Due trimestri di crescita zero. Stagnazione in gergo tecnico. L’Italia, secondo i dati provvisori pubblicati dall’Istat, non arretra ma nemmeno avanza. La corsa dell’economia iniziata dopo il Covid sembra avere il fiatone. Ci sono alcune crisi che pesano. Talune esterne, come quella profonda dell’economia tedesca. La Germania è il primo partner commerciale dell’Italia con quasi 170 miliardi di euro. Berlino da due anni è in recessione, il suo modello di sviluppo fondato sul gas russo a basso costo e sulle esportazioni verso l’immenso mercato cinese è di fatto crollato. E ora il Paese fatica a trovarne un altro, tanto che, secondo quanto riportato dal Financial Times, l’Europa, su spinta tedesca, vorrebbe che tra le condizioni di pace per l’Ucraina ci fosse anche la riapertura al gas di Mosca. Difficile da immaginare oggi. All’interno l’Italia soffre la crisi dell’auto, con la produzione ai minimi, e con lei l’arretramento di tutta la manifattura zavorrata in particolar modo dalle norme “verdi”, molte di natura ideologica, imposte durante la precedente legislatura europea e dai costi correlati dell’energia. Infine c’è l’incognita Donald Trump. Il presidente americano ha avviato la sua politica dei dazi annunciata durante la campagna elettorale. Ha iniziato con Messico, Canada e Cina, ma ha avvertito che i prossimi della lista sono gli europei. Un’incertezza che incombe sull’Italia in particolar modo, visto la vocazione all’export del Paese.
I DATI CONTROCORRENTE
Eppure tra tutte queste nubi, per l’economia italiana si intravvedono diversi raggi di sole. C’è anzi quasi un paradosso. Qualche giorno fa l’Istat ha pubblicato i dati della fiducia delle famiglie e delle imprese di gennaio, il primo mese di questo 2025. E a sorpresa sia il barometro dei consumatori che quello del sistema produttivo ha virato al bel tempo. L’indice di fiducia delle imprese è aumentato per il secondo mese consecutivo riportandosi per la prima volta sul livello stimato ad aprile 2024, mentre quello dei consumatori è tornato a salire dopo tre mesi consecutivi di calo. Sorpresa nella sorpresa, tra le imprese a mostrarsi più ottimiste sono state quelle manifatturiere e delle costruzioni.
I due principali motori della crescita italiana, che più sono in grado di fare la differenza sul Pil. Ma il segnale più interessante, probabilmente, è quello che arriva dai consumatori. Se negli ultimi anni a trascinare l’Italia sono state le sue esportazioni (esclusa l’energia il Paese ha il quarto surplus commerciale al mondo, avendo superato sia la Corea del Sud che il Giappone), ora a muoversi potrebbe essere il mercato interno. Già nell’ultimo trimestre dello scorso anno, l’Istat ha registrato il settimo aumento consecutivo del potere di acquisto delle famiglie. Gli italiani, grazie ai rinnovi dei contratti e a un’occupazione record, hanno più soldi in tasca. Sempre secondo l’Istituto di statistica, nel 2024 le retribuzioni sono cresciute del 3,1 per cento. E il dato non tiene ancora conto degli ultimi rinnovi contrattuali, come quello degli edili (un milione di persone, 180 euro al mese in più) e quello degli statali (190 mila ministeriali, 165 euro al mese in più).
L’INVERSIONE DI TENDENZA
Se però fino ad ora gli italiani avevano deciso di destinare al risparmio i soldi in più che si sono ritrovati in tasca, adesso stanno iniziando a spenderli. La propensione al risparmio è scesa dal 10 per cento al 9,2 per cento nell’ultimo trimestre dello scorso anno e sarebbe ancora in calo. Secondo l’Osservatorio mensile di Findomestic, le propensioni all’acquisto per i prossimi tre mesi degli italiani, sono cresciute del 2,1 per cento. E la voglia di tornare a spendere riguarda anche i beni durevoli, come le automobili (15 per cento di propensione d’acquisto), che nell’ultimo anno avevano sofferto tantissimo. Su questo hanno un effetto sicuramente, anche i tagli dei tassi della Banca centrale europea. Per ora ne sono arrivati cinque consecutivi, che hanno ridotto il saggio di sconto dell’1,25 per cento, e altri ne sono previsti per i prossimi mesi. Prestiti e mutui sono diventati più economici. Ma soprattutto negli italiani, sempre secondo l’analisi di Findomestic, sembra essere tornata la voglia di viaggiare. Più di una famiglia su due è pronta a spendere per le vacanze. E il 2025 sarà un anno di ponti.I segnali insomma, che la crescita nei prossimi mesi possa riprendere ci sono. O quantomeno ci sono le basi perché questo possa accadere. Molto però, dipenderà da cosa succederà a quelle nubi “esterne”, dai dazi ai costi dell’energia, che si stanno addensando sull’economia mondiale. E che per ora sono solo tuoni in lontananza.
Andrea Bassi
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