Ancora dopo cinquant’anni le dinamiche del periodo dello stragismo in Italia non sono completamente chiare. Emerge però sempre più fortemente una volontà di nascondere la verità da parte dello stesso apparato statale. Uno degli esecutori materiali della strage di piazza della Loggia a Brescia il 28 maggio 1974, in cui furono uccise otto persone, è stato condannato in primo grado dal tribunale di Brescia.
Marco Toffaloni, all’epoca sedicenne e vicino al movimento fascista ordine nuovo, difficilmente sconterà la pena, dato che oltre agli ulteriori gradi di giudizio che precedono una condanna definitiva, la Svizzera, di cui Toffaloni è cittadino da vent’anni, ha già dichiarato di ritenere il reato di strage prescritto. La ricostruzione suggerisce che quella di Toffaloni sia stata una fuga vera e propria con la chiara intenzione di sfuggire alla giustizia. Non si aspettava, probabilmente, che lo stato decidesse di aspettare cinquant’anni per venire a chiedere conto delle sue azioni.
La sentenza conferma un l’esistenza di una strategia della tensione ad opera di organizzazioni fasciste eterodirette da servizi segreti Italiani e statunitensi, secondo un disegno eversivo con il dichiarato obiettivo di evitare una vittoria elettorale dei partiti di sinistra in Italia.
“Questa condanna certifica che tutti sapevano tre giorni prima. Mi lascia attonito che abbiamo dovuto aspettare 50 anni. Quello che emerge è un quadro complessivo in cui le ‘coperture’ erano il dovere assoluto”. Lo ha detto Manlio Milani, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime di piazza della Loggia dopo la sentenza di condanna per Marco Toffaloni.
“È solo il primo passo, naturalmente, perché adesso poi bisogna aspettare gli altri gradi di giudizio, aspettare soprattutto le motivazioni. Comunque, per me, credetemi, la cosa principale, a parte le responsabilità individuali, è che è venuta fuori la verità del contesto”. Lo afferma Silvio Bonfigli, magistrato oggi a capo della procura di Cremona che assieme alla collega Bressanelli ha rappresentato l’accusa nel processo a carico di Marco Toffaloni. “Quindi è un passo importante perché questa è la verità processuale che lentamente anche se inesorabilmente si avvicina a quella storica. Di certo – ha aggiunto Bonfigli – se tutti avessero fatto il loro dovere ad agosto del 1974, questo sarebbe stato un caso risolto”.
>Zorzi oggi vive nel Nordovest degli Stati Uniti, nello stato di Washington, dove è titolare di un allevamento di cani dobermann chiamato “Del Littorio”. Nel 1974 aveva 20 anni.
…
Il procuratore: “Noi abbiamo battuto molto sulle trame atlantiche e soprattutto sui depistaggi. L’abbiamo anche detto nelle varie fasi del processo. Insomma – dice – questa era una vicenda nella quale se tutti avessero fatto il loro dovere ad agosto del 1974 poteva essere conclusa”
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Ancora dopo cinquant’anni le dinamiche del periodo dello stragismo in Italia non sono completamente chiare. Emerge però sempre più fortemente una volontà di nascondere la verità da parte dello stesso apparato statale. Uno degli esecutori materiali della strage di piazza della Loggia a Brescia il 28 maggio 1974, in cui furono uccise otto persone, è stato condannato in primo grado dal tribunale di Brescia.
Marco Toffaloni, all’epoca sedicenne e vicino al movimento fascista ordine nuovo, difficilmente sconterà la pena, dato che oltre agli ulteriori gradi di giudizio che precedono una condanna definitiva, la Svizzera, di cui Toffaloni è cittadino da vent’anni, ha già dichiarato di ritenere il reato di strage prescritto. La ricostruzione suggerisce che quella di Toffaloni sia stata una fuga vera e propria con la chiara intenzione di sfuggire alla giustizia. Non si aspettava, probabilmente, che lo stato decidesse di aspettare cinquant’anni per venire a chiedere conto delle sue azioni.
La sentenza conferma un l’esistenza di una strategia della tensione ad opera di organizzazioni fasciste eterodirette da servizi segreti Italiani e statunitensi, secondo un disegno eversivo con il dichiarato obiettivo di evitare una vittoria elettorale dei partiti di sinistra in Italia.
“Questa condanna certifica che tutti sapevano tre giorni prima. Mi lascia attonito che abbiamo dovuto aspettare 50 anni. Quello che emerge è un quadro complessivo in cui le ‘coperture’ erano il dovere assoluto”. Lo ha detto Manlio Milani, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime di piazza della Loggia dopo la sentenza di condanna per Marco Toffaloni.
“È solo il primo passo, naturalmente, perché adesso poi bisogna aspettare gli altri gradi di giudizio, aspettare soprattutto le motivazioni. Comunque, per me, credetemi, la cosa principale, a parte le responsabilità individuali, è che è venuta fuori la verità del contesto”. Lo afferma Silvio Bonfigli, magistrato oggi a capo della procura di Cremona che assieme alla collega Bressanelli ha rappresentato l’accusa nel processo a carico di Marco Toffaloni. “Quindi è un passo importante perché questa è la verità processuale che lentamente anche se inesorabilmente si avvicina a quella storica. Di certo – ha aggiunto Bonfigli – se tutti avessero fatto il loro dovere ad agosto del 1974, questo sarebbe stato un caso risolto”.
>Zorzi oggi vive nel Nordovest degli Stati Uniti, nello stato di Washington, dove è titolare di un allevamento di cani dobermann chiamato “Del Littorio”. Nel 1974 aveva 20 anni.
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Il procuratore: “Noi abbiamo battuto molto sulle trame atlantiche e soprattutto sui depistaggi. L’abbiamo anche detto nelle varie fasi del processo. Insomma – dice – questa era una vicenda nella quale se tutti avessero fatto il loro dovere ad agosto del 1974 poteva essere conclusa”
Assurdo cavolo
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