
Trent’anni della Saga degli Androidi & Cell di Dragon Ball, ovvero come James Cameron e la fantascienza anni 80 americana hanno influenzato un classico della cultura manga

Trent’anni della Saga degli Androidi & Cell di Dragon Ball, ovvero come James Cameron e la fantascienza anni 80 americana hanno influenzato un classico della cultura manga
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Viene difficile chiedersi come si possa evolvere un prodotto dopo un picco artistico molto alto (ovviamente parlo della saga di Namek), della lunga storia che riguarda la creatura di Toriyama ci sono sempre state svolte che hanno rielaborato i concetti dietro al suo sviluppo iniziale. La saga degli Androidi e Cell risulta probabilmente la parte più cupa e apocalittica di tutto Dragon Ball (ma anche piena di clichè che sminuiscono quanto introdotto nelle saghe precedenti). Non serve essere attenti appassionati di una determinata cultura cinematografica, per vedere più di una linea che fa da collegamento tra il Terminator di James Cameron e questo nuovo arco narrativo sviluppato da Toriyama. Il costante peso dell’imminente svolta negativa degli eventi si presenta per tutta la narrazione fino all’epico finale in cui viene passata la torcia da padre in figlio. Ma vi è anche un bellissimo aspetto che chiude un cerchio iniziato con i primi numeri del manga, le sfere del drago vengono eliminate come principale meccanismo narrativo e questo accade con il simbolico ricongiungimento di Kami con Piccolo, in una delle scene più simboliche di tutto il manga.
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Con questo ultimo pensiero/articolo vi lascio alla vostra Primavera/Estate, augurandovi il meglio come sempre. Ci rivediamo a Settembre!
Era forse il momento perfetto per chiuderne la narrazione.
C18 dove seiiii?!
La mia saga preferita, tutto sommato. Ne ho sempre ammirato l’intensità, le situazioni e le sottotrame personali e familiari trattate con più pathos, più incisive e pregnanti.
Ha anche delle splash page tra le più belle del fumetto