Schlein: «Se era così pericoloso, perché lo avete liberato? Allora le accuse della Corte erano reali?»

«Questa è una giornata triste per la democrazia, i ministri sono venuti a coprire le spalle alla presidente del Consiglio, oggi in quest’Aula doveva esserci Giorgia Meloni, che non può pensare di cavarsela con le dirette sui social. La credibilità internazionale dell’Italia è stata sfregiata dalla vostra scelta di liberare un torturatore libico. Nonostante le accuse, viene fatto salire su un aereo di Stato ed è sbarcato a Tripoli come un eroe, con il rimpatrio più veloce della storia d’Italia. Meloni si nasconde dietro di voi, e voi avete parlato come avvocati difensori di un torturatore, le domande a cui dovreste rispondere sono molto seplici: perché il ministro Nordio non ha risposto alle richieste del Procuratore generale? Prima ci dicono che non ha fatto in tempo a scarcerarlo perché non aveva fatto in tempo a leggere 40 pagine in inglese, e poi ha detto che le aveva lette così bene, che aveva trovato dei cavilli. E se anche ci fossero stati questi cavilli, perché non lo ha fatto riarrestare il giorno dopo? Perché diceva di star valutando gli atti, quando un Falcon stava già aspettando il torturatore per riportarlo a casa? Il ministro deve trasmettere gli atti, non valutarli, ha accusato noi di non aver letto le carte ma lei non ha letto la legge e l’ha violata. Nessuno di questi articoli di informazione preventiva non prevedono niente di quello che ha detto. E’ venuto a dire che mentre interloquivate, vi siete lasciati scappare un torturatore? Perché dite che è stato liberato per motivi di sicurezza? Allora i criminali è meglio lasciarli andare? E poi, se erano tanto sbagliate le accuse della Corte penale, allora perché lo avete mandato così velocemente fuori dal Paese? Mettetevi d’accordo, non vi siete parlati prima? Quindi ammettete la pericolosità, ma preferite liberarlo. La settimana in cui voi non siete venuti per l’informativa, sono venute le vittime a raccontare gli abusi. Oggi vi nascondete dietro i cavilli e il giuridichese: ma qui non si tratta di un difetto formale, ma di una scelta politica. Chi ha deciso? Colei che grida ogni due per tre di essere contro i poteri forti? Che Paese vogliamo essere? Dalla parte dei torturati o dei torturatori?», conclude Schlein chiedendo che sia Meloni a riferire. Poi una stoccata a Donzelli che aveva criticato il tesoriere Pd disonesto:  «Proponete leggi per trasformare la vostra immunità in impunità. La differenza è che noi abbiamo rimosso e sospeso il tesoriere, mentre voi avete una ministra rinviata a giudizio per truffa allo Stato e Meloni non riesce a farla dimettere».

Alla fine dell’intervento della segretaria del Pd Elly Schlein nell’Aula della Camera, i deputati dem hanno esposto cartelli (entrambi con silhouette di conigli) con scritto «Meloni dove sei?» e «Meloni la patriota in fuga». Durante il suo intervento Schlein aveva puntato il dito contro la premier Giorgia Meloni «presidente del coniglio». Il presidente Lorenzo Fontana ha fatto prontamente rimuovere i cartelli.