Era abbastanza facile prevederlo ma qualcosa sta succedendo in modo significativo. Si parte da San Francisco a notare come il sostegno economico al pride non sia più centrale per alcune aziende. Succede anche da noi in Italia. Diversi sponsor storici del Milano Pride stanno rivedendo la propria partecipazione per l’edizione 2025. UniCredit ha deciso di non sponsorizzare l’evento ma parteciperà con il suo network interno. Anche Amazon ridimensiona la sua presenza: niente carro né show, solo una delegazione di dipendenti, pur ribadendo il proprio impegno verso l’inclusione. Al contrario, Bending Spoons rafforza la partecipazione con sponsor ufficiale, carro, attività interne e slogan dedicato. L’Oréal Italia conferma invece un supporto attivo e visibile, con due carri, eventi legati ai suoi brand e un open bus itinerante, integrando il Pride nella propria strategia di inclusione e diversità.
Forse è ora di riportare l’evento alle origini, che al Pride negli ultimi anni si son visti cani e porci.
Qualcuno è sorpreso? Un fenomeno nato da gente comune è cresciuto fino ad attirare le attenzioni del capitalismo che ci si è buttato a capofitto.
Ora l’effetto novità/moda sta scemando e i rubinetti vengono chiusi, meglio così perché ormai era una pagliacciata vedere aziende petrolifere con la propic arcobaleno sui social.
Come se servisse ulteriore prova del fatto che fosse tutto marketing poi, solo gli invasati e gli idioti hanno potuto pensare che alla mega-corp di turno fregasse qualcosa.
Godo, sarebbe anche ora di rigettare il capitalismo arcobaleno e tornare alle radici.
Edit: tanto per chiarezza che non si sa mai, per radici intendo mattoni sugli sbirri (e non solo loro). Vai reddit, bannami per incitazione alla violenza.
> Ora l’effetto novità/moda sta scemando
Non è l’effetto novità o moda, è colpa delle politiche di Trump, vedi cancellazione di qualsiasi parola inerente all’inclusione perfino sulle ricerche scientifiche o la rimozione della foto dell’’ enola gay dal pentagono perché c’è scritto “gay”.
Senza contare, cosa più importante, il ritiro di tutte le maggiori aziende dai piani DEI.
Meta ha perfino rimosso il tema arcobaleno dalla messaggistica di Facebook (in usa)
Solo quelli delle comunità lgbt e queer credevano seriamente che quei soggetti appoggiassero seriamente quelle posizioni: era semplice pr gratis per avere un aumento di consumatori lmao
Delulu af
mai capito perché si facevano sponsorizzare dalle aziende.
Sarebbe come scendere in piazza con Nestlè per i tutelare i diritti dei lavoratori lol.
Era prevedibile dopo la marcia indietro di tanti brand negli usa. Ora tutte le big tech sono dei lacché di Trump e mi chiedo se quest’anno la delegazione google parteciperà al pride o l’azienda vieterà di utilizzare il proprio logo.
Comunque sono mosse di marketing e l’importanza del pride non deve dipendere da queste multinazionali.
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Era abbastanza facile prevederlo ma qualcosa sta succedendo in modo significativo. Si parte da San Francisco a notare come il sostegno economico al pride non sia più centrale per alcune aziende. Succede anche da noi in Italia. Diversi sponsor storici del Milano Pride stanno rivedendo la propria partecipazione per l’edizione 2025. UniCredit ha deciso di non sponsorizzare l’evento ma parteciperà con il suo network interno. Anche Amazon ridimensiona la sua presenza: niente carro né show, solo una delegazione di dipendenti, pur ribadendo il proprio impegno verso l’inclusione. Al contrario, Bending Spoons rafforza la partecipazione con sponsor ufficiale, carro, attività interne e slogan dedicato. L’Oréal Italia conferma invece un supporto attivo e visibile, con due carri, eventi legati ai suoi brand e un open bus itinerante, integrando il Pride nella propria strategia di inclusione e diversità.
Forse è ora di riportare l’evento alle origini, che al Pride negli ultimi anni si son visti cani e porci.
Qualcuno è sorpreso? Un fenomeno nato da gente comune è cresciuto fino ad attirare le attenzioni del capitalismo che ci si è buttato a capofitto.
Ora l’effetto novità/moda sta scemando e i rubinetti vengono chiusi, meglio così perché ormai era una pagliacciata vedere aziende petrolifere con la propic arcobaleno sui social.
Come se servisse ulteriore prova del fatto che fosse tutto marketing poi, solo gli invasati e gli idioti hanno potuto pensare che alla mega-corp di turno fregasse qualcosa.
Godo, sarebbe anche ora di rigettare il capitalismo arcobaleno e tornare alle radici.
Edit: tanto per chiarezza che non si sa mai, per radici intendo mattoni sugli sbirri (e non solo loro). Vai reddit, bannami per incitazione alla violenza.
> Ora l’effetto novità/moda sta scemando
Non è l’effetto novità o moda, è colpa delle politiche di Trump, vedi cancellazione di qualsiasi parola inerente all’inclusione perfino sulle ricerche scientifiche o la rimozione della foto dell’’ enola gay dal pentagono perché c’è scritto “gay”.
Senza contare, cosa più importante, il ritiro di tutte le maggiori aziende dai piani DEI.
Meta ha perfino rimosso il tema arcobaleno dalla messaggistica di Facebook (in usa)
Solo quelli delle comunità lgbt e queer credevano seriamente che quei soggetti appoggiassero seriamente quelle posizioni: era semplice pr gratis per avere un aumento di consumatori lmao
Delulu af
mai capito perché si facevano sponsorizzare dalle aziende.
Sarebbe come scendere in piazza con Nestlè per i tutelare i diritti dei lavoratori lol.
Era prevedibile dopo la marcia indietro di tanti brand negli usa. Ora tutte le big tech sono dei lacché di Trump e mi chiedo se quest’anno la delegazione google parteciperà al pride o l’azienda vieterà di utilizzare il proprio logo.
Comunque sono mosse di marketing e l’importanza del pride non deve dipendere da queste multinazionali.
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