
Raga, sono infermiere in un pronto soccorso e ormai ogni turno è un episodio di Black Mirror girato a Cinecittà. Gente che arriva barcollando, occhi lucidi manco fosse l’ultima scena di un film strappalacrime, e poi con voce rotta dal dolore (spoiler: spesso finto) mi dicono: “Ho bisogno solo di un po’ di Dolantina.” Non “un controllo”, non “una diagnosi”, no. Solo la punturina magica. Il premio fedeltà del sistema sanitario. La cosa più bizzarra è che uno di loro mi ha chiesto se poteva portarsi via la medicazione per farsela da solo a casa. Il tipo si era comprato questo kit apposta, allucinante.
Ogni giorno vedo gli stessi volti. Non scherzo. Li riconosco. Ci salutiamo quasi con affetto. Alcuni fanno pure battute tipo “sono tornato!” come se fossimo in una sitcom tragica. Uno mi ha detto: “Dai fratello, lo sappiamo tutti e due perché sono qui. Non facciamo finta.” Ma fratello de che? Io sto cercando di salvare un settantenne con un infarto e tu stai facendo il remake di Trainspotting versione ospedale pubblico.
Il punto è che li capisco. Davvero. Sono vittime di un sistema che li ha scartati come carta del kebab alle 4 di mattina. Nessuno li ascolta, nessuno li cura, e quindi vengono da noi, cercando conforto in una fiala di Dolantina. È triste. Ma è anche esasperante. Perché mentre loro recitano la parte del dolore cronico e dimenticato, io ho 12 pazienti reali in attesa e due codici gialli che potrebbero diventare rossi da un momento all’altro.
Il pronto soccorso non è una farmacia. Non è uno spazio sicuro. È l’ultima trincea prima del caos. E ogni volta che qualcuno lo usa come rifugio per la sua dipendenza, per quanto disperata, ci fa affondare tutti un po’ di più.
by PerroInternista
11 comments
Non potete avvisare gli assistenti sociali o le forze dell’ordine? Magari la sola presenza potrebbe scoraggiare questi che vi disturbano mentre salvate vite.
Pensi che gli gli spazi dedicati alle dipendenze che stanno sperimentando altrove potrebbero aiutare? Non sono distributori, ma avrebbero un posto dove farsi in sicurezza. In questo caso mi sa che è il problema sia proprio il prodotto, che non è reperibile al di fuori degli ospedali…?
è qua che servirebbe un sistema stile Svizzero: per le cose “piccole” tipo questa paghi tu, per i guai grossi o terapie ricorrenti paga lo stato (tecnicamente l’assicurazione ma se non puoi permettertela te la paga lo stato è al contrario che nei film americani non possono rifiutarsi di fartela e deve coprire tutto sopra una certa cifra)
perché invece di lamentarti con i pazienti non ti lamenti con i medici di base e la loro irreperibilità ?
la storia del ‘fratello’ mi fa sospettare che comunque altrove o in altre occasioni gli venga dato ciò che chiedono, insomma temo che hai i tuoi stessi colleghi a remarti contro
Ma più che altro, il senso di rantare qui con il titolo alla 2a persona plurale? Dubito che tra i redditors di r/Italy ci siano i tossici che visitano il tuo pronto soccorso.
Ok scusa non vengo più, non è una farmacia ho capito
Magari andrebbe detto che questo e’ frutto della gestione salviniana (ma mica solo lui eh, e’ sempre stato cosi’) delle droghe e delle dipendenze.
Finche’ si continuera’ a fare guerra alle droghe, invece di gestire un problema sociale complesso, sara’ sempre cosi’.
Che poi alla fine anche le dipendenze/droghe legali sono gestite alla cazzo di cane, perche’ alcolismo e ludopatia sono rampanti, ma siccome sono tassate allora vengono addirittura incoraggiate dal sistema.
Ti stimo, non mollare
ecco a cosa servono le nostre tasse
Qualche hanno fa dovetti andare al PS per dei forti dolori al ventre e reni, l’attesa di due o tre ore si trasformò in una di oltre cinque per via di “pazienti” abitudinali annoiati a casa che cercano qualcuno con cui fare una chiaccherata; parlo di anziani dato che in attesa prima di me quattro non avevano niente e lo staff ha cercato di far capire loro, con le buone, di non tornare a meno che non avessero sintomi seri.
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