciato con un po’ di leggerezza comporta un costo per i genitori ma soprattutto per la scuola che dovrà fornire un insegnante di sostegno.

    Riguardo all’estensione temporale del supporto scolastico la risposta non è semplice e soprattutto non è univoca. Ho sentito diverse volte di persone sofferenti di problemi di questo tipo a scuola, in particolare dislessia e discalculia, riuscire poi ad ottenere una vita professionale del tutto regolare, ovviamente facendo scelte in linea con le proprie limitazioni. In altri casi il fatto di maturare in una situazione protetta potrebbe non preparare adeguatamente al mondo esterno. Esiste poi anche un altro punto da tenere in considerazione, ovvero che la scuola non serve solo a dare cultura generale e a far maturare i ragazzi, ma anche a fornire gli strumenti per intraprendere una carriera lavorativa, in quest’ultimo caso gli aiuti offerti ai ragazzi con problemi vanno bene se permettono di acquisire, magari con maggiori difficoltà, competenze analoghe a quelle degli altri ragazzi, ma non per fornire degli sconti al percorso. Un titolo di studio deve certificare delle competenze, indipendentemente dalla fatica fatta per raggiungerle. Insomma, io non darei da progettare la casa dove portare a vivere la mia famiglia ad un geometra che fa confusione nel fare i calcoli…

  9. Secondo me i problemi c’erano anche prima ma non gliene fregava a nessuno

    Tipo io ad un insegnante che dettava e poi ci faceva l’interrogazione su quello che ci aveva dettato

    Andavo sempre male perché lei dettava troppo veloce e non riuscivo a scrivere abbastanza veloce

    Quella stronza mi faceva venire i crampi alle mani

    Poi che qualcuno ci marcia sopra non penso il disturbo del attenzione con tutta la tecnologia che abbiamo oggi mi sa abbastanza normale

  10. Sicuramente persone con reali difficoltà ci sono e vanno aiutate, tuttavia nella mia esperienza scolastica al liceo avevo 3 studenti DSA, tutti e tre disgrafici, e a parte uno che lo era davvero, gli altri due ammettevano di essersi tranquillamente comprati la certificazione

  11. Ne parlavo ieri con un amico insegnante, che mi diceva proprio la stessa cosa… oltre a tutta la burocrazia che ne consegue… in base al disturbo deve dare tot minuti in più per i compiti oppure le interrogazioni.

    Io penso che come sempre sia un concorso di cause…

  12. Dipende. Molte certificazioni sono rilasciate da enti pubblici. In più dopo una lunga prassi di test psicologici, colloqui, test sul qi e colloqui con psichiatri, ed altri test. Ci vuole un bel po’ prima di rilasciare una certificazione.

    La verità è che l’Italia è enormemente indietro per quanto riguarda le problematiche dell’apprendimento e in generale (che non c’entra con queste nello specifico) con le problematiche legate alla psiche.

    E la tua visione in parte è la conferma di ciò. Ci sono queste differenze fra gli individui, a volte sono più marcate a volte meno. Ma la struttura della scuola è creata per un solo tipo di apprendimento, se ne fotte di chi ha specifici bisogni. È doveroso dare sostegno a questi ragazzi, che sennò avranno problemi più seri nella vita adulta, finché non viene riformato il comparto dell’istruzione.

    C’erano anche prima ragazzi con difficoltà dell’apprendimento, semplicemente lì si ignorava e li si dipingeva come “svogliati, pigri o stupidi”.

  13. Ciao,

    sono un ragazzo dislessico, disgrafico e disortografico con certificazione effettuata all’età di sedici anni (non ho difficoltà così evidenti, ma abbastanza da poter richiedere, mappe, tempo riduzione esercizi, valutare la forma invece della struttura, preferire l’orale piuttosto che lo scritto e altre cose). In seconda superiore notai delle difficoltà sempre più evidenti con i risultati che non arrivavano nonostante lo studio assiduo che facevo. Prima di chiedere a professori o genitori chiesi alla mia insegnate referente di classe i miei dubbi e se ci fosse vagamente la possibilità che io potessi avere DSA con la richiesta di NON avvertire il corpo docenti in quanto consapevole della mentalità dei miei professori che avrebbero pensato “questo si sta trovando una scusa per non venire bocciato”. Questo durante il mese di Marzo.

