Per farla brevissima: in barba ai risultati dei primi due quesiti referendari del [2011](https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_in_Italia_del_2011) il DDL che dovrebbe essere votato a Giugno apre la porta alle privatizzazioni dei servizi pubblici ed eventualmente anche delle loro infrastrutture. Agli enti locali che decidono di mantenere la gestione pubblica, oltre a dover motivare la loro scelta, verrà richiesto di sottoporsi a controlli periodici, cosa che invece non verrà applicata ai gestori privati: questo perché, secondo il nuovo DDL, i cittadini hanno tutto da guadagnarci dalla gestione privata, essendo essa (parafrasando) intrinsecamente giusta, equa, e sostenibile. Applicare i controlli anche ai privati evidentemente sarebbe stata un’ingerenza dello stato inammissibile al divino funzionamento della mano invisibile. In tutto ciò però non si vede traccia di dove stia la concorrenza, sebbene sbandierata anche nel nome stesso del DDL, visto che stiamo parlando di monopoli naturali.
Per citare i punti salienti del DDL mi rifarò anch’io all’articolo di Questione Giustizia:
> Dieci anni fa, il 5 agosto 2011, nel pieno della crisi delle borse europee e con lo spread […] giunto a livelli insostenibili, il governatore uscente della BCE, Jean Claude Trichet, e Mario Draghi (che sarebbe succeduto a Trichet di lì a poco), avevano inviato al governo Berlusconi una lettera riservata, dettando una serie di misure economico-finanziarie da assumere urgentemente e che, sebbene non fosse reso esplicito, costituivano la condizione per ottenere il sostegno della BCE stessa, attraverso l’acquisto massiccio di titoli di Stato italiani. Tra le misure “suggerite” era compresa la «piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali» con specifico richiamo alla «fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala».
> La successione temporale è importante: solo due mesi prima, nel giugno 2011, si erano tenuti i referendum, in particolare sui servizi pubblici locali, con i quali gli Italiani avevano espresso la netta contrarietà alla privatizzazione. Approfittando, però, del momento di grave crisi che aveva investito il nostro paese e ignorando l’esito dei referendum, fu proposta la privatizzazione sistematica.
> Nell’esaltazione enfatica della privatizzazione, come ha osservato Attac Italia nel comunicato a firma di Marco Bersani, il testo del DDL giunge a proclamare che l’affidamento al mercato è necessario «per rafforzare la giustizia sociale, la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici, la tutela dell’ambiente e il diritto alla salute dei cittadini» (articolo 1). Non si vede come la gestione privata orientata al profitto, a differenza di quella pubblica, possa migliorare la “giustizia sociale”, tutelare meglio l’ambiente e, addirittura, garantire il diritto alla salute dei cittadini. In effetti, si può dire che tra le virtù salvifiche della privatizzazione sia stata omessa solo la pace nel mondo e poco altro.
> La gestione pubblica di un servizio pubblico è di per sé [ritenuta dal DDL] gravemente sospetta e va severamente controllata. Così, l’ente locale che, malauguratamente, opterà per l’autoproduzione, dovrà passare anche sotto altre forche caudine: dovrà, in particolare, «trasmettere tempestivamente la decisione motivata di utilizzare il modello dell’autoproduzione all’Autorità garante della concorrenza e del mercato» e sarà assoggettato a «sistemi di monitoraggio dei costi ai fini del mantenimento degli equilibri di finanza pubblica e della tutela della concorrenza». Quanto a quest’ultimo aspetto, relativamente al servizio idrico o a quello di raccolta dei rifiuti, parlare di concorrenza è un vero fuor d’opera, perché si tratta di servizi che non possono essere gestiti se non in regime di monopolio: si tratta, cioè, dei più classici esempi di “monopoli naturali”.
> Per contro, rispetto alle gestioni affidate ai privati, non si applica alcuna delle misure di sorveglianza previste per le gestioni pubbliche, nemmeno se si rivelassero del tutto inefficienti e antieconomiche (salvo che l’ente affidante possa procedere alla revoca della concessione): una disparità di trattamento clamorosa e del tutto ingiustificabile data l’identità delle situazioni.
