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Redazione Online e Luigi Ferrarella

La voce del ministro Crosetto è stata ricostruita con un software: anche lo stilista Giorgio Armani e le famiglie Aleotti, Beretta e Caltagirone sono finite nel mirino del gruppo di truffatori, che chiedevano un milione di euro

Il bersaglio del gruppo di truffatori che ha utilizzato la voce del ministro Crosetto ricostruita con un software informatico è il gotha dell’imprenditoria e della finanza italiana. 

I loro cognomi famosi fanno parte di un lungo elenco ora nelle mani della procura di Milano che sta cercando di ricostruire la complessa rete del raggiro. 



















































Per ora solo un filantropo ha denunciato la truffa – da quasi un milione di euro -; altre due denunce dovrebbero essere formalizzate nelle prossime ore, ma il numero delle potenziali vittime sembra destinato a salire. 

Tra le persone che sarebbero state contattate dal gruppo di truffatori, ma che non sarebbero cadute nel tranello, figurano lo stilista Giorgio Armani, un esponente della famiglia Moratti, Marco Tronchetti Provera, l’amministratore delegato di Tod’s Diego Della Valle, Patrizio Bertelli, marito di Miuccia Prada e presidente del gruppo e le famiglie Aleotti, Beretta, Caltagirone.  

Gli imprenditori venivano chiamati al telefono in apparenza dallo staff di Guido Crosetto a nome del ministro della Difesa, e una volta forse dalla medesima voce del ministro evidentemente ricostruita con software informatici. La richiesta era a volte anche veicolata da un supposto generale e da un mitologico funzionario “Montalbano”). 

I truffatori – all’opera dal 4 febbraio – chiedevano di fare un consistente bonifico su un conto di Hong Kong, finalizzato a contribuire a pagare nel massimo riserbo il riscatto necessario a liberare giornalisti italiani presi in ostaggio in qualche parte del mondo.

Secondo quanto risulta, almeno un paio degli imprenditori contattati dai truffatori, con la fantasmagorica promessa di un successivo rimborso ad opera di Banca d’Italia, hanno davvero messo mano al portafoglio.

Crosetto racconta di avere ricevuto «la chiamata di un amico, grande imprenditore, che mi chiede perché la mia segreteria avesse chiamato la sua per avere il suo cellulare. Gli dico che era assurdo, avendo già io il suo numero, e che era impossibile. Verifico per sicurezza, e mi confermano che nessuno lo ha cercato. Archivio la cosa». Ma dopo un’ora un altro «noto imprenditore», che non conosce di persona Crosetto, chiede di essere messo in contatto con il ministro: «Autorizzo a dargli il mio cellulare, mi chiama e mi racconta di essere stato chiamato da me e poi da un generale», che mano a mano gli chiede «un bonifico molto elevato a un conto».

A quel punto Crosetto chiama i carabinieri, che «vanno a casa sua» e «raccolgono la denuncia». Ma la sera di mercoledì si verifica il terzo episodio simile per lo schema, ancora un industriale viene contattato da un «sedicente funzionario del ministero della Difesa», e mercoledì altri «due grandi imprenditori vengono contattati a nome mio». Ora i carabinieri e il pm Giovanni Tarzia con il procuratore Marcello Viola stanno cercando di congelare intanto i trasferimenti bancari nei circuiti internazionali. 

«Questi sono bravi, nel senso che sembrava assolutamente tutto vero», la reazione – registrata da La Repubblica – di Massimo Moratti. «Comunque può capitare, poi certo uno non se l’aspetta una roba di questo genere. Ma succede a tutti… Preferirei non raccontare altro, vediamo come va avanti l’inchiesta».

8 febbraio 2025 ( modifica il 8 febbraio 2025 | 08:31)