WASHINGTON. Stop agli aiuti all’estero; chiusura dei programmi speciali per i permessi temporanei dei cittadini ucraini, venezuelani, cubani e di Haiti; riduzione della partecipazione degli Usa in alcuni consessi internazionali (dagli accordi sul Clima di Parigi all’Oms); il rafforzamento della Mexico City Policy che vieta l’uso di fondi Usa all’estero per i piani di controllo delle nascite (aborti); e un contesto mutato che apre la strada all’approvazione di una legge al Congresso che sanziona chiunque collabori con le indagini della Corte Penale Internazionale contro cittadini americani o di Paesi alleati.

Il mantello dell’America First avvolge le agenzie statunitensi e dal Dipartimento di Stato, il nuovo capo della diplomazia Usa, Marco Rubio, invia un memo alle ambasciate e ai funzionari in cui ordina lo stop di 90 giorni degli aiuti allo estero (progetti allo sviluppo, sanità, difesa della democrazia e sicurezza su tutti) e la revisione entro 85 giorni dei programmi in modo da valutare solo quelli allineati con la visione della politica estera di Trump.

la lite

Telefonata di fuoco tra Trump e la premier danese: il presidente Usa insiste per avere la Groenlandia

25 Gennaio 2025


Non è inusuale la revisione degli aiuti, ma l’estensione della misura è straordinaria tanto da far dire a un funzionario del Dipartimento di Stato che «è stata un’operazione nucleare», per descrivere l’azzeramento di quanto c’è.

Quindi da subito è sospesa l’erogazione di fondi per i progetti all’estero. Nel 2023 le varie voci sommavano 72 miliardi, simile la cifra stanziata (ma non ancora del tutto spesa) lo scorso anno. Venti miliardi sono per lo sviluppo economico, 14 per l’assistenza umanitaria mentre la voce “Pace e Sicurezza” è quella degli aiuti militari, (10,7 miliardi). I programmi per la salute valgono 10 miliardi. Tutte queste voci – e i relativi stanziamenti – verranno riviste nel dettaglio, in aprile ci sarà la revisione.

Confermati, e il memo li cita espressamente, i soldi per Egitto e Israele e quelli per le emergenze. Nel bilancio consolidato dello scorso anno si tratta di 1,24 miliardi per il Cairo (sono soldi per la sicurezza, ovvero spese militari) e 3,3 miliardi per Israele, stessa motivazione. Ieri, fra l’altro, Donald Trump ha dato ordine al Pentagono di togliere il divieto di vendita delle bombe da 2000 libbre (1000 kg) a Israele, che erano state bloccate da Biden. Anche gli stipendi degli operatori delle Ong e di contractor che lavorano ai progetti con gli Usa sono garantiti. Ma Rubio nel memo ha scritto di «mettere in pausa i contratti in essere».

IL REPORTAGE

Viaggio tra i deportati al confine, le foto dei migranti in catene. La Casa Bianca: “Se sei negli Usa illegalmente hai un problema”

Francesco Semprini

25 Gennaio 2025


Incerto il destino degli aiuti a tre Paesi chiave e alleati: Ucraina, Taiwan e Giordania. È soprattutto su Kiev che si sono concentrate le attenzioni non essendo menzionata alcuna eccezione nel memo. Washington ha stanziato in cinque diverse leggi 175 miliardi di dollari per Kiev; 106 sono finiti direttamente agli ucraini sotto forma di aiuti umanitari (2,8 miliardi), armi, 69,8 miliardi e sostegno economico e finanziario, 33 miliardi. Nel 2023 dei 72 miliardi per gli aiuti internazionali, l’Ucraina ha beneficiato di 16 miliardi, nel 2024 (dati parziali) invece di sei. Sono tutti gestiti dalla Usaif, l’agenzia del Dipartimento di Stato per gli aiuti all’estero e che sino all’insediamento di Trump era guidata da Samantha Power. Non si tratta in questo caso di armi. Quelle vengono erogate sotto un’altra voce e sono a discrezione del presidente che li dispone tramite il Dipartimento di Stato.

L’ANALISI

Il gioco delle parti tra Trump e Putin sul futuro della guerra in Ucraina

Stefano Stefanini

25 Gennaio 2025


La presidenza Biden ha attinto praticamente a ogni risorsa stanziata dal Congresso, non è chiaro però se gli ultimi stanziamenti – da 2,5 miliardi e poi 500 milioni in gennaio – saranno “vittima” del memo di Rubio.

Lunedì sera il neosegretario di Stato aveva divulgato un altro memo in cui illustrava le priorità della politica estera ponendo il contrasto all’immigrazione come punto chiave. Da qui – e dagli ordini esecutivi di Trump – deriva lo stop ai programmi di accoglienza per i cittadini di alcuni Paesi. Negli ultimi tre anni, ad esempio, gli ucraini godevano di uno status eccezionale e potevano avere permessi temporanei per risiedere negli Usa fuori dai normali visti. Sono stati messi in pausa.

l’analisi

Trump e la Groenlandia: lo schiaffo del più forte

Stefano Stefanini

26 Gennaio 2025


Intanto, il Congresso sembra adattarsi al nuovo corso. Una legge – presentata lo scorso anno ma finita poi in un cassetto vista la contrarietà della Casa Bianca di Biden – per sanzionare chiunque collabori con indagini della Corte Penale Internazionale è in dirittura di arrivo. Approvata dalla Camera con il sostegno di 45 democratici, ora sbarca al Senato dove la minoranza rischia di spaccarsi. I senatori democratici dei distretti che hanno votato Trump nel 2024, sono tentati di sostenerla. La proposta era nata come reazione alla condanna emessa contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu per la gestione del conflitto nella Striscia di Gaza.

Si riempiono le caselle del governo Trump. Dopo la conferma di John Ratcliffe alla Cia, venerdì sera Pete Hegseth è stato ratificato come capo del Pentagono. È servito il voto del vicepresidente JD Vance per spezzare la parità (50-50) fra i senatori. Senza “brivido” invece il passaggio di Kristi Noem: ha preso 59 voti. Guiderà la Homeland Security.