> Con grande disinvoltura il DDL concorrenza pone le premesse per la svendita ai privati delle infrastrutture costituenti il demanio degli enti locali (art. 42 della Costituzione e art. 824 del cod. civ.). In modo volutamente sintetico e criptico, infatti, l’art.6, alla lett. q), introduce la «revisione della disciplina dei regimi di proprietà e di gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni, nonché di cessione dei beni in caso di subentro, anche al fine di assicurare un’adeguata valorizzazione della proprietà pubblica, nonché un’adeguata tutela del gestore uscente».
Personalmente trovo questo DDL preoccupante, visto che sebbene non costringa in maniera coattiva alla privatizzazione, apre le porte ad essa agevolandola a sfavore della gestione pubblica.
Privatizziamo tutto, mi raccomando, non sia mai che qualcuno non ci guadagni a scapito del cittadino.
Sempre più distopia
Dove si protesta?
Sempre nel segno del “privatizzare i profitti e nazionalizzare le perdite” (vedi Alitalia e autostrade).
Il referendum contrario vale solo per il nucleare.
Pensa aver votato per il Partito Democratico, o peggio ancora per il Movimento 5 Stelle o Liberi e Uguali, e trovarti coi parlamentari che hai fatto eleggere a supportare un governo di destra e a votare la privatizzazione dell’acqua.
La politica democratica a base popolare in Italia non esiste più. Io non reputo il populismo antipolitico la soluzione, ma certamente lo capisco.
Non è solo preoccupante, è gravissimo. Come sempre per arrivare a promulgare normative di questo genere, che come abbiamo già visto negli anni portano ad un degrado della qualità dei servizi ed ad un notevole incremento dei costi per i cittadini, serve un periodo in cui si lobotomizzano i cittadini. Quale periodo meglio di questo, prima con il covid ed ora con la guerra, con i cittadini portati a guardare da un’altra parte con la “guerra” a green pass e no vax ed ora alla Russia, e nel frattempo preparare la mazzata finale.
“il governo dei migliori”
Da una parte credo che la gestione privata di certi servizi porti ad un beneficio per i clienti, ma solo se esiste una vera competizione. Altrimenti ci si prende il peggio di entrambi i “sistemi”.
Avevo capito male. Per fortuna!! Scusa
Eccoci ce l’ha fatta alla fine quello schifoso liberista
Non c’è solo l’acqua privatizzata occultamente, pure la sanità sta piano piano passando in mano alle “Coop”, prepariamoci ad un futuro oscuro, dove paghi per non avere nulla.
Magari faranno anche come in altri paesi in cui Vieteranno anche di raccogliere l’acqua piovana, fa parte anche quella del Demanio.
….. ricordate comunque di Spegnere il LED del TV…..
Ora mi beccherò tantissimi downvote:
La rete idrica nazionale perde il 40%.
Non appoggio privatizzazioni scellerate, ma neanche lo status quo.
La soluzione migliore sarebbe una gestione ibrida con prezzi calmierati e obblighi sulla riduzione delle perdite.
Dirò solo una parola: abbanoa.
A chi difende la privatizzazione di servizi essenziali consiglio di rivedersi la gestione lombarda della pandemia
Intervento interessante. Io avrei una domanda: ma si potrebbero fare gli stessi ragionamenti riguardo il mercato dell’energia elettrica? L’elettricità, essendo ormai un servizio essenziale per una paese sviluppato come l’Italia, non dovrebbe anche essa essere pubblica? Non si dovrebbe fare un referendum anche in questo senso? Riconosco che non esistono scorte limitate di energia elettrica, mentre il discorso è diverso per l’acqua. Questa potrebbe sicuramente essere una puntualizzazione rilevante.
Benetton e Ponte Mirandi sono un bell esempio di privatizzazione stile italiano,sono vomitevoli
in casi come questo, il governo scrive direttamente così il ddl perché chi si vuole accaparrare la gestione dell’acqua ha fatto pressione sul giorgetti/draghi di turno?
secondo voi chiedere come minimo gli stessi controlli per il privato farebbe scatenare queste “lobby” (non so nemmeno se sia giusto definire così sta sorta di Big Water) contro il governo? o questi ci credono proprio a sti ragionamenti liberisti?
