Scopro ora l’esistenza dell’Après-ski.
Voi lo conoscevate? Lo fate?
A parte tutto, mi pare una normale (d)evoluzione del turismo invernale: se manca la neve qualcosa dovranno pure inventare per attirare la gente. Con buona pace dei puristi della montagna.
mi pare un po’ forzato, nella maggior parte dei rifugi sulle piste è già tanto trovare gente dopo le 15, l’apre-ski lo fanno solitamente i locali vicino a dove partono le funivie, e si di solito è pieno di gente non proprio brava sugli sci.
Nella baita dove si svolge l’apres-ski la neve non manca mai, neanche d’estate
La gente che si ammassa al Bar libera le piste!
Après-ski sempre esistito. In Francia (ad esempio Val Thorens) fanno dei veri e propri concerti, tanto che invitano come ospiti DJ internazionali di alto livello.
Non sono un grande fan, ma a seconda del posto è anche divertente e piacevole dopo una sciata. Di recente sono stato all’après-ski al K1 di Riscone di Brunico ed è stato molto bello, anche se comprendo chi storce il naso per questa tendenza.
Ma ehi, io sono per il vivi e lascia vivere, delle tradizioni e dello “sciare come una volta” me ne sbatto abbastanza (del resto sono uno snowboarder lol), se le baite e le località montane offrono servizi ed intrattenimenti nuovi ed al passo coi tempi sono solo che felice.
La geografia del divertimento cambia insieme alla generazioni. Fino a qualche anno fa le discoteche erano l’apice della baldoria, oggi vende di più il pacchetto “experience”: il pubblico preferisce dimenarsi malamente con la stessa musica commerciale, ma in contesti fighi come praterie innevate, cene ricercate o spiagge memorabili.
La causa ovviamente sono i social, abbiamo bisogno di foto fighe per far capire che siamo esemplari sani, felici, desiderabili per il coito a fini riproduttivi. Le discoteche sono luoghi bui e ameni, dall’illuminazione discutibile, difficile mostrare un fitness superiore alla media se non si vede bene la coda rigonfia.
che disagio però… uno va in un cazzo di ghiacciaio e si ritrova comunque musica a palla e rumore
ma drogatevi a casa
Una cosa che mi ha colpito dell’articolo è stato il video tiktok “senza mar*nza, 🌍ni e comun*sti”.
Spesso si sottovaluta l’aspetto politico di attività apparentemente “apolitiche”, mentre andrebbe indagato l’aspetto che collega certi ambienti (la “bella vita”, che se ne frega di tutto e vive solo dei suoi eccessi di consumo) con certe opinioni politiche, che portano alla preservazione del proprio status economico/sociale a scapito del benessere generale, e di come questo si ricolleghi anche a fattori ambientali (come la mercificazione dell’alta montagna menzionata nell’articolo).
Un altro esempio simile è quello, qualche giorno fa, di un presunto “gruppo di beneficenza” negli usa, dove si promuoveva la “cultura festaiola di [nome coloniale di Yaffa]” come qualcosa di apolitico e di completamente distaccato dal conflitto in corso.
Sempre stato, solo che adesso ci vanno anche quelli che non sciano perchè è l’unico modo per ballare, bere e divertirsi all’aria aperta d’inverno.
D’estate anche in pianura ci sono eventi di questo tipo mentre d’inverno è tutto morto.
Prendo come esempio le melette sull’altopiano di asiago:
Hanno investito chissá quanti milioni per rifare gli impianti nel 2019 e tra COVID e poca neve le feste alla baita principale sono l’unico modo che hanno per portare avanti la baracca…
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Scopro ora l’esistenza dell’Après-ski.
Voi lo conoscevate? Lo fate?
A parte tutto, mi pare una normale (d)evoluzione del turismo invernale: se manca la neve qualcosa dovranno pure inventare per attirare la gente. Con buona pace dei puristi della montagna.
mi pare un po’ forzato, nella maggior parte dei rifugi sulle piste è già tanto trovare gente dopo le 15, l’apre-ski lo fanno solitamente i locali vicino a dove partono le funivie, e si di solito è pieno di gente non proprio brava sugli sci.
Nella baita dove si svolge l’apres-ski la neve non manca mai, neanche d’estate
La gente che si ammassa al Bar libera le piste!
Après-ski sempre esistito. In Francia (ad esempio Val Thorens) fanno dei veri e propri concerti, tanto che invitano come ospiti DJ internazionali di alto livello.
Non sono un grande fan, ma a seconda del posto è anche divertente e piacevole dopo una sciata. Di recente sono stato all’après-ski al K1 di Riscone di Brunico ed è stato molto bello, anche se comprendo chi storce il naso per questa tendenza.
Ma ehi, io sono per il vivi e lascia vivere, delle tradizioni e dello “sciare come una volta” me ne sbatto abbastanza (del resto sono uno snowboarder lol), se le baite e le località montane offrono servizi ed intrattenimenti nuovi ed al passo coi tempi sono solo che felice.
La geografia del divertimento cambia insieme alla generazioni. Fino a qualche anno fa le discoteche erano l’apice della baldoria, oggi vende di più il pacchetto “experience”: il pubblico preferisce dimenarsi malamente con la stessa musica commerciale, ma in contesti fighi come praterie innevate, cene ricercate o spiagge memorabili.
La causa ovviamente sono i social, abbiamo bisogno di foto fighe per far capire che siamo esemplari sani, felici, desiderabili per il coito a fini riproduttivi. Le discoteche sono luoghi bui e ameni, dall’illuminazione discutibile, difficile mostrare un fitness superiore alla media se non si vede bene la coda rigonfia.
che disagio però… uno va in un cazzo di ghiacciaio e si ritrova comunque musica a palla e rumore
ma drogatevi a casa
Una cosa che mi ha colpito dell’articolo è stato il video tiktok “senza mar*nza, 🌍ni e comun*sti”.
Spesso si sottovaluta l’aspetto politico di attività apparentemente “apolitiche”, mentre andrebbe indagato l’aspetto che collega certi ambienti (la “bella vita”, che se ne frega di tutto e vive solo dei suoi eccessi di consumo) con certe opinioni politiche, che portano alla preservazione del proprio status economico/sociale a scapito del benessere generale, e di come questo si ricolleghi anche a fattori ambientali (come la mercificazione dell’alta montagna menzionata nell’articolo).
Un altro esempio simile è quello, qualche giorno fa, di un presunto “gruppo di beneficenza” negli usa, dove si promuoveva la “cultura festaiola di [nome coloniale di Yaffa]” come qualcosa di apolitico e di completamente distaccato dal conflitto in corso.
Sempre stato, solo che adesso ci vanno anche quelli che non sciano perchè è l’unico modo per ballare, bere e divertirsi all’aria aperta d’inverno.
D’estate anche in pianura ci sono eventi di questo tipo mentre d’inverno è tutto morto.
Prendo come esempio le melette sull’altopiano di asiago:
Hanno investito chissá quanti milioni per rifare gli impianti nel 2019 e tra COVID e poca neve le feste alla baita principale sono l’unico modo che hanno per portare avanti la baracca…
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