Come da titolo, mi chiedevo se l’esistenza di una Camera alta (Senato) avesse ancora senso nella nostra repubblica, o se fosse solo un retaggio di tempi andati, specialmente in seguito alla recente riforma per [equiparare la base elettorale delle due camere](https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2021/10/19/mattarella-promulga-legge-per-voto-ai-diciottenni-per-senato-_19c5655d-3fb1-4e59-a4d0-9565bfc94065.html).

Purtroppo nel 2016, quando ci fu il referendum costituzionale a riguardo, e quindi un’occasione per discuterne, il dibattito politico divenne presto un “Renzi sì / Renzi no”, complice anche lo smisurato ego di quest’ultimo, che prontamente rese il referendum un plebiscito sul suo governo (“Se vince il No, smetto di fare politica”).

Ci fu anche un tentativo precedente a riguardo, nel 2006, con un referendum indetto dal governo Berlusconi, ma affrontava molti più temi (federalismo, aumento sostanziale dei poteri del Primo Ministro, modifiche alla magistratura, ecc…) e quindi a parer mio esula un po’ dal discorso.

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Posto che l’assetto bicamerale non è presente solo nel nostro Paese, è però vero che all’estero la camera alta assume spesso funzioni diverse dalla bassa.

Un chiaro esempio sono le federazioni come Germania, Svizzera, Austria, Russia o Stati Uniti d’America, in cui la camera bassa rappresenta direttamente i cittadini, mentre la camera alta rappresenta gli Stati federati.

Vengono anche in mente i moderni Regno Unito e Repubblica d’Irlanda, o i defunti regni d’Italia, Austria e via dicendo, in cui le camere alte erano delle assemblee di membri eletti dal Re come contrappeso alla borghesia (es. Senato del Regno d’Italia) o che siedono lì per diritto ereditario, elezione del Primo Ministro o altri metodi eterogenei (es. Camera dei Lord nel Regno Unito o Senato in Irlanda), e che in tempi moderni hanno perso molto del loro potere, andato in favore delle camere basse elette.

Vengono poi in mente casi più peculiari, come la Spagna, che ha una camera alta mista di membri eletti e rappresentanti delle regioni autonome, oppure il Sud Africa dell’apartheid che aveva tre camere divise su linee razziali, il Granducato di Finlandia sotto dominio russo che aveva quattro camere indipendenti per nobiltà, clero, borghesia e popolo, e via dicendo…, gli esempi si sprecano.

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Il bicameralismo perfetto è stato inserito nella nostra Costituzione un po’ come retaggio del bicameralismo regio, ma soprattutto per fornire una duplice difesa a possibili derive autoritarie, istituendo un’assemblea eletta da una base elettorale più matura.

Ora non solo la base è diventata la stessa, ma già negli ultimi decenni (da almeno i tardi anni ’80) il progressivo invecchiamento della popolazione e calo della natalità ha reso la percentuale di votanti “over-18 ma under-25” politicamente irrilevante.

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Ha quindi ancora senso questo bicameralismo perfetto?
Preferirste un totale superamento del sistema bicamerale, come avvenuto nei Paesi scandinavi, in Portogallo, Grecia e altre nazioni?
Oppure avrebbe più senso un bicameralismo imperfetto, con un Senato che abbia compiti più specifici e limitati?

9 comments
  1. Personalmente non mi dispiace il bicameralismo perfetto, anche a fronte del tempo che ci si possa impiegare per fare tutt’e due i passaggi (o più, nel caso di modifiche a una proposta di legge già approvata dall’altra camera).

    Per me, l’unica cosa che andrebbe cambiata è la calendarizzazione dei disegni di legge.

    È quello il problema. Il punto sta tutto là. Non è colpa del bicameralismo perfetto se molte leggi importanti impiegano anni a divenire tali, o se certi disegni di legge annegano o finiscono nel dimenticatoio. *È perché non vengono calendarizzati.* Prendi il [disegno di legge costituzionale sul referendum propositivo](https://www.reddit.com/r/italy/comments/lqlpea/come_funzioner%C3%A0_il_referendum_propositivo_il/), su cui feci anche un post mesi fa. Che fine ha fatto? Sparito nel nulla. È colpa del bicameralismo perfetto? No, colpa del fatto che le camere possono sempre, in qualsiasi momento, autonomamente decidere che «non è sufficientemente importante», e abbandonarlo a sé stesso. Il 90% delle proposte di legge cui noi, come opinione pubblica, ci affezioniamo fanno questa fine, e la farebbero indipendentemente dal fatto che ci siano più camere o no.

    Hai presente quel sentimento di inutilità quando senti che dovresti studiare per un esame, ma non lo fai mai e rimandi sempre? E poi all’ultimo giorno ti rendi conto che tutto sarebbe stato più facile se solo avessi iniziato anche con ***mezza pagina*** un mese prima, pure se quella mezza pagina, di per sé e presa da sola, sarebbe stata la cosa meno importante della tua routine?

    Ecco, il metodo attuale di calendarizzazione dei disegni di legge al Parlamento istituzionalizza questo circolo vizioso. E anche con una sola camera, questo non cambierebbe.

