di Viviana Mazza

Gli ucraini hanno provato a ricucire, Waltz e Rubio li hanno invitati ad andarsene. Il presidente ringrazia tutti

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE

New York – Dopo lo storico scontro di venerdì nello Studio Ovale, resta ora da vedere se la relazione tra Stati Uniti e Ucraina — e ciò che ne consegue per i rapporti transatlantici — potrà essere «ricucita». Quando la stampa è uscita dallo Studio Ovale, gli ucraini sono stati accompagnati nella vicina Roosevelt Room della Casa Bianca. Gli americani si sono sentiti offesi da Zelensky — hanno detto fonti della Casa Bianca a Fox News —, dalle sue interruzioni, dal suo atteggiamento combattivo e «con gli occhi al cielo». Così Marco Rubio, il segretario di Stato, e Mike Waltz, il consigliere per la sicurezza nazionale, sono andati a comunicare alla delegazione di Kiev che il pranzo e la conferenza stampa erano cancellati. Gli ucraini hanno suggerito che i due presidenti dialogassero da soli per risolvere le tensioni, ma il presidente americano ieri non era più disposto a parlare. Trump è volato in Florida, Zelensky a Londra. «Zelensky non ha capito che c’è un nuovo sceriffo in città», ha detto Waltz.



















































Due domande che girano

Due domande giravano a Washington. La prima: se lo scontro fosse «un’imboscata» di Trump e del vicepresidente J.D. Vance o sia avvenuto in modo spontaneo. Diverse fonti della Casa Bianca hanno detto ai giornalisti che né Trump né Vance volevano far saltare l’accordo sui minerali. Tutto era pronto per la firma nella East Room dopo pranzo e i giornalisti stavano in fila per entrare quando è arrivato l’annuncio di Trump sui social che «Zelensky non è pronto per la pace». Il senatore della South Carolina Lindsey Graham era stato invitato alla firma e insiste che Trump voleva l’accordo sui minerali. Graham aveva anche avvertito Zelensky di «non farsi trascinare dai media o da chiunque altro in un litigio con il presidente», ma la sfiducia e la distanza di posizioni — su Putin e sulle garanzie di sicurezza — è diventata evidente durante le domande dei giornalisti.

Il destino degli aiuti militari

La seconda domanda che circola è se ora siano a rischio gli aiuti americani all’Ucraina. Alcuni sostenitori di Trump al Congresso vedono nello scontro di venerdì una ragione in più per chiudere il rubinetto. Un funzionario del Pentagono ha detto alla Cbs che, anche se non sono stati annunciati nuovi pacchetti di aiuti dal 20 gennaio, quelli già approvati sotto l’amministrazione Biden continuano — ci vogliono mesi a volte perché i mezzi (soprattutto i veicoli militari) arrivino a Kiev. Restano 3,85 miliardi di dollari autorizzati dal Congresso per gli invii di armi, ma sta alla Casa Bianca determinare se effettuarli. Un funzionario ha detto al New York Times che Trump potrebbe sospendere ogni supporto anche indiretto, inclusa la condivisione di intelligence e l’addestramento. Trump vede ogni ulteriore aiuto all’Ucraina come leva negoziale, suggerisce il quotidiano. Il dipartimento di Stato ha un altro miliardo e mezzo di finanziamenti militari che Rubio deve decidere se inviare o meno. Secondo Nbc, i fondi per la rete energetica colpita dai russi (un’iniziativa dell’agenzia Usaid) sono annullati.

L’incontro di venerdì allo Studio Ovale era stato cordiale fino a quando Vance è intervenuto criticando l’ex presidente Joe Biden e lodando Trump per la ricerca di una soluzione diplomatica alla guerra. Zelensky, critico del dialogo diretto tra Washington e Mosca, ha risposto che non ci si può fidare della Russia e poi ha sfidato Vance: «Di che tipo di diplomazia parli, J.D.? Che cosa vuoi dire?». «Parlo del tipo di diplomazia che fermerà la distruzione del vostro Paese», ha risposto il vicepresidente. E poi: «Signor Presidente, con rispetto, penso che sia una mancanza di rispetto venire nello Studio Ovale a contestare questo di fronte ai media americani». Vance si è inserito ancora una volta accusando Zelensky di aver fatto «campagna per l’opposizione in Pennsylvania a ottobre». Il leader ucraino aveva visitato quello Stato (in bilico nelle elezioni) e non aveva fatto campagna al fianco di Kamala Harris ma aveva incontrato il governatore democratico Josh Shapiro presso una fabbrica di munizioni inviate a Kiev. Alcuni repubblicani lo accusarono di interferenza elettorale e aprirono un’indagine alla Camera.

Repubblicani allineati

Negli ultimi anni il partito repubblicano si è spaccato sull’approccio alla Russia, ma quasi tutti i repubblicani ieri si sono schierati con Trump. Il senatore del Mississippi Roger Wicker, che con Graham aveva incontrato Zelensky in mattinata ha cancellato la foto della loro stretta di mano. Venerdì sera Zelensky è apparso su Fox News: l’intervistatore gli ha chiesto se ritenesse di dover chiedere scusa a Trump; il leader ucraino ha profusamente ringraziato l’America — il presidente, il Congresso, il popolo — e ha espresso dispiacere per lo scontro, ma ha detto di credere di poter riparare la relazione con Trump. «Penso che dobbiamo essere molto aperti e molto onesti. Non sono sicuro che abbiamo fatto qualcosa di male». Ha aggiunto che sarà difficile per Kiev resistere alla Russia senza supporto americano, ma che non può compromettere valori e libertà. Quanto a Trump, pur cacciando Zelensky dalla Casa Bianca, non ha chiuso la porta: «Può tornare quando è pronto per la Pace». E alla domanda se Zelensky debba dimettersi, ha evitato di dare una risposta netta: «Voglio qualcuno che scelga la pace». Fonti della Casa Bianca dicono alla Cbs che per «ricucire» Zelensky deve dire esplicitamente che vuole il cessate il fuoco. Ma il leader ucraino fino a ieri ribadiva la necessità di «garanzie di sicurezza».

1 marzo 2025 ( modifica il 2 marzo 2025 | 07:31)