    Passano due settimane, io ne ho parlato con mia madre e mio cugino psicologo che mi hanno detto che anche loro avevano i loro dubbi e che sarebbe stato opportuno richiedere una carta con i dubbi dei miei professori da portare dal medico che mi avrebbe fatto la certificazione. Mai scelta fu più errata da parte mia. Chiesi alla mia referente di fare questa carta dando il consenso di comunicare al corpo docenti i miei dubbi. Siamo a metà aprile, quando fanno il consiglio di classe.

    Fino alla fine dell’anno ho avuto professori, tra cui l’insegante di Italiano che mi hanno detto esplicitamente “Tanto non hai nulla, vedi di impegnarti di più invece di cercare scuse”. Arriviamo alla fine dell’anno, vengo rimandato con quattro materie di cui una sono incerto dei motivi, ma di sicuro il mio NON voler comunicare al corpo docenti i miei dubbi era proprio dovuto al fatto che sapevo che mi avrebbero detto la frase scritta precedentemente e di certo non mi avrebbe aiutato con la promozione, ma va beh, c’è di peggio nella vita. Vado a prendere la fantomatica carta per cui a parere mio mi sono giocato l’anno e indovinate un po’, nulla, non c’era scritto nulla, solo cose tipo “ragazzo ansioso” o la solita frase è bravo ma non si applica (per inciso, carta firmata da TUTTI i miei professori, solo quella di ITA e Matematica hanno scritto qualche cosa).

    Fine Luglio, inizio i test con l’apss (Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, sono di Trento), l’appuntamento lo presi più o meno i primi di Aprile, ma nel pubblico i tempi sono quelli che sono. Sta di fatto che la certificazione me la effettua il primario di neuropsichiatrie infantili dell’apss di Trento. La carta fatta da miei cari professori decisi di non darla al primario fino alla fine dei test, volevo evitare che ci fossero in qualunque modo interferenze dovute alle cose scritte dai miei professori. Quando la diedi al medico mi disse tranquillamente che quella carta diceva l’esatto opposto di quanto risultato dai test effettuato, a dimostrazione di quanto i miei insegnati fossero capaci, ma va beh.

    La certificazione mi arriva a fine Settembre, il tempo per andare al TAR è finito, quindi niente ricorso, ripeto l’anno con la certificazione e faccio patire le pene dell’inferno ai miei professori, ogni virgola non rispettata della certificazione equivale ad una minaccia di denuncia, che a quanto pare fa cagare sotto i professori per qualche ragione a me ignota.

    Ma non finisce qui, quando porto la certificazione l’insegnate ha la faccia tosta di chiedermi da chi l’avessi fatta, come se fossi andato da privato e avessi lasciato soldi pur di averla. Non dimenticherò mai la faccia di quando le dissi che andai nel pubblico e fu il primario, quello che vidima OGNI certificazione, anche quelle fatte dai privati, a farmela.

    Ho rinnovato la certificazione l’anno scorso, questa volta da privato e mi è costata come una seduta da psicologo normale, ovviamente con fattura, pensavo costasse tipo 300€ ma mi è costata la metà. Se poi ci sia gente che ci lucra sicuramente, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio.

    La mia bellissima storia per chiederti: nel resto d’Italia le certificazione effettuate da privato non vengono controllate Apsn?

