Terzo aumento consecutivo dell’inflazione nell’Eurozona, ma la Banca centrale europea dovrebbe tenere ancora dritta la barra dei tagli dei tassi d’interesse, seppur con un altro mini-ritocco. Eurostat, l’agenzia statistica dell’Ue, ha diffuso ieri le stime flash dell’incremento del costo della vita a dicembre, al 2,4% su base annua, in rialzo rispetto al valore di novembre (2,2%) e a quello di ottobre (2%).

In linea con le previsioni degli analisti, la risalita dell’inflazione – che dovrà essere confermata dai dati consolidati che saranno pubblicati a metà mese – è stato trainato in particolare dai costi dell’energia, in aumento per la prima volta da luglio seppur di un marginale +0,1% (era -2% a novembre), insieme ai servizi (4%, dal 3,9% del periodo precedente). L’inflazione di fondo, al netto delle componenti volatili come beni energetici e alimentari, è stata del 2,7%.

LE STIME
In Italia, a dicembre, secondo le stime diffuse sempre ieri dall’Istat, i prezzi sono aumentati dello 0,1% su base mensile e dell’1,3% su base annua, come nel mese precedente. Rallenta il ritmo di crescita dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, il cosiddetto carrello della spesa, da +2,3% a +1,9%. In media, nel 2024 i prezzi al consumo hanno registrato una crescita dell’1%, in deciso calo rispetto al +5,7% del 2023. Il dato italiano armonizzato con i criteri europei è lievemente diverso da quello nazionale e dà l’inflazione tricolore all’1,4% nel mese appena trascorso, in calo rispetto al precedente 1,5%.

Sale, invece, oltre le attese il dato in Germania, dove si passa dal 2,4% al 2,8%, al pari della Spagna; più modesto l’incremento in Francia, dall’1,7% all’1,8%, meno del previsto.

Nell’Eurotower di Francoforte, l’aumento del carovita non coglie nessuno di sorpresa. E con il tasso sui depositi al 3% che rappresenta ancora un freno alla ripresa dell’economia, anche i mercati confermano di attendersi un nuovo taglio del costo del denaro quando il consiglio direttivo torna a riunirsi il 30 gennaio. L’inflazione in aumento sembra consolidare l’opzione già sul tavolo, cioè quella di un nuovo mini-calo «graduale» dei tassi pari a 0,25%, ma complicherebbe le sorti dell’ipotesi caldeggiata invece dalle colombe dell’Eurosistema, che speravano di cominciare il 2025 con una più coraggiosa riduzione di 0,5%.

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