Dov’è il pubblico nella gestione attuale dell’acqua in Italia? Siamo sicuri che la gestione completamente pubblica sul modello delle realtà in cui questa persiste sia il modello preferibile per tutti e che questa gestione debba essere riportata indietro nel passato?
Ormai sono state sdoganate a livello anche istituzionali delle forme di gestione collaborativa dei servizi locali e comunali attraverso consorzi e unioni di comuni, però non stava scritto da nessuna parte che in passato, dove ci fosse stata la volontà politica, non si potesse perseguire gli stessi obiettivi con strumenti più semplici ma di uguale impatto. Infatti in certe regioni questo fu fatto e si crearono le basi per un aumento dell’efficienza e dello sfruttamento delle economie di scala, mentre in altre zone questo non si fa neanche oggi dove i vantaggi e i divari sono sempre maggiori e più evidenti. Io abito in Emilia-Romagna e ho visto muoversi rapidamente in questa direzione diversi tipi di servizi ed attori pubblici/politici/sociali, e così in altre regioni, mentre altrove si continua a gestire queste cose come feudi personali tramite compravendite di influenze e favori, e corruzione.
Mi fa ridere che alcuni articoli parlino di come “il 7 dicembre del 2020, per la prima volta, l’acqua è stata quotata in borsa a Chicago”. Un’azienda privata ha deciso di costruire un fondo di investimenti basato sui risultati finanziari di 50 aziende che lavorano in ambiti collegati all’acqua; senza questo fondo ovviamente non è che quelle aziende spariscono o diventano pubbliche, né falliscono perché trionfa il potere del pubblico o del socialismo. Gli attivisti e gli italiani lo sanno che diverse aziende multi-utility italiane sono quotate in borsa? Questo non le rende mica per forza private, nella borsa italiana ci sono molte altre aziende con capitale in maggioranza pubblico.
Questo discorso serviva per inquadrare un po’ il contesto e capire la situazione attuale, non per sostenere la legge che è ovviamente una enorme porcata inaccettabile; vorrei però dire che sarebbe molto facile sull’onda emotiva e populista combatterla (anche in sede referendaria forse o con comitati politici specifici) andando a sforare dalla parte opposta e disfando per tutti sistemi che funzionano. Forse manco di immaginazione, ma nel breve termine mi sembra che l’unico modo per riportare investimenti e innovazione nella gestione dell’acqua sia stato quello di permettere l’ingresso di capitali privati, e l’unico controllo più o meno funzionante sia stato quello di non cedere il controllo di maggioranza.
In quale articolo del DDL se ne parla? Perché non riesco a trovare nulla nel testo integrale
u/SMN08, perdona la mia ignoranza ma francamente non capisco quale sia il problema.
Nel nostro Paese le reti idriche sono di proprietà pubblica ed è vietata la loro vendita a soggetti privati, anche se la società acquirente avesse capitale interamente pubblico. La privatizzazione ha sempre riguardato solo ed esclusivamente la GESTIONE e operazione della rete, che non è assultamente un monopolio naturale, e che quindi è meglio se operata secondo i meccanismi concorrenziali; tutto a beneficio del consumatore ammesso non ci siano problemi di corruzione durante gli appalti ovviamente. Questo DDL va solo a modificare le regole relative alla scelta del soggeto che gestisce la rete. Il monopolio naturale è solamente l’infrastruttura, e quella rimane statale. Poi non capisco l’allarmismo, i contratti sulla gestione possono essere tranquillamente revocati, il privato è incentivato a mantenere un servizio migliore rispetto agli altri, se viene monitorato a dovere dallo Stato.
Poi tutta la parte dell’articolo sulla quotazione dell’acqua in borsa di BlackRock mi sembra completamente irrilevante sul tema, si parla di un fondo che investe in azioni di società il cui business è CORRELATO all’acqua, come aziende che producono macchinari per filtarla.
23 comments
Riporto questo articolo sul tema perché è il più sintetico e diretto, ma ci sono articoli anche di [Altreconomia](https://altreconomia.it/il-ddl-concorrenza-e-la-sorte-dei-servizi-pubblici-locali-due-visioni-del-mondo-si-scontrano/) e [Questione Giustizia](https://www.questionegiustizia.it/articolo/il-d-d-l-2021-sulla-concorrenza-una-privatizzazione-annunciata); quest’ultimo è il più completo e dettagliato, e infatti viene menzionano per approfondimenti anche dagli altri due articoli.
