di
Matteo Castagnoli e Pierpaolo Lio

Nella sparatoria di sabato 15 febbraio era morto un 49enne ucraino, Ivan Disar, ed era rimasto ferito un suo connazionale. Raffaele Mascia era nel negozio ma dopo la violenza era sparito: è stato fermato per omicidio

Una «caccia» durata quarantott’ore. Poi la svolta nella serata del 17 febbraio: Raffaele Mascia è stato rintracciato in città dagli agenti della squadra Mobile.  Si aggirava in zona Porta Genova. Lì è stato bloccato e portato negli uffici della questura dove ha passato la notte a rispondere alle domande degli inquirenti.  È stato fermato per omicidio volontario, tentato omicidio e porto abusivo di armi. Di lui non si avevano più notizie dalla sparatoria di sabato sera in piazzale Gambara. Era fuggito dal retro della panetteria del padre, nel cortile interno su cui si affaccia il negozio in cui è stato ucciso a colpi di pistola Ivan Disar, il 49enne ucraino in compagnia di un amico connazionale di 26 anni.

Raffaele — 21 anni, con piccoli precedenti — era l’ultimo dei presenti la sera di sabato che mancava all’appello. Gli investigatori, guidati da Alfonso Iadevaia e Domenico Balsamo e coordinati dal pm Carlo Enea Parodi, lo cercavano per chiarire la sua posizione. Sul pavimento della panetteria era stato trovato il suo cellulare. Una telecamera sul retro, inoltre, lo riprendeva nitidamente mentre s’allontanava dopo la sparatoria. Mentre non c’era traccia nei filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona di altri ingressi nel locale nei minuti precedenti all’esplosione dei colpi. L’ultima persona a entrare prima degli spari era stata la 48enne moldava, che poco prima delle 18.30 aveva raggiunto i due amici ucraini che da un’ora stavano all’interno. Ai sei colpi erano seguite le urla d’aiuto della donna, che poi s’era allontanata dall’uscita che dà sulla piazza, mentre il 21enne era sgusciato dalla porta secondaria. Sul pavimento del negozio, il corpo del 49enne e quello dell’amico P.K., ferito e ancora ricoverato in ospedale. E nel retrobottega, dove ogni tanto Raffaele si appoggiava, una katana e uno storditore elettrico come il taser.



















































Il padre — ascoltato a lungo dagli inquirenti nelle ore successive — ha giurato di non aver visto nulla perché in quel momento impegnato in cucina a scaldare le ordinazioni del trio di clienti. Ma la telecamera e la descrizione di chi avrebbe sparato fornita dalla donna puntavano i sospetti proprio verso il figlio del titolare, che avrebbe fatto fuoco sei volte, con una pistola calibro 38 recuperata nel retrobottega, al culmine di un’accesa discussione avuta in particolare con Ivan, con cui forse c’erano già stati screzi in passato. Eventualità che la famiglia del ragazzo però nega: «Ivan lo conoscevamo di vista — ricorda la moglie del panettiere —. Una volta era salito in casa a cambiare una tapparella. E ogni tanto veniva in negozio. Chiedeva il pane vecchio: l’ha mandato in Ucraina». La vittima e l’amico «erano gioviali, non molesti. Certo, Ivan era un po’ ubriaco».

Da tempo il 21enne era uscito di casa, tagliando i contatti con la famiglia: «Il ragazzo non vive con noi da 3-4 anni, con tutti noi ha chiuso». A suo carico c’erano alcune denunce di scomparsa quando ancora era minorenne. Poi i «lavori sempre diversi», che l’avevano spinto a Venezia e in Svizzera. Fino alla sparatoria di sabato.

17 febbraio 2025 ( modifica il 18 febbraio 2025 | 08:25)