Il Padiglione Italia alla prossima Biennale Architettura (10 maggio- 23 novembre) sarà curato da Guendalina Salimei, docente universitaria alla Facoltà di Architettura della Sapienza di Roma e fondatrice di T-Studio, designazione conseguita dopo una selezione pubblica che la Direzione generale creatività contemporanea del ministero della Cultura, da tre edizioni, segue quale criterio di conferimento dell’incarico per il curatore.
ALLA PRESENTAZIONE del progetto espositivo dal titolo Terræ Aquæ, Salimei non ha potuto descriverlo nei particolari se non dichiarare le centinaia di materiali raccolti da soggetti diversi, tra esperti e professionisti di varie discipline, pubblici e privati, intorno al tema della relazione tra mare e coste italiane. A Venezia vedremo configurarsi un moderno «portolano della navigazione» all’interno di una «macchina dell’esporre» che seguirà modi tradizionali di rappresentazione dei numerosi progetti.
La suggestiva idea di privilegiare la vista marina sulle onde non prevede nessun’altra riflessione sul come «rigenerare» la realtà terrestre che si trovi all’orizzonte, che non sia l’estrazione di valore dalla trasformazione urbana, escludendo, quindi, è parso di capire, l’interrogarsi autentico e preoccupato sul destino del nostro paesaggio costiero. L’insistenza della curatrice su infrastrutture portuali e waterfront, senza escludere reti sottomarine, rigassificatori e impianti offshore, e seppur non detto per pudore, villaggi turistici e lottizzazioni «vista mare», ci fa immaginare un Padiglione Italia che sarà la prosecuzione dell’altro Padiglione, quello «Italiano» del Mipim, la fiera del real estate di Cannes, che appena conclusa ha messo in vetrina, «pronti all’attrazione di capitali internazionali», le aree portuali di Palermo, Catania e Venezia.
Si può ipotizzare che la scelta del ministro Giuli (il quale con il presidente Buttafuoco ha messo su un siparietto intorno alla profumazione della rinata rivista La Biennale), derivi proprio dalle competenze di Salimei per aver vinto la riqualificazione del porto di Napoli, il Molo San Cataldo di Taranto e del Borgo murattiano di Bari. A tal proposito occorre ricordare che nel 2004, già alla IX Mostra internazionale di architettura, Metamorph, diretta da Kurt W. Foster, si tenne una rassegna dal titolo Città d’Acqua, dove furono esposti i più avanzati progetti internazionali di waterfront. Per l’Italia si presentavano il parco urbano portuale di Genova e il masterplan per l’expo di Trieste: un inadeguato confronto con i progetti realizzati degli altri paesi.
A DISTANZA DI VENTUNO ANNI, affrontare la questione del nostro rapporto con il mare presuppone un diverso punto di osservazione: quello terrestre e non marino. Quando l’Ispra misura appena 120 kmq. la superficie delle spiagge a causa dell’erosione e gli eventi estremi nei comuni costieri sono in aumento (816 dal 2010 al 2024, concentrati per lo più al Sud), la crisi climatica impone altri comportamenti e riflessioni per l’architettura, ma è quello che verificheremo all’apertura del Padiglione Italia.