Sulle piste può mancare la neve, ma non l’après-ski – Il Post

by Ionti

9 comments
  1. Scopro ora l’esistenza dell’Après-ski.
    Voi lo conoscevate? Lo fate?
    A parte tutto, mi pare una normale (d)evoluzione del turismo invernale: se manca la neve qualcosa dovranno pure inventare per attirare la gente. Con buona pace dei puristi della montagna.

  2. mi pare un po’ forzato, nella maggior parte dei rifugi sulle piste è già tanto trovare gente dopo le 15, l’apre-ski lo fanno solitamente i locali vicino a dove partono le funivie, e si di solito è pieno di gente non proprio brava sugli sci.

  3. Nella baita dove si svolge l’apres-ski la neve non manca mai, neanche d’estate

  4. Après-ski sempre esistito. In Francia (ad esempio Val Thorens) fanno dei veri e propri concerti, tanto che invitano come ospiti DJ internazionali di alto livello.

    Non sono un grande fan, ma a seconda del posto è anche divertente e piacevole dopo una sciata. Di recente sono stato all’après-ski al K1 di Riscone di Brunico ed è stato molto bello, anche se comprendo chi storce il naso per questa tendenza.

    Ma ehi, io sono per il vivi e lascia vivere, delle tradizioni e dello “sciare come una volta” me ne sbatto abbastanza (del resto sono uno snowboarder lol), se le baite e le località montane offrono servizi ed intrattenimenti nuovi ed al passo coi tempi sono solo che felice.

  5. La geografia del divertimento cambia insieme alla generazioni. Fino a qualche anno fa le discoteche erano l’apice della baldoria, oggi vende di più il pacchetto “experience”: il pubblico preferisce dimenarsi malamente con la stessa musica commerciale, ma in contesti fighi come praterie innevate, cene ricercate o spiagge memorabili.

    La causa ovviamente sono i social, abbiamo bisogno di foto fighe per far capire che siamo esemplari sani, felici, desiderabili per il coito a fini riproduttivi. Le discoteche sono luoghi bui e ameni, dall’illuminazione discutibile, difficile mostrare un fitness superiore alla media se non si vede bene la coda rigonfia.

  6. che disagio però… uno va in un cazzo di ghiacciaio e si ritrova comunque musica a palla e rumore

    ma drogatevi a casa

  7. Una cosa che mi ha colpito dell’articolo è stato il video tiktok “senza mar*nza, 🌍ni e comun*sti”.

    Spesso si sottovaluta l’aspetto politico di attività apparentemente “apolitiche”, mentre andrebbe indagato l’aspetto che collega certi ambienti (la “bella vita”, che se ne frega di tutto e vive solo dei suoi eccessi di consumo) con certe opinioni politiche, che portano alla preservazione del proprio status economico/sociale a scapito del benessere generale, e di come questo si ricolleghi anche a fattori ambientali (come la mercificazione dell’alta montagna menzionata nell’articolo).

    Un altro esempio simile è quello, qualche giorno fa, di un presunto “gruppo di beneficenza” negli usa, dove si promuoveva la “cultura festaiola di [nome coloniale di Yaffa]” come qualcosa di apolitico e di completamente distaccato dal conflitto in corso.

  8. Sempre stato, solo che adesso ci vanno anche quelli che non sciano perchè è l’unico modo per ballare, bere e divertirsi all’aria aperta d’inverno.
    D’estate anche in pianura ci sono eventi di questo tipo mentre d’inverno è tutto morto.

    Prendo come esempio le melette sull’altopiano di asiago:
    Hanno investito chissá quanti milioni per rifare gli impianti nel 2019 e tra COVID e poca neve le feste alla baita principale sono l’unico modo che hanno per portare avanti la baracca…

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