Per farla brevissima: in barba ai risultati dei primi due quesiti referendari del [2011](https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_in_Italia_del_2011) il DDL che dovrebbe essere votato a Giugno apre la porta alle privatizzazioni dei servizi pubblici ed eventualmente anche delle loro infrastrutture. Agli enti locali che decidono di mantenere la gestione pubblica, oltre a dover motivare la loro scelta, verrà richiesto di sottoporsi a controlli periodici, cosa che invece non verrà applicata ai gestori privati: questo perché, secondo il nuovo DDL, i cittadini hanno tutto da guadagnarci dalla gestione privata, essendo essa (parafrasando) intrinsecamente giusta, equa, e sostenibile. Applicare i controlli anche ai privati evidentemente sarebbe stata un’ingerenza dello stato inammissibile al divino funzionamento della mano invisibile. In tutto ciò però non si vede traccia di dove stia la concorrenza, sebbene sbandierata anche nel nome stesso del DDL, visto che stiamo parlando di monopoli naturali.
Per citare i punti salienti del DDL mi rifarò anch’io all’articolo di Questione Giustizia:
> Dieci anni fa, il 5 agosto 2011, nel pieno della crisi delle borse europee e con lo spread […] giunto a livelli insostenibili, il governatore uscente della BCE, Jean Claude Trichet, e Mario Draghi (che sarebbe succeduto a Trichet di lì a poco), avevano inviato al governo Berlusconi una lettera riservata, dettando una serie di misure economico-finanziarie da assumere urgentemente e che, sebbene non fosse reso esplicito, costituivano la condizione per ottenere il sostegno della BCE stessa, attraverso l’acquisto massiccio di titoli di Stato italiani. Tra le misure “suggerite” era compresa la «piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali» con specifico richiamo alla «fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala».
> La successione temporale è importante: solo due mesi prima, nel giugno 2011, si erano tenuti i referendum, in particolare sui servizi pubblici locali, con i quali gli Italiani avevano espresso la netta contrarietà alla privatizzazione. Approfittando, però, del momento di grave crisi che aveva investito il nostro paese e ignorando l’esito dei referendum, fu proposta la privatizzazione sistematica.
> Nell’esaltazione enfatica della privatizzazione, come ha osservato Attac Italia nel comunicato a firma di Marco Bersani, il testo del DDL giunge a proclamare che l’affidamento al mercato è necessario «per rafforzare la giustizia sociale, la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici, la tutela dell’ambiente e il diritto alla salute dei cittadini» (articolo 1). Non si vede come la gestione privata orientata al profitto, a differenza di quella pubblica, possa migliorare la “giustizia sociale”, tutelare meglio l’ambiente e, addirittura, garantire il diritto alla salute dei cittadini. In effetti, si può dire che tra le virtù salvifiche della privatizzazione sia stata omessa solo la pace nel mondo e poco altro.
> La gestione pubblica di un servizio pubblico è di per sé [ritenuta dal DDL] gravemente sospetta e va severamente controllata. Così, l’ente locale che, malauguratamente, opterà per l’autoproduzione, dovrà passare anche sotto altre forche caudine: dovrà, in particolare, «trasmettere tempestivamente la decisione motivata di utilizzare il modello dell’autoproduzione all’Autorità garante della concorrenza e del mercato» e sarà assoggettato a «sistemi di monitoraggio dei costi ai fini del mantenimento degli equilibri di finanza pubblica e della tutela della concorrenza». Quanto a quest’ultimo aspetto, relativamente al servizio idrico o a quello di raccolta dei rifiuti, parlare di concorrenza è un vero fuor d’opera, perché si tratta di servizi che non possono essere gestiti se non in regime di monopolio: si tratta, cioè, dei più classici esempi di “monopoli naturali”.
> Per contro, rispetto alle gestioni affidate ai privati, non si applica alcuna delle misure di sorveglianza previste per le gestioni pubbliche, nemmeno se si rivelassero del tutto inefficienti e antieconomiche (salvo che l’ente affidante possa procedere alla revoca della concessione): una disparità di trattamento clamorosa e del tutto ingiustificabile data l’identità delle situazioni.
