Il legname russo clandestino invade lIl legname russo clandestino invade l’Europa (e l’Italia). Il nuovo caso dopo i “vampiri di alberi” della Transilvania
Una macchina caricatrice durante la bonifica dei terreni boschivi. Crediti foto: Getty Images

Quasi cinque anni fa, in una impressionante inchiesta sul business predatorio delle foreste della Transilvania, l’inviato del Corriere della Sera Francesco Battistini denunciava la guerra del legno nelle foreste della Romania (leggi qui ): una guerra commerciale, ma con tanto di vittime – spesso guardiaparco che non avevano accettato di farsi corrompere dalla mafia degli alberi, spediti in ospedale a suon di botte, o assassinati, talvolta a colpi d’ascia –; una guerra scatenata dai clan che depredavano i boschi primordiali di Maramures. Una mal contrastata opera di deforestazione illegale che fruttava ai taglialegna abusivi assassini decine di miliardi. Ora l’allarme si sposta ancora più a est, per la precisione alle foreste di betulle della Russia. E coinvolge l’Italia.

L’ultimo rapporto della ong britannica Earthsight denuncia il traffico in espansione di legname clandestino che dalla Russia arriva in tutta Europa a produttori di diversi articoli, eludendo le sanzioni imposte in risposta alla guerra di Mosca contro Kiev. Cinque anni fa il precedente in Transilvania raccontato dal “Corriere”

Secondo l’ultimo rapporto della ong Earthsight diffuso il 29 gennaio 2025, oltre 900 carichi di compensato di betulla russo, provenienti da commerci che violano le sanzioni, sono stati introdotti illegalmente in Italia. Ma il traffico in espansione di legname russo clandestino riguarda tutta Europa, eludendo ovunque le sanzioni imposte in risposta alla guerra di Mosca contro Kiev.

I dettagli dell’indagine

L’indagine — intitolata Betulla insanguinata: smascherare il commercio di compensato russo nell’Ue — documenta con registrazioni video, telefonate, intercettate e documenti interni come diverse aziende organizzino «un flusso costante di compensato russo nell’Unione Europea: le aziende coinvolte vendono legname di provenienza illegale a clienti che includono importanti produttori di pareti da arrampicata, giocattoli, pavimenti, mobili e altri articoli». Per nove mesi i volontari di Earthsight si sono finti acquirenti registrando i commercianti che ammettevano l’illegalità della pratica, definendola «una miniera d’oro» e suggerendo tecniche per eludere il controllo.

In base ai calcoli dell’ong, che ha sede nel Regno Unito, da quando sono state imposte le sanzioni (luglio 2022) oltre 500mila metri cubi di legname sarebbero già stati esportati dalla Russia verso l’Ue attraverso Paesi terzi, per un valore al dettaglio superiore a 1,5 miliardi di euro. Nello specifico, poi, «oltre 30 mila metri cubi di legname, pari a 957 Tir carichi, per un valore di poco meno di 100 milioni di euro” sarebbero “entrati in Italia». Ma non siamo i migliori compratori. Ribadisce Earthsight: «Sono tutti i 27 membri dell’Ue a ricevere compensato che potrebbe essere illegale, con i volumi maggiori diretti verso la Polonia, seguita da Germania, Spagna, Portogallo e infine Italia ed Estonia».

Quanto vale il legname per la Russia

Il legname è cruciale nell’economia russa. Il suo commercio è una voce importante del Pil e delle esportazioni. In Russia tutte le foreste sono di proprietà statale e l’esercito gestisce e trae profitti da aree boschive che coprono più di una volta e mezzo la superficie del Belgio. Earthsight non ha indagato sull’origine specifica del legname russo che arriva in Europa, ma altre inchieste avevano rivelato corruzione e pratiche di deforestazione devastante ai danni del patrimonio forestale russo. Secondo il sito del Wwf Panda.org, rischiano di scomparire a causa del disboscamento illegale le foreste dell’Estremo Oriente russo, nella “Taiga Ussuri”: da qui la mafia del legname rifornisce numerosi produttori cinesi di mobili e pavimenti, molti dei quali a loro volta esportano in Stati Uniti ed Europa.

