La classifica di Legambiente con le città più inquinate d’Italia: Frosinone maglia nera con 70 giorni di sforamenti, seguita da Milano con 68 e Verona con 66. Nel 2024, 25 città hanno superato i limiti di legge nel 2024. Legambiente: «Con la direttiva UE che entrerà in vigore nel 2030, fuorilegge il 70% delle nostre città»
È stato un 2024 «nero» per l’aria nelle nostre città. I livelli di inquinamento hanno superato i limiti di legge sul PM10 (sforamenti per 35 giorni) in 25 città su 98 monitorate. Un’impennata rispetto ai 18 capoluoghi di provincia del 2023. I problemi più gravi sono nell’area della Pianura Padana: specialmente in Lombardia e Veneto. È questa la fotografia scattata dal rapporto annuale «Mal’aria» di Legambiente.
La classifica delle città più inquinate d’Italia
Frosinone, per il secondo anno consecutivo, ha il record negativo italiano con 70 giorni oltre i limiti di legge. Seguono Milano con 68 e Verona con 66. Poi, Vicenza con 64 e Padova con 61. La situazione resta critica anche a Venezia (61), Torino (58), Brescia (56), Monza (55), Napoli (54) e Cremona (52). In alcune città il problema è diffuso su più centraline: a Milano, oltre alla stazione di via Marche, anche Senato (53), Pascal Città Studi (47) e Verziere (44) hanno superato la soglia massima consentita. A Vicenza, ai 64 giorni registrati da San Felice si aggiungono i 49 di Ferrovieri e i 45 di Quartiere Italia. A Padova, Arcella ha toccato 61 sforamenti e Mandria 52. A Venezia, via Beccaria ha registrato 61 giorni oltre il limite, via Tagliamento 54, Parco Bissuola 42, Rio Novo 40 e Sacca Fisola 36. Stesso scenario in altre città: Cremona (52), Rovigo (51), Brescia (50), Torino (49), Mantova (48), Modena (47), Bergamo (46), Monza (45), Piacenza (44), Rimini (43), Terni (42), Ferrara (41), Asti (40) e Ravenna (39). Un quadro che conferma come lo smog non sia un fenomeno episodico ma un problema strutturale, aggravato dalla conformazione geografica della Pianura Padana, che trattiene gli inquinanti nell’aria più a lungo rispetto ad altre zone.
L’allarme
Legambiente lancia un allarme: «il 70% delle città fuori dai parametri UE del 2030 che entreranno in vigore dal primo gennaio 2030 e stabiliranno nuovi standard per la qualità dell’aria. Se i valori attuali restassero invariati, 71 città su 98 sarebbero fuorilegge per il Pm10 e il 45% per il biossido d’azoto». Le città più lontane dagli obiettivi europei dovrebbero ridurre i livelli di polveri sottili tra il 28% e il 39%. Tra queste ci sono Verona, Cremona, Padova, Catania, Milano, Vicenza, Rovigo e Palermo. Per il biossido d’azoto, la situazione è ancora più critica a Napoli, Palermo, Milano e Como, dove sarebbe necessaria una riduzione compresa tra il 40% e il 50%. «I dati del 2024 confermano che la riduzione dell’inquinamento atmosferico procede a rilento – spiega Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – con troppe città ancora lontane dagli obiettivi target. Le conseguenze non si limitano all’ambiente, ma coinvolgono anche la salute pubblica e l’economia. Alla luce degli standard dell’Oms, che suggeriscono valori limite molto più stringenti rispetto a quelli di legge attuali e che rappresentano il vero obiettivo per salvaguardare la salute delle persone, la situazione è ancora più critica: il 97% delle città monitorate supera i limiti dell’OMS per il PM10 e il 95% quelli per l’NO2. L’inquinamento atmosferico, infatti, è la prima causa ambientale di morte prematura in Europa, con circa 50mila morti premature solo in Italia».

Le scelte
Per Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, «la riduzione dello smog procede a rilento e il rischio è di arrivare impreparati al 2030». Secondo l’associazione ambientalista, il ritardo dell’Italia è preoccupante e servono interventi strutturali immediati per evitare sanzioni e proteggere la salute pubblica. Il primo punto riguarda la mobilità sostenibile: il trasporto pubblico locale deve essere potenziato con un maggior numero di mezzi e una progressiva elettrificazione della flotta. Allo stesso tempo, è necessario limitare l’uso delle auto più inquinanti nei centri urbani, creando una rete diffusa di zone a basse emissioni, aree pedonali e percorsi ciclopedonali. Un altro nodo cruciale è il riscaldamento domestico, responsabile di una fetta importante dell’inquinamento. Occorre accelerare la dismissione delle caldaie a gasolio e metano, incentivando il passaggio a pompe di calore e fonti rinnovabili. Il settore agricolo, soprattutto nella Pianura Padana, resta uno dei principali responsabili delle emissioni di metano e ammoniaca. Gli allevamenti intensivi, in particolare, contribuiscono alla diffusione degli inquinanti atmosferici e dovrebbero essere soggetti a nuove regolamentazioni più stringenti. Zampetti sottolinea anche la necessità di integrare le politiche su clima, energia e qualità dell’aria, affrontando il problema in modo coordinato. «Le misure da adottare sono chiare e le tecnologie pronte, quello che manca è il coraggio di fare scelte incisive per la salute dei cittadini e la vivibilità delle nostre città», conclude il direttore di Legambiente.