> Con grande disinvoltura il DDL concorrenza pone le premesse per la svendita ai privati delle infrastrutture costituenti il demanio degli enti locali (art. 42 della Costituzione e art. 824 del cod. civ.). In modo volutamente sintetico e criptico, infatti, l’art.6, alla lett. q), introduce la «revisione della disciplina dei regimi di proprietà e di gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni, nonché di cessione dei beni in caso di subentro, anche al fine di assicurare un’adeguata valorizzazione della proprietà pubblica, nonché un’adeguata tutela del gestore uscente».
Personalmente trovo questo DDL preoccupante, visto che sebbene non costringa in maniera coattiva alla privatizzazione, apre le porte ad essa agevolandola a sfavore della gestione pubblica.
___
Aggiungo il [testo integrale](https://www.governo.it/sites/governo.it/files/77938-10029.pdf) del DDL Concorrenza.
Vergognoso
Privatizziamo tutto, mi raccomando, non sia mai che qualcuno non ci guadagni a scapito del cittadino.
Sempre più distopia
Dove si protesta?
Sempre nel segno del “privatizzare i profitti e nazionalizzare le perdite” (vedi Alitalia e autostrade).
Il referendum contrario vale solo per il nucleare.
Pensa aver votato per il Partito Democratico, o peggio ancora per il Movimento 5 Stelle o Liberi e Uguali, e trovarti coi parlamentari che hai fatto eleggere a supportare un governo di destra e a votare la privatizzazione dell’acqua.
La politica democratica a base popolare in Italia non esiste più. Io non reputo il populismo antipolitico la soluzione, ma certamente lo capisco.
Non è solo preoccupante, è gravissimo. Come sempre per arrivare a promulgare normative di questo genere, che come abbiamo già visto negli anni portano ad un degrado della qualità dei servizi ed ad un notevole incremento dei costi per i cittadini, serve un periodo in cui si lobotomizzano i cittadini. Quale periodo meglio di questo, prima con il covid ed ora con la guerra, con i cittadini portati a guardare da un’altra parte con la “guerra” a green pass e no vax ed ora alla Russia, e nel frattempo preparare la mazzata finale.
“il governo dei migliori”
Da una parte credo che la gestione privata di certi servizi porti ad un beneficio per i clienti, ma solo se esiste una vera competizione. Altrimenti ci si prende il peggio di entrambi i “sistemi”.
Avevo capito male. Per fortuna!! Scusa
Eccoci ce l’ha fatta alla fine quello schifoso liberista
Non c’è solo l’acqua privatizzata occultamente, pure la sanità sta piano piano passando in mano alle “Coop”, prepariamoci ad un futuro oscuro, dove paghi per non avere nulla.
Magari faranno anche come in altri paesi in cui Vieteranno anche di raccogliere l’acqua piovana, fa parte anche quella del Demanio.
….. ricordate comunque di Spegnere il LED del TV…..
Ora mi beccherò tantissimi downvote:
La rete idrica nazionale perde il 40%.
Non appoggio privatizzazioni scellerate, ma neanche lo status quo.
La soluzione migliore sarebbe una gestione ibrida con prezzi calmierati e obblighi sulla riduzione delle perdite.
Dirò solo una parola: abbanoa.
A chi difende la privatizzazione di servizi essenziali consiglio di rivedersi la gestione lombarda della pandemia
Intervento interessante. Io avrei una domanda: ma si potrebbero fare gli stessi ragionamenti riguardo il mercato dell’energia elettrica? L’elettricità, essendo ormai un servizio essenziale per una paese sviluppato come l’Italia, non dovrebbe anche essa essere pubblica? Non si dovrebbe fare un referendum anche in questo senso? Riconosco che non esistono scorte limitate di energia elettrica, mentre il discorso è diverso per l’acqua. Questa potrebbe sicuramente essere una puntualizzazione rilevante.
