
Lingua Ferita di Lord Bean: un rap diretto e colloquiale, carico di rabbia e sfoghi , con un modo di scegliere e scandire le parole che entra vivo nelle orecchie di chi ascolta. Un simposio del rap inizio 2000 filtrato attraverso una delle menti più originali della scena italiana.
9 comments
Bean intreccia grotteschi ritratti di malcostumi e malesseri giovanili, sociali e politici a pennellate autobiografiche, riconfermandosi armato di un ironia pungente e “cacofonica” e di opinioni lucide e taglienti; tutte armi che punta anche verso quelle “pose” della “scena” rap nostrana che lo avrebbero portato ad allontanarsi a lungo dal microfono. Queste sono le qualità che, unite alle notevoli capacità di interprete di Lord Bean, fanno di Lingua Ferita un prodotto impellente, autoreferenziale e solidamente hardcore.
Ricordo molto bene la canzone “Street Opera” contenuta nell’altrettanto leggendario album di Fritz da cat “950”.
Ho scoperto che ha un grande talento nel Lettering/Calligrafia, tanto da aver lavorato con grossi brand. Luca Barcellona per vedere i suoi lavori.
Che belli i post di Elf0curo, poi quest’album colpevolmente non lo conoscevo, colmerò subito l’ignoranza
Un album assolutamente da conoscere, lo stavo riascoltando giusto la settimana scorsa. Che dire? Per chi non lo conosce vale assolutamente l’ascolto, rap di quando ancora fare rap era per chi aveva qualcosa da dire. Le strumentali (di El-p) sono ed erano davvero una ventata di aria fresca all’epoca: oscure, oblique, ricercate e strane pure a distanza di anni…un connubio perfetto messe insieme ai suoi testi.
Piccolo ot: ho avuto il piacere e onore di dipingerci insieme una volta, persona squisita Luca! Oltre che un writer che ha fatto storia, per chi come me viveva all’epoca di Montana nello zaino e book con i pezzi, ha esteso ai massimi livelli quello che poi in fondo è il writing (ovvero lo studio e la passione per le lettere).
Edit: orrori ortografici
Un EP densissimo e godibilissimo; no fronzoli e tanta sostanza. Quando l’underground sfodera le sue carte si sente sempre.
La base di “Laphroaig” mi ha permesso di scoprire El-P, altro gigantesco personaggio
Minchia cos’hai sfornato. Lou X scelgo tè!
https://www.youtube.com/watch?v=pHWyHZY3O-Q
Bellissimo album, quanti ricordi!
Grande Lord Bean, da qualche parte ho l’album omonimo
E non dimentichiamo Gli Occhi Della Strada, cantata assieme a Inoki e Joe 🤩
C’ero quando uscì su youtube, ricordo il primo ascolto e quanto fosse cupa, underground, realistica come produzione. La scelta di El-p ha chiuso un cerchio di un EP INCREDIBILE, non ai livelli di Chicopisco, però super apprezzatissimo anche oggi.
Un po’ resta l’amaro in bocca perchè poco tempo dopo mi ricordo che promise anche la collaborazione e l’uscita di nuovi pezzi, album, compile etc. ma non s’è visto più nulla. Magico Lord Bean.
​
butto qui un piccolo estratto da “Svegli davvero”
Sono i sogni che sono strani, non sei tu
Sono i sogni strani quelli di queste mattine
Ti svegli sudato col fiatone che ancora non hai messo il primo piede a terra
Notti passate a stringere i denti come un dannato
Sogni che non puoi cambiare. Tutto che si rivolta
Niente obbedisce più
Sono bicchieri che sfuggono di mano e si frantumano a terra
È il pavimento che chiede la sua parte
Sono rubinetti difettosi, acqua che trabocca, tubature cariche, stanche
Sono sogni di primo mattino. Sono sconosciuti ladri di sorrisi
Sei tu che hai nove anni e giochi a nascondino per non trovarti mai più
È tua madre che ti dice te l’avevo detto e intanto si lima le unghie
Sono gli esami di terza media che non finiscono mai
Sono cuscini di altri che ti comandano i sogni
Grammatiche elementari in teste altrui, origami di notti sudate
Ti svegli che hai i lupi dentro
Il caffè, due brioche, una alla marmellata, una alla crema, qui la cioccolata non esiste
Il sorriso è aziendale, la carica è a molla dietro la schiena
Unico desiderio, rotolarsi nudi sulla neve, gridare un po’ così per sentirsi svegli davvero
E invece no
Treno, metro, bus, duecentoventi metri poi a destra
Ore nove entri in punta di piedi che sei il primo e in ufficio c’è ancora la signora delle pulizie. Il pavimento è bagnato. Torquato, il suo cane, l’unico con collare di Gucci ti ringhia, tu non gli piaci e lui non piace a te. E questo è solo l’inizio
Poi ci sono i pomeriggi che piove, le notti bianche, la birra del messicano, i kebab, la cucina cinese, Angela e i gelati la domenica
Le corse in bicicletta, i film all’aperto, i piccioni sul balcone e le foto del mare, i sorrisi, i baci, gli occhi così vicini che non li vedi. Non li vedi più. Non li hai più visti
Ma in fondo non cambia nulla, non ti sei mai svegliato
E la cosa peggiore è che non sai decidere se sia un incubo o un sogno
E intanto aspetti
Cosa, è meglio non chiederselo
Siamo branchi di granchi noi, quelle chele dove affondano?