Claudio Francavilla è direttore associato presso l’Unione europea dell’organizzazione statunitense Human Rights Watch. Ieri ha firmato un duro attacco contro il governo Meloni, accusato di «proteggere presunti criminali di guerra, da Israele alla Libia», a discapito tanto delle vittime che dei principi del diritto.

Il Caso Elmasry e quello del premier israeliano Netanyahu sono quindi accomunati da un elemento: l’Italia ignora le richieste della Corte penale internazionale (Cpi). Perché è grave?
C’è un filo tra i due casi, pure se diversissimi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha negato l’evidenza dei crimini a Gaza e ha affermato che l’Italia non avrebbe eseguito l’ordine di arresto della Corte dell’Aja nei confronti di Netanyahu, nel caso fosse venuto in Italia. Il caso Elmasry è conseguenza di questo atteggiamento. Con il rilascio del capo della polizia giudiziaria libica, l’Italia mostra una totale noncuranza degli obblighi verso quel tribunale, che persegue i crimini più gravi al mondo (genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità), oltre che un insulto alle tante vittime di quelle atrocità.

Il governo Meloni si è difeso addossando la responsabilità alla magistratura e accennando a un possibile complotto dei giudici dell’Aja, che avrebbero agito ad orologeria. Che ne pensa?
Intanto, che Elmasry fosse prima altrove o meno, non cancella gli obblighi per l’Italia. Ma soprattutto è incredibile che un ricercato dall’Aja venga prima arrestato e poi rilasciato. È un fatto molto grave, senza precedenti, che segna un crescendo anche rispetto alle dichiarazioni su Natanyahu.

Quali sono le conseguenze della delegittimazione della Cpi per il diritto internazionale?
Ogni violazione del diritto internazionale lo indebolisce sempre di più. E se le regole comuni non valgono più, trionfa la legge del più forte.

Quale sarebbe stato invece il comportamento corretto nel caso del mandato di cattura del capo della polizia giudiziaria libica?
Semplicemente, si informano le autorità della Cpi e lo si trasferisce all’Aja. Roma conosce bene le regole di un tribunale a cui nessuno l’ha obbligata ad aderire.

Un recente report sulla «tratta di stato», presentato ieri all’Eurocamera, punta il dito contro le autorità tunisine che consegnano migranti ai torturatori libici. Il tutto con i finanziamenti che l’Italia e l’Ue danno a Tunisi per fermare i flussi. Come fa l’Europa a chiudere gli occhi di fronte alle documentate violazioni dei diritti umani?
L’Europa si è fatta ostaggio dei regimi autoritari. Accanto alla Tunisia dell’autocrate Keis Saied ci sono la Libia e l’Egitto. L’Ue ha abdicato alle proprie responsabilità sia morali che giuridiche, prima fra tutte quella di promuovere il rispetto dei diritti umani, come previsto dall’Articolo 21 dei Trattati. L’Ue dà supporto economico, politico, militare a dittatori in cambio della gestione dei migranti. Difficile invertire la rotta, nel momento in cui si fanno sempre più forti i partiti xenofobi e anti-migranti.

Non solo l’Europa. Negli Usa, il pugno duro di Trump verso i migranti è anche in quel caso un atto in spregio del diritto internazionale?
Bisogna ricordare che Il Congresso sta lavorando a sanzioni nei confronti della Cpi e che il presidente Trump era andato in questa direzione durante il suo primo quadriennio. Gli Usa non hanno gradito il mandato di cattura emesso dal procuratore della Cpi, Karim Khan, nei confronti del premier israeliano.