    Poi invece una risposta ad tuo dubbio del crescente numero di certificazioni: La legge, tuttora in vigore, dovrebbe essere quella del 2010 che tutela, ma soprattutto, dice all’Italia che esistono anche persone con difficolta scolastiche e che se prima venivano classificati come incapaci oppure sfaticati o con il cappello da asino nell’angolo ora hanno il nome ad una loro effettiva difficoltà. Il numero con il tempo crescerà, io ho avuto il classe uno che si rifiutava d’essere definito dislessico perché per i sui genitori sembrava essere una vergogna da quanto so, non appena questa mentalità sparirà il numero di persone con certificazione di DSA crescerà ulteriormente. Il fatto che ci sia una legge a tutela da soli 11 anni fa si che solo ora vengano fuori casi che prima semplicemente non venivano controllati. Probabilmente se si facessero a tutta la popolazione verrebbero furi numeri spaventosi.

    Dovrei fare un AMA sulla storia da dislessico della scuola più incapace del Trentino nel trattamento di ragazzi con DSA, ci penserò se è piaciuto il 20% di quello che è realmente successo.

  14. >Sembra che sempre più genitori non riescano ad accettare il fatto che il proprio figlio possa avere difficoltà in qualche materia o che semplicemente non si applichi nello studio, di conseguenza dice “avrà qualcosa che non va, lo porto nel centro apposito per farlo controllare”.

    Questo è un bias da parte tua bello grosso.

    Per come la vedo io, ai fini di una discussione più seria sarebbe carino esplicitare che “***secondo me*** sempre più genitori non riescano ad accettare […]” perché altrimenti possiamo entrare nel magico mondo delle correlazioni a caso.

    Siamo certi che dietro questo aumenti di vari disturbi ci sia dietro una “insicurezza genitoriale”, o magari siamo semplicemente diventati più sensibili alla problematica e sappiamo diagnosticarla meglio?

    [Un esempio magari più familiare? Pensa ai “collegamenti” tra autismo e dei vaccini (dio mi perdoni per aver usato la V-word, che qui ultimamente attira gente poco raccomandabile) dove alla il succo del problema è che i vaccini non causano autismo, ma che siamo migliorati con la diagnostica della malattia e “l’aumento” sembra costruire una correlazione tra i due fenomeni].

  15. Ho poca esperienza di come sia cambiata ora al momento la scuola, ma penso che in parte sia una maggiore consapevolezza di eventuali problemi e in parte come dici tu una questione di soldi e di negazione di ogni possibile difficoltà da parte dei genitori.

  16. La regina Maria I d’Inghilterra pensava di essere incinta e invece aveva un tumore. Semplicemente ora si sanno più cose su questi disturbi, c’è più accettazione da parte delle persone, e ci sono più diagnosi. Molte persone non sapevano di averne uno di disturbo dell’apprendimento perché prima si pensava ‘è svogliato’. Poi c’è una questione un cincino diversa ed è come questo disturbo viene gestito a scuola. Ad esempio, insegno alle matricole all’università. Ho avuto una studentessa con la discalculia che mi ha scritto prima dell’esame dicendo che avendo la discalculia, a scuola non aveva mai fatto lo scritto. Ora questa ragazza non ha la dislessia, infatti all’esame ha saputo scrivere. Ovviamente aveva problemi con la gestione dello spazio, ma questo è normale. Però ha saputo scrivere. La dottoressa che si occupa del centro disabilità e disturbi dell’apprendimento d’ateneo mi ha spiegato che spesso a scuola i docenti esentano gli studenti dal fare compiti che invece potrebbero fare (tipo scrivere con la discalculia). Mi spiegava che così facendo non fanno affatto un favore allo studente, ma gli impediscono invece di sviluppare capacità che potrebbero gestire. Perché non è un caso di un dislessico esentato dallo scrivere, è un caso di una persona con discalculia. Sono due cose diverse. La ragazza in questione ha fatto un esame anche buono, ha scritto un po’ di meno rispetto alla media (e secondo me anche con un po’ di fatica, perché non è mai stata abituata). Però l’ha fatto. Non è dislessica. Se l’avessero abituata da prima avrebbe avuto meno fatica (anche contando il fatto che all’università ci sono molti scritti, e che ti esentano da un compito solo se hai un disturbo collegato – quindi se hai la discalculia, non ti esentano dallo scrivere).

