di Andrea Galli
Gli investigatori seguono la piste delle truffe informatiche: le tracce del 19enne su Telegram e sul suo pc
DAL NOSTRO INVIATO
PERUGIA – In puro linguaggio tecnico, un «cracker»: un esperto di programmi e sistemi informatici che agisce in solitaria oppure in bande organizzate, un talento raro, quasi innato nel percorrere i sentieri di Internet senza farsi trovare, mai faticando, un mago abile a creare trappole ingannando e derubando il prossimo. Insomma, come emerge dal primo mese d’inchiesta, proprio il profilo del povero Andrea Prospero, da Lanciano, matricola universitaria, appunto una doppia esistenza ignota a mamma e papà, perfino alla sorella gemella Anna: 19 anni e una cosa sola, loro due. Mai un segreto. Forse.
Le borse di studio
Bisogna superare in salita la cattedrale di San Lorenzo e i gradoni coi turisti dell’Est Europa che filmano il corteo di Carnevale — canzoni di Blanco e Achille Lauro, i genitori più truccati dei figli—, poi bisogna scendere e fermarsi sulla destra in via Bontempi al 13, palazzo giallo da ritinteggiare e bandiere al balcone. Era il vecchio ostello famoso in tutt’Europa, studenti, pittori, vagabondi, ora è un pensionato per gli universitari e un’abitazione per i migranti in fuga delle guerre aiutati da religiosi e volontari. S’affaccia una signora africana, chiediamo di Andrea, allora incrocia le mani, recita silenziosa una preghiera. Grazie a una borsa di studio Anna e Andrea — morto la mattina di venerdì 24 gennaio per overdose di psicofarmaci e oppioidi come svelato dal Corriere dell’Umbria — in coincidenza dell’inizio dell’anno accademico avevano ottenuto un alloggio e mille euro di sostegno. Lei aveva speso la somma per un pc e lui, iscritto a Informatica, non si sa, o meglio lo si sa benissimo: nel luogo del suicidio, che non è il pensionato bensì un appartamento claustrofobico in via del Prospetto con tre finestrelle dalle tende di plastica al piano terra, la polizia, coordinata dalla Procura di Raffaele Cantone, ha rinvenuto cinque cellulari, 60 sim telefoniche, tre carte di credito. Oggetti acquistati in Rete, lo spazio infinito dove gli inquirenti vogliono risalire a eventuali istigatori al suicidio.
Le origini
Nella sua Lanciano Andrea aveva abitato, oltre che con Anna, insieme all’adorato fratello maggiore gravato da cronici problemi di salute, e ai genitori Teresa, polacca, e Michele, impiegato comunale in pensione: il ragazzo non aveva brillato per i voti in Informatica all’istituto tecnico, ma nulla significa in quanto è in Abruzzo, e specie a Pescara, che gli inquirenti setacciano gruppi riuniti sul canale social Telegram nella convinzione di isolare lì dentro l’esordio e lo sviluppo delle azioni illegali. Andrea si serviva delle sim per evitare la tracciabilità nelle comunicazioni con le stesse persone, che alla notizia del decesso hanno abbandonato veloci Telegram cancellando le chat in comune anzi provando a cancellarle poiché la polizia postale sarebbe già risalita a tracce forti, circostanziate. Prospero frequentava da anni il mondo virtuale e potrebbe aver partecipato a truffe informatiche, operazioni clandestine di brokeraggio, clonazione di carte di credito.
Quei modi educati
Dal palazzo di via Bontempi al dipartimento universitario di Matematica e Informatica fino a via del Prospetto, che si raggiunge passando sotto l’arco etrusco, di Andrea Prospero s’elenca: timido, cortese, teneramente impacciato, maniere educate, privo di amori, privo di vizi. Resoconti uguali da Lanciano, terra esplorata dalla trasmissione Chi l’ha visto? di Federica Sciarelli, da subito dietro a questa storia: i Prospero — famiglia cattolica, educata, semplice, difesa dagli avvocati Francesco Mangano e Carlo Pacelli — godono di massimo rispetto, e però in Abruzzo qualche coetaneo tace omertoso o terrorizzato magari su complici di Andrea, su ipotetiche pressioni e minacce che possano aver innescato o accelerato la decisione di togliersi la vita. A meno che nell’insondabile mente umana fosse già stato pianificato il suicidio: Prospero, che nemmeno con la febbre alta assumeva medicine, aveva compiuto una meticolosa e prolungata ricerca, giorni prima, su quegli psicofarmaci e su quegli oppioidi, e sull’effetto combinato, devastante, che va a deprimere il sistema nervoso centrale e può provocare la morte.
Il pranzo dei gemelli era un appuntamento fisso nella mensa universitaria, sedie e tavoli di colore grigio e verde, vetrate sulla strada trafficata che conduce dal centro storico alla Perugia bassa. Per Andrea erano nulle le concessioni, non soltanto sul cibo: in una città così giovane, tiratardi, feconda di eventi, egli viveva al computer, sua assoluta e ossessiva dimensione. L’ultima tragica istantanea: seduto sul letto, vestito, le scarpe, il pc poggiato sulle gambe, una posizione innaturale, una posizione da malore, i flaconi di medicinali e droghe sul comodino. Andrea avrebbe dovuto lasciare l’appartamento a fine gennaio, scadeva l’affitto con una piattaforma di locazione immobiliare — prezzo di 700 euro mensili, l’abitazione è di proprietà di un ingegnere del posto —, ma aveva prolungato per l’intero febbraio quando avrebbe sostenuto il primo esame. A meno che, nel promettere in famiglia che si era preparato, nel garantire che ogni mattina si chiudeva in aula testa china sui libri, mentisse. Di nuovo.
Cosa sappiamo davvero dei nostri figli? Educato al risparmio e al rispetto verso il denaro, Andrea s’era portato quale tesoretto le mance ricevute di anno in anno dagli zii per Natale e Pasqua, così da avere del denaro per una pizza coi compagni e le ragazze, s’era raccomandata la mamma, che teme un ritorno di Anna a Perugia casomai sia in pericolo. Anna, la sorella gemella che cerca più che può d’isolarsi.