Per gli interessati è stata estesa la modalità attuale fino al 30 giugno 2022, che ne pensate? le vostre aziende vi richiameranno lo stesso o state pensando di sfruttarlo per spostarvi in vista della bella stagione?

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[https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2022/03/17/covid-da-aprile-via-il-super-pass-per-gli-over-50-sul-lavoro-\_079b2d56-70f5-467d-8039-cc07503a9eca.html](https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2022/03/17/covid-da-aprile-via-il-super-pass-per-gli-over-50-sul-lavoro-_079b2d56-70f5-467d-8039-cc07503a9eca.html)

**30 GIUGNO** \- Terminano le modalità di smart working nell’ambito privato così come sono al momento concepite. In particolare, fino alla fine del mese ci sarà la possibilità di ricorrere al cosiddetto ‘lavoro agile’ nel settore privato senza l’accordo individuale tra datore e lavoratore. Viene prorogato anche lo svolgimento del lavoro agile per i lavoratori fragili.

19 comments
  1. Non ho ricevuto nessuna comunicazione, quindi spero che con questa proroga di continuare a lavorare da casa.

  2. Disclaimer: non faccio software developement/IT/manovalanza digitale.

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    Io ho fatto rientrare tutti in presenza già da qualche mese e, dalle metriche e dalle ricerche di mercato che abbiamo commissionato, stiamo guadagnando terreno ogni mese che passa sui competitor full remote.
    Rispetto ai competitor on-site siamo invece comparabili come crescita.

    Bene così.

  3. Il remote-working ha degli svantaggi di cui ancora non siamo tutti coscienti.

    Primo e più fastidioso di tutti, quando sei in “smart” diventa molto più complicato far pausa caffè, pausa sigaretta, pausa toilette, ritardino all’ingresso o al rientro da pausa pranzo. Quando non sei immediatamente disponibile e alla massima allerta, finiscono per pensare che non stai lavorando (successo davvero). Non guardate alla piccola percentuale di casi in cui lo “smart” è una pacchia. Pensate a quante volte vi siete potuti alzare liberamente per rispondere al citofono o rifornire di crocchette la ciotola del cane.

    Secondo, lo “smart” scarica sul lavoratore l’onere di garantire un PC funzionante, un ambiente tranquillo dove poter fare le “call”, e soprattutto la connettività internet (ricordatevi tutti i thread di gente che per cambiare operatore ha dovuto attraversare le forche caudine). Lo “smart” si presta bene solo a quei mestieri dove la maggioranza assoluta del tempo devi stare col naso infilato nel monitor ed eventualmente spedire qualche documento via e-mail ogni tanto, cioè ambiente IT o mestiere da passacarte (si aprano le danze con gli episodi tragicomici della DaD nelle scuole). Se il PC domestico fa le bizze, o l’internet va a rotoli, o hai “finito i giga” perché tuo figlio ha guardato su youtube in full hd otto ore di ASMR, o ti si guastano il display e il mouse, o semplicemente vieni throttlato a 50 kilobyte al secondo perché la cella corrispondente è intasata, sono problemi “tuoi” (al contrario di quando sei in ufficio, dove apri un ticket e vai a farti un caffè alle macchinette in attesa che il reparto hardware ti venga a sostituire il display o il mouse).

    Terzo, enti e aziende non hanno alcun bisogno di sostegno legale per promuovere lo “smart”. Se uno può mandare in “smart” 20 dipendenti su 50, risparmia come minimo in climatizzazione e pulizie, e starà già pensando a come mantenere perennemente quei 20 in “smart” per aggiustarsi il bilancio di fine anno. La pandemia e i lockdown hanno fatto capire il fattore “convenienza” anche agli imprenditori boomer, che quattro conti se li saranno già fatti da tempo.

    L’ostilità allo “smart working” dipende in piccola percentuale da ignoranza (non abbattibile da obblighi legali) e da sfiducia nei dipendenti (che in alcuni casi è fondata) e in gran percentuale dal farsi quei quattro conti e considerare tutti i pro e i contro. Con o senza leggi in materia, le aziende promuoveranno lo “smart” nella misura in cui lo troveranno economicamente conveniente, indipendentemente dalle tue considerazioni su ore di sonno, traffico e costo carburante. Se il governo volesse incentivarlo sul serio, basterebbe appioppare la solita etichetta “green”, ti detasso lo “smart” perché circolano meno auto in ora di punta.