  17. Senza offesa, ma questo mi ricorda molto il discorso che mi faceva mio cognato sul fatto che di recente ci siano molte più persone autistiche/con qualche condizione analoga rispetto ai suoi tempi (lui voleva attribuirla anche ai vaccini questa cosa, ma è irrilevante ai fini della discussione di ora) pertanto ti risponderò allo stesso modo a cui ho risposto a lui:

    Ripensa un po’ alla tua infanzia, pensa a quel compagno scemotto che nonostante tu ci mettessi 10 secondi a comprendere una cosa semplicissima, lui continuava a non capire e sbagliare. Pensa a quell’altro che tutti trattavano come lo scemo del villaggio perché era “un po’ lento” e non sapeva leggere tra le righe. Pensa a quell’altro che ti sembrava stranissimo perché si faceva sempre i cazzi suoi e anche se gli andavi a parlare cercava di ignorarti il più possibile

    Probabilmente te ne sarà venuto in mente qualcuno o più di uno.

    Ora, forse non tutti, ma è possibile che alcune di queste persone considerate lente, svogliate, asociali avevano qualche condizione che ai tuoi tempi non venivano proprio considerate e diagnosticate. Ora, con il progresso degli studi, si sono riconosciute queste condizioni particolari e si è migliorato anche nel diagnosticarle, perciò non credo che ci sia stato tanto un aumento, piuttosto più un maggiore riconoscimento di questo tipo di patologie (e non patologie, a seconda di cosa).

  18. Non sono d’accordo. Innanzitutto la diagnosi non è questione di soldi, perché si utilizzano delle scale con dei parametri ben precisi, sotto i quali c’è la diagnosi, e sopra i quali no. Questo significa che se un bambino risulta idoneo per la diagnosi, significa che ha delle importanti difficoltà rispetto ad una percentuale X (spesso il 90 o il 95%) dei suoi coetanei.
    Perché, allora, c’è questo boom di diagnosi (su cui anche la letteratura scientifica è d’accordo) rispetto a pochi decenni fa? Sostanzialmente perché c’è più attenzione a questi aspetti. La qualità della vita è migliorata, e si è diventati più sensibili verso questo tipo di difficoltà. Inoltre, è importante considerare che la diagnosi viene posta dallo psicologo, figura professionale molto recente (l’albo esiste dall’89), per cui oggi molte più persone hanno conosco e hanno fiducia nella psicologia rispetto a 10 anni fa, e ancor di più rispetto a 30 anni fa. Inoltre, alcuni di questi disturbi sono stati riconosciuti scientificamente e circoscritti solo pochi anni fa, per cui anche solo 20 anni fa sarebbe stato letteralmente impossibile porre la diagnosi.
    Spero ti sia stato d’aiuto!

  19. Scusa e se fosse l’opposto di quello che dici? Cioè prima non si accettava il fatto che il proprio figlio potesse avere difficoltà “certificabili” e si giustificava il tutto con “eeh ma è solo svogliato”. Ora con un po’ più di informazione e sensibilizzazione si è capito che questi problemi non sono da stigmatizzare bensì da accettare e affrontare assieme.

  20. Lavoro come insegnante (e referente) di sostegno in una scuola professionale, dove le percentuali descritte da OP si alzano in maniera esponenziale, non ho classi dove il numero di studenti dva, con dsa o bes, risulti sotto il 10%; le due prime di quest’anno sono attorno al 33% (in classi da 30 alunni), questo proprio perché al professionale ci finiscono molti più ragazzi che con lo studio hanno faticato.

    Credo che i disturbi specifici dell’apprendimento siano materia molto delicata, le scale di valutazione sempre e comunque da prendere con le pinze e i ragazzi da trattare in base ai loro bisogni, non necessariamente seguendo pedissequamente una certificazione che rilascia, nella stragrande maggioranza dei casi, indicazioni generiche sulle misure dispensative e gli aiuti da fornire.