Benetton e Ponte Mirandi sono un bell esempio di privatizzazione stile italiano,sono vomitevoli
in casi come questo, il governo scrive direttamente così il ddl perché chi si vuole accaparrare la gestione dell’acqua ha fatto pressione sul giorgetti/draghi di turno?
secondo voi chiedere come minimo gli stessi controlli per il privato farebbe scatenare queste “lobby” (non so nemmeno se sia giusto definire così sta sorta di Big Water) contro il governo? o questi ci credono proprio a sti ragionamenti liberisti?
Dov’è il pubblico nella gestione attuale dell’acqua in Italia? Siamo sicuri che la gestione completamente pubblica sul modello delle realtà in cui questa persiste sia il modello preferibile per tutti e che questa gestione debba essere riportata indietro nel passato?
Ormai sono state sdoganate a livello anche istituzionali delle forme di gestione collaborativa dei servizi locali e comunali attraverso consorzi e unioni di comuni, però non stava scritto da nessuna parte che in passato, dove ci fosse stata la volontà politica, non si potesse perseguire gli stessi obiettivi con strumenti più semplici ma di uguale impatto. Infatti in certe regioni questo fu fatto e si crearono le basi per un aumento dell’efficienza e dello sfruttamento delle economie di scala, mentre in altre zone questo non si fa neanche oggi dove i vantaggi e i divari sono sempre maggiori e più evidenti. Io abito in Emilia-Romagna e ho visto muoversi rapidamente in questa direzione diversi tipi di servizi ed attori pubblici/politici/sociali, e così in altre regioni, mentre altrove si continua a gestire queste cose come feudi personali tramite compravendite di influenze e favori, e corruzione.
Mi fa ridere che alcuni articoli parlino di come “il 7 dicembre del 2020, per la prima volta, l’acqua è stata quotata in borsa a Chicago”. Un’azienda privata ha deciso di costruire un fondo di investimenti basato sui risultati finanziari di 50 aziende che lavorano in ambiti collegati all’acqua; senza questo fondo ovviamente non è che quelle aziende spariscono o diventano pubbliche, né falliscono perché trionfa il potere del pubblico o del socialismo. Gli attivisti e gli italiani lo sanno che diverse aziende multi-utility italiane sono quotate in borsa? Questo non le rende mica per forza private, nella borsa italiana ci sono molte altre aziende con capitale in maggioranza pubblico.
Questo discorso serviva per inquadrare un po’ il contesto e capire la situazione attuale, non per sostenere la legge che è ovviamente una enorme porcata inaccettabile; vorrei però dire che sarebbe molto facile sull’onda emotiva e populista combatterla (anche in sede referendaria forse o con comitati politici specifici) andando a sforare dalla parte opposta e disfando per tutti sistemi che funzionano. Forse manco di immaginazione, ma nel breve termine mi sembra che l’unico modo per riportare investimenti e innovazione nella gestione dell’acqua sia stato quello di permettere l’ingresso di capitali privati, e l’unico controllo più o meno funzionante sia stato quello di non cedere il controllo di maggioranza.
In quale articolo del DDL se ne parla? Perché non riesco a trovare nulla nel testo integrale
u/SMN08, perdona la mia ignoranza ma francamente non capisco quale sia il problema.
Nel nostro Paese le reti idriche sono di proprietà pubblica ed è vietata la loro vendita a soggetti privati, anche se la società acquirente avesse capitale interamente pubblico. La privatizzazione ha sempre riguardato solo ed esclusivamente la GESTIONE e operazione della rete, che non è assultamente un monopolio naturale, e che quindi è meglio se operata secondo i meccanismi concorrenziali; tutto a beneficio del consumatore ammesso non ci siano problemi di corruzione durante gli appalti ovviamente. Questo DDL va solo a modificare le regole relative alla scelta del soggeto che gestisce la rete. Il monopolio naturale è solamente l’infrastruttura, e quella rimane statale. Poi non capisco l’allarmismo, i contratti sulla gestione possono essere tranquillamente revocati, il privato è incentivato a mantenere un servizio migliore rispetto agli altri, se viene monitorato a dovere dallo Stato.
Poi tutta la parte dell’articolo sulla quotazione dell’acqua in borsa di BlackRock mi sembra completamente irrilevante sul tema, si parla di un fondo che investe in azioni di società il cui business è CORRELATO all’acqua, come aziende che producono macchinari per filtarla.