Sanzioni aggirate

Earthsight denuncia che 7 su 10 grandi esportatori russi di compensato di betulla continuano a rifornire l’Ue nonostante le sanzioni

. «I profitti vanno agli oligarchi che hanno incontrato Putin già tre anni fa: lo stesso giorno dell’invasione dell’Ucraina». Perché, come scriveva già Battistini nel 2020, il traffico di legname passava per i confini ucraini prima dell’ “operazione speciale”. E giacché le foreste statali russe rappresentano una fonte di reddito fondamentale per la macchina da guerra del Cremlino, i signori del legname chiedevano garanzie sui canali di transito delle loro merci.

«Si stima che fino a un quinto del compensato di betulla attualmente in vendita in Europa provenga da legname russo illegale», sottolinea Tara Ganesh, responsabile del team legname e sanzioni di Earthsight: «Con l’andamento della guerra in Ucraina che non mostra segnali di miglioramento, esortiamo i governi dell’Italia e gli altri stati europei coinvolti a indagare su tutte le forniture di compensato di betulla in entrata nei loro Paese e a mettere fine a questo commercio macchiato di sangue».

Un mercato parallelo in mano a bande armate

Il business del legno esiste da sempre e fin dagli anni Novanta all’Est si è sviluppato un sistema di taglio parallelo e non autorizzato. Ci sono bande che si arricchiscono arrivando a tagliare fino a 3 ettari di bosco l’ora. Le aree di taglio, i cantieri della mafia verde, sono sorvegliati da guardie armate di kalashnikov. La complicità e l’omertà degli operatori di segherie, cartiere e industrie dell’arredo in legno (anche in Ue e in Giappone) non fa che rendere più difficile la lotta contro i predatori di alberi.

«L’Università del Maryland e Greenpeace hanno incrociato centinaia di foto satellitari e calcolato che in quindici anni sono stati tagliati almeno 280mila ettari di rarissima foresta primordiale», spiega Battistini. Sono circa nove milioni di metri cubi d’alberi: la metà stava in parchi nazionali della Romania, teoricamente protetti. Nello stesso Paese, nel corso del 2024, sono stati effettuati oltre 10 mila controlli sulle foreste demaniali: il volume totale di legname tagliato illegalmente è stato di 14mila 671 metri cubi, che ha comportato un danno erariale pari a circa 1,5 milioni di euro, con un calo dell’8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2023. Nel complesso, dopo l’inchiesta di Battistini, dal 2021 al 2024, oltre 4,7 milioni di metri cubi di legname sono stati rubati alla antica foresta primaria rumena. E altri 15 milioni di metri cubi l’anno a boschi più giovani.

Secondo le Nazioni Unite, il business del legname illegale è nel mondo l’affare più redditizio delle organizzazioni criminali – varrebbe oltre 100 miliardi di dollari l’anno – dopo il traffico di droga, armi, esseri umani e avorio.

Mafia e azioni violente

In Romania c’è chi ancora si batte per la salvaguardia dei boschi primordiali. Ma i vampiri delle foreste sono più forti: succhiano la linfa dei polmoni verdi. Ancora oggi la mafia del legno non perdona: «Quando ho investigato sul parco di Retezat», ha raccontato a Battistini Gabriel Paun, capo dell’ong Agent Green (che con EuroNatur ha diffuso un nuovo dettagliato dossier sui predatori di foreste nel 2024), «una banda di teppisti mi ha aggredito e mi ha rotto le costole, le mani, la testa. Non mi hanno ammazzato perché sono scappato. Non è stato arrestato nessuno, per mesi sono rimasti a piede libero in attesa del processo».

Se la maggior parte degli assassini dei rangers rumeni non sono stati mai presi, dà speranza il processo che nel maggio 2022 a Cluj ha portato alla condanna a 17 anni e 4 mesi di reclusione di un uomo che aveva ucciso un guardiaparco nella regione di Maramurus: la vittima era proprio quel ‘forest ranger’ Liviu Pop assassinato a colpi d’ascia di cui aveva parlato l’inchiesta del Corriere due anni prima.