    Inoltre le certificazioni rilasciate in età avanzata, rischiano di essere già troppo influenzate dall’approccio dei ragazzi alle prove somministrate e dalla pregressa esperienza scolastica. Non è che si riesca sempre a capire bene se il disturbo nasca da una bassa scolarizzazione, o se siano le fatiche scolastiche (e non) accumulate a generare il disturbo.

    Spessissimo vedo incongruenze fra quello che raccontano le diagnosi e il comportamento dei ragazzi fra i banchi di scuola, ma continuo a non credere alla malafede di questo processo. Credo che le difficoltà prima venissero semplicemente derubricate allo scarso impegno e che non fosse positivo. Il fatto che oggi ci sia una certa sensibilità nei confronti dell’ argomento, che i nuovi docenti abbiano già avuto a che fare con queste difficoltà (spesso anche direttamente) sia solo positivo.

    È possibile approfittarsene? Sicuramente. La certificazione può trasformarsi in uno strumento di offesa, non per questo è giusto limitare chi ne ha veramente bisogno. I dubbi se li faranno venire i docenti, al massimo, e ci sono sistemi per verificare quali aiuti sono davvero necessari allo studente, ma, per esperienza diretta, non ho mai visto casi in cui la diagnosi fosse totalmente su un altro pianeta rispetto al/la ragazzo/a.

    Anche perché, stiamo parlando di strumenti che potrebbero risultare utili anche ai ragazzi non certificati.

    Queste certificazioni sono poco più che un attestato di incapacità del sistema scolastico nell’adattarsi a diversi modelli di apprendimento; se ogni studente avesse un piano didattico personalizzato sarebbe super positivo. Purtroppo, finché il rapporto insegnante/studenti è di 30 a 1 è chiaramente irrealizzabile, ma sarebbe bello ripensare la scuola a misura di alunno.

  21. Non so, ma sicuramente questi disturbi sono sovradiagnosticati. Secondo me può avere senso fino al liceo, il fatto che gli studenti universitari con DSA abbiano agevolazioni è ridicolo

  22. Trovo strano che ci si aspetti che il 100% della popolazione sia predisposto al comprendere facilmente concetti accademici che si é iniziato a insegnare 100 anni fa, considerato che dal punto di vista evolutivo lettera e numeri sono abbastanza recenti rispetto alla parola

    Che il 60% della popolazione non abbia nessun problema d’apprendimento mi pare un ottimo numero

    Non dimentichiamoci che il dato statistico equivalente del passato é quante persone abbiano la terza media, e l’Italia ha sempre avuto una sorta di primato europeo

    Io non ho mai avuto una sufficienza in matematica dalle medie alle superiori, ho iniziato l’università e non ho mai passato Analisi 1, per cui l’ho abbandonata dopo avere passato tutti gli altri esami.

    Non sono mai stato bocciato semplicemente perché avevo ottimi voti in tutte le altre materie (anche quelle tecniche).

    Secondo il sistema scolastico io non mi meriterei nemmeno la terza media

  23. Mah, se ci sono più ragazzi con dsa è perché finalmente si fa attenzione al problema, non capisco perché tu dubiti che i numeri siano “falsati” da finte diagnosi.

    È come quando una persona nota che ci sono molte più persone lgbt tra i giovani che tra i vecchi: non è che stanno diventando tutti gay, semplicemente ora possono essere se stessi più tranquillamente e trovano una società più aperta.

    Lo stesso per chi soffre di DSA: prima si diceva che il ragazzo fosse svogliato ed un asino, ora si capisce che forse c’è qualcosa di più grazie all’attenzione che il problema riceve.

    Dalla mia esperienza conosco più di una persona che ne soffriva ma per “ignoranza” i genitori non hanno mai accettato di fargli iniziare alcun percorso di sostegno.
    Addirittura un’amica bravissima a scuola (nonostante il problema) si è portata questo problema fino alle superiori quando finalmente spinti dai professori i genitori hanno capito che qualche problema ce l’aveva.

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