https://www.ilpost.it/2025/05/12/sciopero-ricercatori-universita/

Ieri gran parte dei ricercatori italiani ha scoperto contro la nuova riforma del pre-ruolo (tutte quelle posizioni a tempo determinato prima di diventare professore) voluta da questo governo. Il problema come sempre è legato agli scarsi fondi alla ricerca ed è aggravato dal fatto che durante il PNRR sono stati assunti migliaia di precari che verranno sbattuti fuori al più presto possibile. Al momento la riforma è parzialmente sospesa, però probabilmente ritornerà sotto altra forma in futuro

by Apprehensive_Cod8575

10 comments
  1. ah, ecco perché ieri non sono riuscito a trovare niente! /s

  2. Come sempre, negli scioperi la gente ci ficca dentro roba che non c’entra un cazzo. Leggevo che tra i motivi dello sciopero c’era protestare contro l’aumento delle spese militari, come se fosse quello il motivo per cui la ricerca italiana è sotto finanziata e non perché siamo un Paese in cui la cultura scientifica è trattata come la merda per partito preso e dobbiamo pagare le pensioni dei boomer retributivi.

  3. avevo sentito qualcosa ma non ho fatto nessuna ricerca online per essere solidale con la causa

  4. Io sono un ricercatore e ne io, ne il mio laboratorio, ne sapeva niente.

  5. Il problema di uno sciopero del genere è che impatta solo chi lo fa: i ricercatori hanno obblighi di ricerca e didattica.

    Ricerca vuol dire mantenere un certo livello di pubblicazioni, fare peer review, preparare talk per conferenze e seminari. Quello che non è stato fatto ieri dovrà essere recuperato in futuro.

    Idem per la didattica, le lezioni non fatte ieri saranno recuperate in futuro.

    Come dimostrano anche i commenti a questo post, al pubblico non frega niente, al governo nemmeno, e l’unico disagio causato è stato a chi ha scioperato, che dovrà recuperare quello che non è stato fatto ieri, per giunta perdendo una giornata di stipendio.

    Onestamente non so qual è l’alternativa, ma lo sciopero di un giorno come strumento di contrattazione non funziona per i ricercatori.

  6. Anche se la gente lo avesse saputo, dispiace dirlo ma uno sciopero dei ricercatori si inizia a sentire, forse, dopo sei mesi di sciopero

    Confrontalo con uno sciopero degli autotrasportatori che si sente subito, con la gente che non trova il cibo nei supermercati. Questo per capire quali sono le possibilità che il governo venga incontro alle richieste dello sciopero di ieri

  7. DA ex ricercatore pubblico, non mi fanno pena. Da persona che ancora ha molti agganci dentro, non mi fanno pena.

    Sapete perché il nuovo contratto non viene applicato? perché non vogliono. Fanno qualunque tipo di furberia pur di farsi dare l’assegno di ricerca che non è tassato e portarsi a casa il massimo dello stipendio per poi lamentarsi che non hanno i contributi. Quando vanno in trasferta lo fanno in disprezzo di tutte le regole, hanno tutti dei modi che usano per ruscire a guadagnare dalla trasferta.

  8. Sono ricercatore e non ho scioperato perché avrei danneggiato solo me stesso senza intaccare la deficienza dei ministri o ministeri.

    Edit: Che poi, sempre da ricercatore, ne ho strapieni i coglioni di sentire colleghi parlare di “*muh la ricerca è precariah! BAstaH al precariatoH*”. Santo dio, la ricerca è fatta di contratti di postdoc OVUNQUE nel mondo. OVUNQUE. Pagati meglio, certo; con contratti migliori, certo. Ma in Germania, Francia, US, Giappone, Australia, UK, Olanda, etc, ci sono i professori ordinari (pochissimi), ci sono i professori associati (pochi), ci sono gli assistant professor (con o senza tenure, quindi a scadenza o professori in divenire), ci sono i postdoc (molti di più) e ci sono i dottorandi (ancora di più). In praticamente nessun paese al mondo esiste il “postdoc stabilizzato”.

    Preferirei si pagasse uno stipendio doppio (i.e. in linea con le medie europee) e mantenere flessibilità che avere la stabilizzazione ad indeterminato con stipendi di merda che la maggior parte dei perdigiorno rappresentanti dei ricercatori va cercando. Perché, chiariamoci, la maggior parte dei ricercatori universitari italiani vogliono l’indeterminato per poter -finalmente- non fare un cazzo e diventare dipendenti pubblici privi di valutazione, controllo, licenziamento, e per arrivare a questa condizione prioritizzano la stabilizzazione agli aumenti salariali. Perché l’innovazione è faticosa, lo studio continuo è faticoso, la competizione ad alto livello è faticosa.

    Edit2: giusto per chiarire: la ricerca universitaria deve essere qualcosa di ESTREMAMENTE sperimentale ed esplorativa. Deve essere la frontiera. Se ha margini di mercato, deve essere messa sul mercato, ma **fuori dall’università**. Il grosso problema che vedo, almeno per le STEM, è che le università e gli stati stanno perdendo la competizione con le aziende, che hanno più capitali, più flessibilità e processi decisionali più snelli. I low-hanging fruits ottenibili tramite la ricerca accademica sono stati ottenuti, e ora per avanzare servono più capitali, più organizzazione e più flessibilità, e gli stati non hanno capacità di pianificazione così a medio-lungo termine. Non è un caso che la maggior parte delle grosse scoperte recenti STEM siano spesso aziendali.

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