    C’è infine un rischio ancora troppo sottovalutato: quello che chiamerei “psicologico”. Lo smart worker “full remote” è un’icona sul desktop del manager, trascinabile nel cestino con un colpetto di mouse e sostituibile con altra icona, anche indiana e sottopagata. Dopotutto era un “passacarte” o “caga-codice” che al massimo è stato visto su Teams qualche volta. Non ci avete mai condiviso un caffè e una barzelletta alle macchinette. Non è una persona, non è uno che hai sentito il coro di buon compleanno in sala ristoro, non è uno che ti ha contattato perché il badge era scaduto e la security non voleva farlo entrare, non è uno che ha avuto solidarietà dai colleghi quando il figlio ha avuto un incidente. È solo una figuretta che compare sul monitor. Praticamente un assistente virtuale. Sostituibile a piacere.

  4. Cos’è sto remote working di cui tutti parlano.Secondo me è una favola che raccontano ai bambini prima di andare a letto.

    Sembra troppo bello per essere vero, e infatti mai fatto.

    Fortuna ci sono i podcast che mi tengono compagnia durante il tragitto.

  5. Smart working? Sei pazzo? Se i dipendenti non sono in ufficio 8 ore al giorno 5 giorni su sette non si produce. Mica hanno avuto 2 anni per verificare che la produttività è rimasta identica anche lavorando da casa.

  6. Lavoratori obbligati ad andare in ufficio: sono maturati i tempi buoni per sfanculare la vostra azienda bigotta e andare a lavorare in modalità full remote.

    Nel mondo IT sta diventando default

  7. Lavoro da casa da 2 anni. Non se ne può più. Le uniche cose positive sono alzarsi un po’ più tardi e non doversi vestire e preoccuparsi di che condizioni ci si trova.
    Per tutto il resto… Peggiorano le relazioni, i rapporti con il cliente e si lavora più del dovuto.

  8. La società a cui fa capo la mia ditta, a fronte di un 2021 con guadagni netti da record, continua a sostenere che lo smart working sia controproducente.

    Però ci concede il cosìdetto “lavoro agile misto”.

  9. Nella mia azienda stiamo già facendo settimanalmente da 1 a 3 giorni, a scelta, di rientri in sede, e si dovrebbe continuare così anche nel futuro. La mia compagna invece fa 2 giorni in sede e 3 a casa, anche lei continuerà così a prescindere dall’emergenza sanitaria. Io lavoro in una grossa azienda di informatica italiana e lei in una famosa società di servizi italiana.

  10. Oggi ho appena saputo che dal 1 aprile in azienda richiedono da 2 a 8 gg/mese obbligatori in ufficio. 2 non mi sembrano tantissimo, sempre più di 0, ma cmq decente… Se fosse stato 2 a settimana mi sarebbero girate molto le scatole.

  11. Da me hanno deciso di cambiare direttamente il contratto. Full remote a tempo indeterminato. Yeah!

  12. Uno dei fattori che secondo me si sottovaluta di più dello Smart working è l’effetto up lifting degli ambienti tossici di lavoro: non essere presente ti scherma moltissimo da situazioni deliranti, da richieste senza senso e aiuta a ripartire meglio il lavoro. Una sapiente combinazione di telefono spento e riunioni farlocche in agenda è perfetto per migliorare il clima aziendale percepito.

  13. Beh io sto facendo un corso per diventare programmatore, un po’ più di DAD visto i costi della benzina non mi sarebbe dispiaciuta. Ma la regione ha deciso che bisogna stare tutti “vicini vicini appassionatamente”.

    Però devo dirlo per onestà: mi passano meglio quattro ore in presenza che quattro ore davanti al Pc.

    Con ogni probabilità l’apprendimento lo digerisco differentemente dal lavoro.

  14. Mai avuto occasione di farlo. Troppa necessità di avere il materiale fisico a disposizione, per test, nelle rispettive sale prove.

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