  2. Il bicameralismo paritario, almeno per i sistemi parlamentari, è rimasto solo in Italia. C’era fino al 1946 in Francia e fino al 1993 in Belgio. È importante distingue tra repubbliche parlamentari e repubbliche presidenziali, in queste ultime infatti il capo del governo è eletto a parte ed è indipendente dal parlamento, quindi che le due camere abbiano lo stesso potere o poteri differenziati cambia relativamente poco.

    Malgrado esista anche all’estero la possibilità di far cadere un governo attraverso un “veto”, o piuttosto una mancata approvazione, da parte della Camera alta, ad esempio in Giappone e in Australia, nei fatti sono casi rarissimi o assenti; a influire sulla politica del primo ministro è solo la Camera bassa, fuori dall’Italia.

  3. Il bicameralismo “alla Renzi” era una porcheria indicibile. Solo a pensarci mi viene l’ulcera

  4. Personalmente caldeggerei una soluzione di tipo monocamerale all’interno di un semipresidenzialismo modello francese.

    Il bicameralismo ha sicuramente una sua logica, ma rende le cose molto più complicate, specie in combinazione con un sistema per cui l’esecutivo dipende dal parlamento.

    È da qui che nascono i tipici governi made in Italy: maggioranze risicate in senato, pronte a cadere al primo malumore, esecutivi che campano un anno o poco più.

  5. Credo che il corso parlamentare avuto dal ddl Zan metta bene in luce le argomentazioni a sostegno e contro il superamento del bicameralismo perfetto.

    Ciò detto, io personalmente sono favorevole al bicameralismo perfetto.

  6. *Preciso, vado un po’ oltre il quesito dell’autore, e a tratti sono una pentola di fagioli *

    Siamo in un contesto temporale politicamente ed economicamente complicatissimo, oggi interrogarsi sul bicameralismo oppure su altri concetti come presidenzialismo o repubblica parlamentare significa secondo me guardare al dito e non alla luna.

    La lunghezza dell’aspettativa di vita, l’innesorabile tragedia climatica, l’incipit di un colonialismo spaziale, una sempre più evidente guida delle masse attraverso battaglie studiate a tavolino da multinazionali rende secondo me gli attuali governi, e le rispettive forme di esercitazione del potere assolutamente arcaiche.

    Dovremo andare verso nuove forme, bisogna accettare che la democrazia dal post guerra è stata una lenta ma costante ricerca di allargare la platea dei voti tramite promesse di stupidaggini irrealizzabili.
    Dovremo accettare che ai cittadini spiegare l’economia (oltre a stato sociale o liberale), ma anche molti altri argomenti non è possibile, e non si può nemmeno semplificare ad un grado accettabile per cui non vale la pena farne propaganda a riguardo.
    Dovremo accettare, e quindi pensare ad soluzioni politiche per l’automazione che in 10/15 anni cancellerà del 90% posti di lavoro a relativamente basso valore aggiunto, e se il contadino dalla zappa al cacciavite poteva convertirsi, adesso una una cassiera o autista di 40 anni dovranno imparare programmazione.

  7. Allora, prima di tutto, vorrei tirare in mezzo u/listello perchè su questi temi mi ha sempre dato begli spunti e vorrei sapere la sua.
    Detto ció, diró la mia sulle basi delle mie solite fonti: “Principles of Comparative politics” by Clark, Golder and Golder; “Italian Democracy. How it Works” by Gianfranco Pasquino (in piú sto giro anche un articolo di George Tsbelis sul referendum di Renzi).
    Il bicameralismo perfetto ha un senso? Sí, l’unico senso è il rivedere le leggi e correggerle (storicamente anche per limitare la deriva autoritaria).
    Ora, il bicameralismo perfetto rallenta le leggi? (È quindi causa dell’immoblismo italiano?) No, la colpa non è del bicameralismo ma dei partiti che, non avendo cultura, politica non si riescono a decidere e mettere d’accordo. (I dati sulle leggi corroborano la teoria di Pasquino)
    Quindi lo dovremmo togliere? Sí, perchè? Perchè è un veto player inutile (in scienza politica il bicameralismo italiano viene considerato bicameralismo inutile) ed è deleterio per la rappresentanza del Paese, dato che le leggi elettorali sono diverse per le due Camere.
    Vorrei anche rispondere al fatto che ogni Stato ha le sue peculiarità, ha il suo sistema politico e quindi ogni Stato è un eccezione sotto questo aspetto (no, nemmeno se si prendono due Paesi con la stessa forma di governo, dato che leggi elettorali e sistema partitico e politico sono diversi). Superare il bicameralismo perfetto richiede un dibattito ampio, complesso e profondo.
    Ultimo sassolino, la Riforma di Renzi comportava gravi storture del sistema che la gente non aveva compreso (colpa della personalizzazione, come giustamente detto). Dava molto potere a pezzi di istituzioni non elette dai cittadini (magistratura per esempio). Non basta il superamento del bicameralismo per l’immobilismo.

  8. Il vero problema italiano non è il bicameralismo ma la facilità con cui cadono gli esecutivi. Per evitarla basterebbero poche modifiche costituzionali, come aumentare il poteri del presidente del consiglio ( dandogli ad esempio il potere di licenziare i ministri) rispetto al governo e obbligare chi vuole fare cadere un esecutivo a proporre subito un’alternativa di governo valida.

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